Operatori di Unità e Comunione fraterna

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

La Chiesa prima di tutto è una realtà, un fatto concreto e tangibile il cui significato non si svela che alla Fede: chi non possiede la Fede non è nella condizione di capire la Chiesa.
La Fede ci fa capire che

don Camillo Perrone

“il mistero della Chiesa non è semplicemente oggetto di conoscenza teologica, deve essere un fatto vissuto, in cui, prima ancora di una chiara nozione l’anima fedele può avere quasi connaturata esperienza” (Ecclesiam suam 16).
“All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte”. (Francesco, Evangeli gaudium, 3.7).

Il Cristianesimo, in sé, non è una concezione della realtà, non è un codice di precetti. Non è neppure uno slancio di solidarietà umana, né una proposta di fraternità sociale.
E’ un avvenimento che si compendia in una persona salvatrice.
Ed è per mezzo della Chiesa che l’opera salvifica di Cristo trova il suo compimento mediante la riunione in essa di tutta l’umanità.
La storia volge verso l’ “unum sint” e la tensione unitaria è chiamata alla comunione ma il fondamento dell’essere cristiano, operatore di unità, è dotazione soprannaturale, gratuita, dono, grazia; rigenerazione e rinascita, partecipazione della natura divina, porta d’accesso alla vita cristiana, e, in conseguenza ultima escatologica, alla vita eterna.
Essere nella Chiesa, essere per la Chiesa significa essere nella comunione: essere congiunti a Cristo che è mediatore fra tutti gli uomini presso la storia e presso il Padre.
In Cristo siamo operatori di unità, cioè di comunione. Con l’incarnazione, Cristo ha assunto la dimensione spazio-temporale della natura umana: ha dato un significato nuovo del tempo, l’ha reso partecipe dell’eternità come ha reso partecipe l’eternità del tempo e quindi ha concluso per sempre la dialettica tempo-eternità.
E’ in questa e su questa dimensione che tutta la realtà fluisce: l’unità tra umano e divino è una realtà ed un divenire, un dato esistito e da esistere, un compiuto e un da compiersi, è l’affermarsi di una nuova creatura in cui il carattere sarà analogo a quello della Chiesa, della sua unità, santità, apostolicità.
E’ da questa Chiesa, da questa continua sorgente di Amore, che ci doniamo all’uomo e all’umanità perché dalla Chiesa-una si faccia l’umanità-una.
E’ assai necessaria l’unità così come urge il recupero del dono della comunione che fa circolare l’amore nel contesto della reciprocità, della solidarietà, disponibilità e dialogo.
La comunione provoca i fedeli cristiani a testimoniare in modo credibile il messaggio della fraternità nei vari ambienti, nella famiglia e nella scuola, nel lavoro e nella vita sociale.
Purtroppo viviamo in una società complessa e disgregata, segnata da una grave situazione di conflitto. Il conflitto ha le sue profonde radici nel cuore dell’uomo e si sviluppa nelle drammatiche tensioni della vita familiare, negli antagonismi ideologici, nelle sperequazioni economiche, nelle polarizzazioni politiche. In tale contesto il valore della fraternità umana non può rimanere chiuso nell’ambito ecclesiale ma dovrà animare la coscienza collettiva e flettersi nelle diverse aree della vita civile in una cultura imperniata sulla scelta radicale del rispetto e dell’amore per l’uomo, per ogni uomo.
Sarà questo ethos civile a ispirare l’impegno per la giustizia, la strategia per la trasformazione delle strutture ingiuste, il superamento degli squilibri, degli egoismi, delle discriminazioni, la misura nella lotta, il cammino della pace.

Emerge così l’esigenza che questo ethos animi soprattutto la funzione politica con i suoi compiti normativi e amministrativi, perché questa sia gestita come servizio alla comunità e sappia disimpegnarsi dagli interessi particolari ed egoistici, per considerare la propria responsabilità nei riguardi del bene di tutti.
E c’è l’invito ai politici di “non mettersi al centro” dell’attenzione, ma “stare in periferia per poter vedere meglio i problemi delle persone e, in una unica parola, il bene comune”.
E mentre l’uomo ha abolito praticamente le distanze spaziali, tra i cuori si sono scavate distanze abissali, che producono solitudine, anonimato, estraneità. Di conseguenza, non ci si accorge di chi soffre, perché a un grande progresso tecnico e scientifico corrisponde una spaventosa carenza in fatto di autentici rapporti umani.
In questo aspetto agghiacciante di disumanizzazione della nostra civiltà si inserisce l’attualità della misericordia, che vuol dire prendersi a cuore la miseria, essere complice del dolore dei fratelli. Allora siamo chiamati nella solidarietà ad adoperarci per salvare i fratelli. Ognuno di noi si deve sentire chiamato per una missione particolare da compiere nel drammatico mondo delle disparità, del travaglio quotidiano, della sofferenza, in maniera da essere costruttori di amicizia, di accoglienza, di dialogo, di conforto, di assistenza, di accompagnamento. Presenza assidua – soprattutto per i parroci – in ogni famiglia.
E’ necessaria una conversione pastorale per ridare alla società di Basilicata il Vangelo della carità, sulla scia di Papa Francesco. Orbene la pastorale non può essere un “stare ad aspettare”. Deve essere un “andare” in tutta la forza e l’ampiezza del termine.
Cristo non ha mandato un banditore per avvisare: “A Nazaret c’è il Salvatore: chi vuole farsi salvare si presenti dall’ora terza all’ora sesta e dall’ora nona al tramonto del sole”. Cristo è andato di città in città, di villaggio in villaggio. E qui il discorso scivola sulla missione della Chiesa che è quella di condurre gli uomini alla salvezza eterna in un costante muoversi e andare.

Mons. Orofino Vincenzo

La Chiesa con la sua azione apostolica purifica, salva e trasfigura il mondo: lo fa annunciando la Parola del Vangelo e celebrando i Sacramenti; ma lo fa anche promuovendo i valori autentici nei loro molteplici aspetti e disponendoli ad essere elevati alla dignità trascendente. Ecco allora l’urgenza di una “Chiesa in uscita”, che va incontro alle periferie essenziali. Bisogna andare, un fatto quindi dinamico non statico. Cristo ci ha comandato di “andare”, non di farci delle residenze dove stare ad attendere che ci vengano a cercare. Afferma S.E.Mons.Vincenzo Orofino: “Tutte le nostre attività pastorali devono tendere a sostenere il cammino ecclesiale e spirituale di ognuno di noi e delle persone che il Signore ci dona di incontrare. Servire la fede delle persone è il motivo adeguato della missione della Chiesa … Formazione e missione sono compiti fondamentali e costanti nella vita della Chiesa. Lo sono anche per la nostra Comunità diocesana. Siamo tutti chiamati a metterci in una permanente condizione di formazione, ma nello stesso tempo anche di missione: possiamo comunicare agli altri solo ciò che rende lieto e sicuro il nostro cuore, con la consapevolezza che la fede si rafforza donandola”.
Pertanto ogni prete oggi, ricco di virtù umane e sacerdotali, dovrà vivere in mezzo al popolo, a suo servizio a tempo pieno, ben consapevole che egli deve essere sempre segno di unità e principio di comunione fraterna. L’uomo dagli amplissimi orizzonti, dal cuore senza confini, dall’intramontabile ottimismo, dall’instancabile azione caritativa a favore di tutti gli uomini.

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi