Bisogna dire basta agli Odi fratricidi

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Il mondo d’oggi corre il rischio di portare l’umanità a una storia senza amore e senza speranza. Più volte la Chiesa ha denunziato questo rischio, indicando i mali e i guasti della cosiddetta civiltà tecnologica che ha scommesso tutto nel progresso scientifico ed economico.
L’umanità ha senz’altro bisogno di progresso, giustizia, liberazione, sicurezza, pace e rispetto dei suoi diritti, ma fondamentalmente ha bisogno di darsi un cuore.
L’amore è l’atto più rivoluzionario della storia, che realmente la scuote e la fa progredire lungo la direttrice del rinnovamento umano-sociale. E’ l’amore che muove l’agire salvifico di Dio: “Dio ha tanto amato il mondo, da sacrificare il suo figlio unigenito…perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui” (Gv.3, 16-17).

Don_Camillo_Perrone

L’amore rompe le categorie di giudizio, i modelli di valutazione correnti: “Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano” (Mt.5, 44). E questo amore, ha detto K. Fromm “è l’unica soluzione valida al problema dell’esistenza umana: allora qualunque società che escluda lo sviluppo dell’amore deve, a lungo andare, perire per le proprie contraddizioni con le fondamentali necessità della natura umana”.
Senza Dio, senza l’amor di Dio, la società sarebbe come il mondo senza il sole: tenebre e rovine. Tutto ciò che in essa rimane di onestà, di buona fede, di giustizia lo deve al Cristianesimo che ha per base appunto il codice divino e il Vangelo.
Papa Francesco, nell’indicare le vie per il cammino della Chiesa evangelizzante nei prossimi anni, richiede a tutti un unico stile: una dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri. Uno stile che sa farsi nuovo ordine economico, impegno sociale coraggioso, cultura evangelica senza sconti, ma che, con cuore di madre, assicura calore domestico alla ricerca di giustizia.
In tale contesto si situa la Scuola di Cristianesimo ben curata da S. E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, scuola per tutti con questo obbiettivo: le persone cuore della pastorale, percorsi di autoconsapevolezza e corresponsabilità ecclesiale.
Il Cristianesimo non consiste in alcuni atti religiosi da compiere; il Cristianesimo è “accogliere Cristo”; conoscere la nostra vita nei suoi valori, che sono radicati nell’amore di Dio che ci ha creati e ci ha redenti mediante l’Incarnazione, l’opera della Redenzione di Cristo.
Il Cristianesimo è comprendere la storia quale è nel piano di Dio; un progresso non solo economico e tecnico, ma tale che aiuta gli uomini ad essere quali Dio li vuole.
Come promuovere una tale storia? Accogliendo Cristo con fede viva, si devono accogliere i suoi ideali, che sono il Regno del Padre e, tra gli uomini, la carità.
La carità ha una validità perenne per il cristiano perché è indissolubile dalla sua fede. Se credo in Dio che è amore allora la vita di Dio mi sarà comunicata e dovrà esprimersi in me come amore. Praticamente urge assumere le problematiche sociali per inculturare la fede incentrata in Cristo Salvatore.
Soltanto in Lui e a partire da Lui possiamo capire pienamente l’uomo, il mondo; possiamo orientarci a salvezza; possiamo trovare libertà, giustizia, senso e pienezza di vita.
Gesù Cristo, servo per amore, è il vero restauratore sociale. Darsi, questo è politica.
E Cristo ha fatto politica nell’accezione più eccellente della parola. E’ necessario, quindi, cercare sempre di capire il ruolo e i valori fondamentali dell’impegno a servizio del popolo. Con tali principi – ben recepiti e assimilati – è possibile dilatare il cuore alle dimensioni del mondo, prodigarsi per tanti indigenti in un aiuto fraterno e solidale.
Appunto il 18 novembre ricorre la giornata mondiale in favore degli indigenti voluta dal Papa. I dati rivelano che in Italia ci sono 300mila persone in più rispetto al 2016 che vivono di stenti. C’è un esercito di poveri in attesa (oltre 5 milioni, in continua crescita) che non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un’allarmante cronicizzazione.
Servono mense, dormitori, assistenza ai più deboli, ma ancor più una vicinanza che ridia autonomia e dignità. In Italia, nel Paese reale la gente fa, letteralmente la fame. Non ha più soldi per acquistare il cibo. Per sopravvivere deve arrangiarsi come può, soprattutto se ci sono bambini da crescere.

Mons. Orofino Vincenzo

In casa lucana, in Basilicata si trova il più grande giacimento di oro nero d’Europa. Ma anche il maggior numero di indigenti d’Italia.
L’Italia è un Paese in vistosa sofferenza, messa a dura prova – aggiuntiva, caso mai ce ne fosse bisogno – anche da catastrofi naturali, come il prolungato terremoto, le alluvioni, le bufere di neve. Un Paese che si confronta con un’emergenza che dura da anni e per la quale si usano solo pannicelli caldi, quando ci sarebbe bisogno di cure ben più radicali, di salassi di mentalità viste le condizioni. E invece no!
Il maltempo dei giorni scorsi, che ha causato immensi danni, distruzioni varie e tanti morti in alcune regioni d’Italia ecco cosa ci suggerisce. Gravi sono in Italia i guasti in campo ecologico.
Lo sfruttamento delle risorse e la mancanza di ogni interesse per la natura hanno portato l’ambiente a un alto livello di inquinamento, all’effetto serra, alle piogge acide, al modificarsi del ritmo naturale delle stagioni, alla diminuzione delle aree coltivabili, al dissesto idrogeologico del territorio. Urge cambiare il rapporto con la natura cercando di rimediare ai disastri ecologici di ieri e di oggi, di evitare nuove ingiurie all’attuale ecosistema. Ecco le istanze: garantire la difesa del suolo e una rigorosa tutela dei corsi d’acqua delle coste, la corretta gestione e tutela delle aree naturali protette, la prevenzione del rischio sismico, geologico e idrogeologico, debellare la piaga dell’abusivismo edilizio e cura dell’ambiente.
Si sa che in Italia nessuno ha mai colpa quando succede qualcosa. C’è sempre qualcun altro su cui scaricare e, spesso, si chiama in causa il solito Destino. O la Sfortuna. O l’Avversità. Nessuno che si assuma la responsabilità di dire che si è sbagliato, che è mancata la prevenzione, che non si è fatto ciò che da tempo si attende e che viene promesso ad ogni nuovo evento catastrofico. Usciti dall’emergenza più acuta, tutto è accuratamente riposto nel cassetto delle pratiche che possono attendere… E’ vero che la malasorte è cieca e le catastrofi accadono ovunque, ma altrove c’è l’efficienza che in Italia resta sempre un progetto. Mettiamoci bene in mente che non ci può essere soluzione alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva.
Non è il tempo delle polemiche irresponsabili. I toni populistici, il gioco delle esternazioni da stadio alla fine non giovano a nessuno. Se si grida, se si fa la voce grossa magari si soddisfa la pancia dei possibili elettori, il fuggevole gradimento potrà anche salire, ma le sorti del Paese non ne ricavano nulla di buono.
In conclusione, educare alla vita buona del Vangelo oggi le nostre comunità parrocchiali, religiose, diocesane, significa riscoprire l’amore solido, progettuale, fatto di sacrifici, di rinunce, di donazione senza misura. Sì all’amore benefico, no agli odi fratricidi.
Aveva ragione Martin Luther King: “O vivere insieme come fratelli, o perire insieme come sciocchi!”.

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