Politica autentica, per il Bene Comune, avanti tutta.

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

don Camillo Perrone

E’opinione non poco diffusa che la politica sia un luogo di necessario pericolo morale, qualcosa da cui ben guardarsi. Noi non condividiamo tale opinione e senza cadere in un “eccessivo clericalismo” o pietismo paternalistico diciamo che la politica è la più alta forma di carità, un severo e duro servizio che si assume.
A questo proposito, ricordiamo quello che il grande Paolo VI scrisse nella Octogesima adveniens:

“La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri…essa si sforza di dare soluzioni ai rapporti tra gli uomini” per cui i cristiani “si sforzeranno di raggiungere una coerenza tra le loro opzioni e l’evangelo e di dare, pur in mezzo a un legittimo pluralismo, una testimonianza personale e collettiva agli uomini”.

Ora le accuse di arrivismo, di idolatria del potere, di egoismo e di corruzione che non infrequentemente vengono rivolte agli uomini del governo, del parlamento, della classe dominante, del partito politico; come pure il ritenere che la politica sia una cosa abominevole, non giustificano minimamente né lo scetticismo né l’assenteismo dei cittadini per la cosa pubblica e soprattutto non autorizzano a denigrare la politica medesima.
Oltre 70 anni fa i fondatori storici della Repubblica dicevano che fare politica era una vocazione. Altri grandi uomini sempre del mondo della politica, vissuti tra il fascismo e il socialismo, le guerre, le ingiustizie, le campagne devastate, l’eccidio degli ebrei e i doppi giochi, quando ancora si credeva che la politica fosse molto lontana dai drammi che viviamo oggi, hanno ricavato un’altra definizione semplice ma radicale e autenticamente popolare e l’hanno chiamata “democrazia”. Secondo quegli uomini fare politica era mettersi al servizio di coloro che li avevano votati. Questa parola è girata in fretta ed è diventata molto popolare. L’hanno amata i grandi, i piccoli, i giusti e i falsi, i persecutori e i perseguitati.
Anche il nostro Papa sta tentando di usarla per riportarla all’autenticità con la quale era partita, perché è una parola che può attraversare indistintamente l’intero mondo dei partiti e delle Costituzioni male interpretate.
Sembra troppo elementare, quasi banale, il binomio che questo Papa sta fortemente intendendo: o potere o servizio. L’impegno all’azione sociale e politica dei cattolici si radica nella fede e viene svolto al servizio del Paese. Si può asserire che la politica è vocazione ed esige umiltà. Però chi governa, spesso, perde il senso della parola democrazia.
Allora la vera politica è quella che, con decisione, parte dai più deboli per assicurare il nutrimento della giustizia a tutti. Affinché ciò possa realizzarsi è necessario camminare compatti verso il bene comune, privilegiando i più svantaggiati.
Nell’esercizio del potere politico è fondamentale lo spirito di servizio, che solo, unitamente alla necessaria competenza ed efficienza, può rendere trasparente o pulita l’attività degli uomini politici, come del resto la gente giustamente esige. Ciò sollecita la lotta aperta e il deciso superamento di alcune tentazioni, quali il ricorso alla slealtà e alla menzogna, lo sperpero del denaro pubblico per il tornaconto di alcuni pochi e con intenti clientelari, l’uso di mezzi equivoci o illeciti per conquistare, mantenere e aumentare ad ogni costo il potere.


Nello stesso tempo i fedeli laici devono testimoniare quei valori umani ed evangelici che sono intimamente connessi con l’attività politica stessa, come la libertà e la giustizia, la solidarietà, la dedizione fedele e disinteressata al bene di tutti, lo stile semplice di vita, l’amore preferenziale per i poveri e gli ultimi; ascoltare e dialogare per condividere le sollecitazioni di tutti e pensare insieme le linee concrete di uno sviluppo possibile e duraturo che permetta a tutti di guardare al futuro con fiducia.
Pensare insieme e collaborare fattivamente per promuovere il bene comune che si concreta nell’insieme di quelle condizioni della vita sociale, con le quali gli uomini, le famiglie, le associazioni possono ottenere il conseguimento più pieno della propria perfezione.
Intanto l’errore più grave di molti politici, imprenditori e altri è stato quello di aver ritenuto l’etica un optional. La giustizia ordinaria non può essere scambiata con la Giustizia e un’aula di tribunale non è la stessa cosa di una coscienza.
Questa mentalità ha forse aperto la strada che conduce alla corruzione, la quale in ogni campo è stata ed è soprattutto ora un vero bubbone della vita sociale, senza l’estirpazione della quale è veramente difficile rinnovare i settori della vita comunitaria e costruire un più equo tessuto sociale. E’ da addursi l’assioma latino: “amicus Plato sed magis amica veritas”.
Priva di morale la politica è morta. Così a suo tempo e a esempio Tangentopoli è stata una terribile prova del nove, perché gli stessi meccanismi di una politica fatta solo di espedienti, di giri e di raggiri, alla fine è andata a infrangersi da sola contro se stessa.
La politica non può smettere di fare politica, derubricando il proprio impegno nella ricerca di affari. E’ a questo punto che scattano i meccanismi di quella difesa naturale che esiste in ogni organismo. Un’intera classe dirigente ha ritenuto che, come tante altre cose, nel setaccio della vita e della routine di tutti i giorni, potesse passare anche questo.
Una miope e tragica illusione, poiché è di gran lunga più probabile che sia il setaccio della giustizia ad offrire la generosità di qualche buco, mentre sul piano dell’etica implacabile è la resa dei conti.
L’insegnamento è allora, più generale: i riferimenti morali non sono la teoria delle vicende umane, non fanno parte di un bagaglio occasionale da portare dietro solo in circostanze occasionali. La morale è pratica di vita, è una inevitabile ruota della storia. E di ogni storia.
Serve allora, cari politici, emendarsi, lasciare la “selva selvaggia” della seduzione del potere, degli egoismi e imboccare la “diritta via smarrita” della legalità. E mentre pur oggi la corruzione scandisce i suoi ritmi vorticosi e implacabili, la nostra Diocesi di Tursi-Lagonegro invia messaggi di fraterna operosità e speranza.
Allora apriamo l’Agenda Pastorale 2018/2019 di detta Diocesi, agenda che ha questo titolo:
Le persone, cuore della pastorale”. Trattasi di “continuare e intensificare l’opera di educazione alla fede, alla speranza e alla carità, seguendo le indicazioni contenute nella mia Lettera pastorale” “Al fine di edificare il Corpo di Cristo” (Ef 4,12), studiandola con maggiore profondità e applicandola con più incidente fedeltà; la seconda, crescere in consapevolezza ecclesiale e favorire una più concreta corresponsabilità pastorale – secondo la vocazione, il carisma e il ministero di ciascuno – approfondendo il fondamento teologico e antropologico dell’identità personale” (S.E.Mons.Vincenzo Orofino – Vescovo).

Mons. Orofino Vincenzo

In conclusione, la vera politica, come la vera pastorale, è quella che, con decisione, parte dai più deboli per assicurare il nutrimento della giustizia a tutti.
Affinchè ciò possa realizzarsi è necessario camminare compatti verso il bene comune.
Infatti la difesa di interessi di parte crea, per sua natura, una forma di dissidio cronico in tutte le amministrazioni, causando ritardi non facilmente misurabili al progresso autentico delle nostre città e paesi.
Questo fenomeno disorienta i cittadini, crea il distacco dei giovani dalla politica e non può chiamarsi democrazia.
La vera democrazia, invece, si costruisce sul rispetto verso la diversità delle opinioni, ma ha come fondamento l’essere concordi sullo scopo da raggiungere: realizzare il bene comune privilegiando i più svantaggiati.

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi