Migrazioni e Migrant

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La storia delle emigrazioni è la storia della umanità. Qui vogliamo soffermarci sulle vicende migratorie, che hanno caratterizzato, in particolare, l’Italia, per secoli, con implicazioni umane, sociali, politiche, economiche.

Mario Di Nubila

Giova ricordare che le prime rilevazioni statistiche delle emigrazioni italiane risalgono al 1876, e consentono di entrare nella fase, individuata come la Grande Emigrazione, la più rilevante della storia del nostro Paese, che va tra gli anni ottanta dell’800 e la prima guerra mondiale, con l’ascesa del fascismo. Periodo in cui la emigrazione divenne un fenomeno di massa al punto che tra il 1871 ed il 1914 sono state stimate 14 milioni di partenze dall’Italia.

Vengono sottolineate, nel periodo, fra tanti altri aspetti, le caratteristiche dei mestieri e delle nuove figure di migranti, ognuna legata ad un determinato mestiere: tessitori di Como, segantini del Veronese, i suonatori d’arpa di Viggiano, ma soprattutto categorie di persone “con fame e coraggio di tutte le province e di tutte le professioni, ed anche molti affamati senza professioni”.

Negli ultimi decenni del XIX secolo si registra una impennata delle partenze. I dati statistici evidenziano un progressivo aumento: dai 100.000 circa l’anno nel triennio 1876-1878 a 160/170.000 nel triennio 1883-1885 fino a toccare 290.00 nel 1888 per arrivare all’inizio del XX secolo a 535.000 circa e a 873.000 nel 1913. I riferimenti sono rilevati dalle richieste di passaporti per l’estero, che non corrispondono alle partenze effettive. Per destinazioni, si possono evidenziare quelle per l’Europa (Francia – Germania – Impero Austro-Ungarico, Svizzera) e per il continente americano (Stati Uniti – Argentina – Brasile), con preferenza di quelle transoceaniche dall’Italia Meridionale).

Il successivo movimento migratorio, individuato come ”Emigrazione Europea”, è tra la fine della seconda Guerra Mondiale (1945) e gli anni 70 del XX secolo. Tra la il 1861 ed il 1986 hanno lasciato il Paese, senza farvi ritorno, 18.725.000 Italiani. I loro discendenti, individuati come “oriundi italiani”, che godono di doppia cittadinanza, ammontano ad un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni. Una terza fase emigratoria, cominciata all’inizio del XXI secolo, conosciuta come “Nuova Emigrazione” è determinata dalle difficoltà causate dalla recessione per effetto della crisi economica iniziata nel 2007.

Fase, che ha interessato essenzialmente i giovani, spesso laureati, e qualificata come “fuga di cervelli”. Rilevante il numero, che evidenzia l’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE),che è passato dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2017, con un incremento pari al 60,1%. Come ignorare le condizioni di viaggio e di approdo dei nostri emigranti, soprattutto della “Grande Emigrazione”!  Efficacemente e malinconicamente suggestiva la descrizione che ne fa E. De Amicis,che effettuò la traversata atlantica da Genova a Buenos Aires a bordo del piroscafo Nord America nel 1884 tra 1600 passeggeri emigranti. 

”….si udivanoi lamenti e proteste, poi le famiglie venivano separate: gli uomini da una parte, le donne ed i ragazzi erano condotti ai loro dormitori. Era una pietà vedere quelle donne scendere stentatamente per le scale ripide e avanzare a tentoni per quei dormitori vasti e bassi, tra quelle innumerevoli cuccette disposte a piani come i palchi delle bigattiere, le une, affamate, domandar conto d’un involto smarrito a un marinaio, che non le capiva, le altre buttarsi a sedere dove si fosse, spossate, e come sbalordite, venire a caso ;…..le grida furiose dell’ufficio passaporti e si vide accorrere gente….era un contadino con la moglie e quattro figliuoli, che il medico aveva riconosciuti affetti di pellagra….. e così, ancora per soggetti affetti da scabbia”

L’ ordine era: respingimento e ritorno in Italia| Commozione, pianti, disperazione. “Molti, che andavano in Argentina non per altro che per la mietitura, ossia per metter da parte trecento lire in tre mesi, navigando quaranta giorni.” ”Il porto di Ellis Island, che ha accolto più di 12 milioni di aspiranti cittadini statunitensi dal 1852 al 1954, anno della sua chiusura, resta il simbolo memoriale dell’approdo forzato di tanti emigranti, accolti e respinti con rimpatri forzati per ragioni sanitari, motivi politici, per test negativo dell’analfabetismo. Come contrappunto a sofferenze, violenze, discriminazioni, fame, umiliazioni, respingimenti verso l’Italia, appare quasi surreale il “ristoro” delle rimesse degli immigrati verso la madrepatria.

Le rimesse rappresentarono “l’arma invisibile” dell’economia italiana, facilitarono lo sviluppo industriale dell’età giolittiana, tra il 1896 e il 1912; le riserve auree dello Stato italiano si triplicarono, grazie, soprattutto alle rimesse degli emigrati. Di grande significato emblematico del legame al loro Paese degli emigrati il loro contributo, attraverso una loro ampia sottoscrizione, alla costruzione del Vittoriano (1885-1935) e che a fianco alla tomba al Milite Ignoto è ricordato con una targa “Gli Italiani all’estero alla Madre Patria”.

Sul piano sociale è rilevante il profondo cambiamento nei rapporti di genere: con la predominanza della emigrazione maschile le donne rimaste a casa divennero le protagoniste della economia familiare e le comunità locali assunsero aspetti nuovi anche nei rapporti con le istituzioni pubbliche.

Tanti, di certo, gli aspetti sociali, politici ed umani, che sarebbe interessare approfondire, ma gli “spazi” disponibili ora non lo consentono. Ma non possiamo non fare memoria, consapevole, senza che questa acquisti carattere meramente commemorativo, di quei secoli di grandi, drammatici movimenti dal nostro Paese e relazionarli, anche, agli attuali periodi di cronache migratorie, tristi, verso l’Italia e l’Europa e riportarci a situazioni vissute dalle generazioni passate.  

Commenti

  1. enustrini ha detto:

    Articolo che spinge (almeno, si spera) alla riflessione su cosa vuol dire , veramente , emigrare.
    Pensare agli oriundi italiani che superano, per numero, la nostra popolazione e che sono la vera nostra testimonianza nel mondo; agli oltre 18 milioni di italiani che hanno lasciato il nostro Paese senza farne ritorno; alla fuga delle giovani menti, con aumenti del 60%, fino a toccare i cinque milioni nel 2017; non si riesce a comprendere come l’Italia si allarmi, fino a farne tragedia, di fronte alle poche migliaia di flussi attuali
    Colpa del senso di paura e di insicurezza percepiti, suscitati da vere situazioni allarmanti, provocati da imperdonabili errori, da pressapochismo, da malafede e da totale mancanza di seria organizzazione del fenomeno migratorio e di strategia umana della accoglienza.
    e.n..

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