Piantiamo la Speranza

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Sul clima mondiale non c’è più tempo da perdere se vogliamo evitare conseguenze catastrofiche per noi e per il nostro pianeta.

Scuola Avviamento – Archivio fotografico Nicola Vitola

È quanto afferma un nuovo rapporto del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), al termine di una lunga serie di riunioni e incontri a Incheon, Corea del Sud, in vista della prossima conferenza sul clima che sarà organizzata a dicembre in Polonia.

Questo Gruppo indica una sorta di percorso a tappe forzate per evitare il superamento della soglia del surriscaldamento del pianeta in 5 cose da fare:

  1. Ridurre le emissioni globali di anidride carbonica;
  2. Produrre l’85% dell’energia elettrica da fonte rinnovabile entro il 2050;
  3. Portare il consumo di carbone a zero il prima possibile;
  4. Allocare almeno sette milioni di chilometri quadrai alle coltivazioni per i bio-carburante;
  5. Raggiungere l’equilibrio ed essere quindi a emissioni zero entro il 2050.

Sulle cose da fare elencate sopra devono intervenire i governi delle nazioni con delle misure “macro”.

Noi cittadini, a partire dai piccoli centri, e a finire alle città cosa possiamo fare? “noi piantiamo gli alberi e gli alberi piantano noi, poiché apparteniamo gli uni agli altri e dobbiamo esistere insieme” diceva il grande artista e leader dei Verdi tedeschi Joseph Beuys, che della piantumazione fece la sua difesa artistica della natura e dell’uomo.

Oggi piantare gli alberi è una necessità, perché contribuiscono al raffrescamento del clima delle metropoli, alla rimozione degli inquinanti e persino al benessere sociale della cittadinanza.

La bellezza di una pianta interagisce con l’animo umano: noi francavillesi le troviamo nella villa comunale e nella nostra montagna.

Ricordo ancora, e penso che altri della mia età avanzata ricordino le sensazioni che si provavano e la bellezza del Viale della Rimembranza quando frequentavamo la Scuola di Avviamento nel fabbricato dei fratelli Vitola. Era un Viale di platani che ricordavano i caduti della prima guerra mondiale fatto impiantare alla fine degli anni venti del secolo scorso in ossequio alla circolare del Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione Dario Lupi giacché l’obiettivo era quello di fare del Parco della Rimembranza il luogo sacro dedicato alla celebrazione della Nazione, un monumento alla memoria di chi per essa aveva combattuto fino alla morte.

Festa degli Alberi – Archivio fotografico Nicola Vitola

Questa iniziativa fu accolta con grande partecipazione proprio perchè attraverso gli alberi che sono cose vive si rinnovava il ricordo dei propri cari. Dopo che è stato distrutto per far spazio a qualche casa in più, come è stato ricordato nell’incontro con l’Associazione la Forgia del Sinni in occasione del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, si potrebbe ripiantare in un altro luogo proprio per ripristinare quel monumento sacro alla memoriaIn maniera simbolica si potrebbe già intervenire in occasione del centenario della fine della guerra e della vittoria, il prossimo 4 novembre.

Francavilla Scuole elementari – Archivio fotografico Nicola Vitola

In occasione dell’inaugurazione dell’edificio delle scuole elementari nel 1959, dove attualmente sorgono il “capannone delle bocce” e la pista con i gradoni, una guardia forestale, tale Modesto Gravano, impiantò una pineta.

Dopo qualche anno le piantine erano già grandicelle; ma per l’incuria e il lassismo ebbe la meglio l’azione devastatrice dei vandali provocando l’abbattimento della recinzione e degli alberelli. Quel terreno divenne un campetto per i giochi e successivamente vi furono costruiti un campo di basket e un altro di pallavolo.

Come sarebbe stato bello oggi godere di una pineta in mezzo alla villa!!!

In prossimità della riva del fiume Sinni e di tutti i torrenti che vi confluiscono, prima che venissero costruiti gli argini in cemento, c’erano le famose “ndrapanate”, argini di piante e rami intrecciati. Pioppi, salici, vinchi e altre piante occupavano le sponde creando un ecosistema unico: uccelli acquatici e migratori, anguille, rane ect. ect. . Si potrebbe riprendere tale pratica e nel terreno di recupero, tra i fiumi Frida e Sinni si potrebbe impiantare un pioppeto, come hanno fatto alcuni privati, creando lavoro e ricchezza per una cooperativa sociale.

Ma per queste cose ci vuole molto impegno e coinvolgimento e quindi il successo non è assicurato. Un vecchio detto dice: se ognuno pulisse davanti al suo uscio di casa, la città sarebbe pulita. Quindi se piantassimo alberi in ogni comune, l’ambiente sarebbe più sano.

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