Quando non si votava. – I podestà di Francavilla sul Sinni

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In questi giorni nella nostra Regione, la Basilicata, è  in atto un vivace e approfondito dibattito su quando i cittadini lucani verranno chiamati alle urne per eleggere il Presidente della Giunta Regionale e il Consiglio Regionale il cui mandato scade in questo mese. Per la legge vigente si potrebbe votare entro il 20 gennaio 2019. In Basilicata non abbiamo mai votato in pieno inverno, perché  nei numerosi comuni montani c’è  la possibilità  di restare bloccati per le copiose  nevicate (infatti ogni anno tanti comuni chiudono le scuole e altre attività).

Quindi al di là di ogni calcolo politico, bisogna tener conto della necessità di far esercitare il proprio diritto di voto a tutti i cittadini liberamente e in condizioni normali. Pertanto, secondo me, la data più indicata è  quella del 26 maggio 2019 insieme alle elezioni del Parlamento Europeo. Con una fava due piccioni. In un altro periodo storico cioè durante il fascismo, non si votava  proprio. Infatti, volendo in questa rubrica ricordare ai giovani i Podestà che si sono succeduti nel nostro Comune, debbo necessariamente dire che il Podestà fu, in Italia durante il ventennio fascista l’organo monocratico a capo del Governo di un Comune, che era nominato dal governo tramite un Regio Decreto.

Pierri Michele

Gli organi Democratici dei Comuni furono soppressi e tutte le funzioni svolte in precedenza dal Sindaco, dalla Giunta comunale e dal Consiglio comunale furono trasferite al Podestà che rimaneva in carica  cinque anni con possibilità di rimozione o di riconferma da parte del prefetto. Quindi, con le due leggi fascistissime (legge 4  febbraio 1926 e RD 3 settembre1929 n. 1910) i cittadini italiani furono privati del diritto al voto di cui avevano goduto fino al 1926 per i Comuni.

Il primo Podestà del paese fu Pierri Michele, proprietario terriero, originario di Tramutola che aveva sposato una sorella del sacerdote  don Nicola Messuti, notabili del paese che erano in dissidio con altri notabili come capitava in tutti i piccoli paesi del Sud. Ricoprì l’incarico dal 1926 al 1929 perché morì improvvisamente. In precedenza, dal  1923 al 1926, ricoprì  la carica di Sindaco eletto democraticamente.

Dr. Giuseppe Nicola Viceconte

Il nostro cultore di storia locale dott. Giuseppe Nicola Viceconte in un suo scritto riporta:

“uomini onesti e miti proposti da mio padre (ndr Dottor Luigi Viceconte, Magistrato), che ricoprirono nel giro degli anni con dignità ed umana comprensione le cariche fasciste di Podestà e Segretario politico furono i seguenti gentiluomini: Luigi Ferrara, medico, Pietro Mele, commerciante, Nicola Ciminelli, insegnante e Di Nubila Prospero, commerciante.

 

Pietro Mele

Pietro Mele ricoprì la carica di Podestà dal 1929 al 1943. Da una testimonianza scritta possiamo sapere che, come suo padre Biagio, anch’egli era commerciante e piccolo proprietario di terreni. Occupava la carica senza incutere paura; agiva e si comportava con discrezione non essendo un uomo di parte, un vero fascista. Svolgeva  i suoi compiti istituzionali, presenziava alle funzioni religiose e pubbliche (erano tutte collegate) per esaltare il Duce. I maligni dell’epoca a bassa voce dicevano: “Pietro Mele è il Podestà delle famiglie che contano. Fa ciò a loro comodo”.

Dopo la sua morte improvvisa in campagna, il Comm. Giuseppe Nicola Viceconte lo sostituì come commissario prefettizio dal 1943. Con la Repubblica poi fu eletto sindaco nel 1948.

Comm. Avv. Giuseppe Nicola Viceconte

Carlo Levi quando fu confinato ad Aliano nel 1935 ebbe a che fare con un Podestà di altra natura.

“Porta gli stivaloni, un paio di brache a quadretti da cavallerizzo, una giacchetta corta, e giocherellava con un frustino. E’ il professore Magalone Luigi: ma non è  professore. E’ il maestro delle scuole elementari di Galiano; ma il suo compito principale è  quello di sorvegliare  i confinati del paese… il più giovane e più fascista della provincia di Matera… il Podestà, maestro di scuola, era in quel momento nell’esercizio delle sue funzioni di insegnante. -Bella giornata, dottore!- mi gridò dal suo arengo, quando mi vide comparire sulla piazza. Di lassù, con le sue bacchette in mano, egli si sentiva  veramente il padrone del paese, un padrone affabile, popolare e giusto; e nulla poteva sfuggire alla sua vista”.

P.S. 

Quando morì il Podesta’ Michele Pierri, nonno del dottor Carlo Pierri, il cordoglio e la partecipazione al lutto furono enormi a tal punto che il pavimento dell’abitazione non resse il troppo carico. La bara aperta precipitò nel magazzino con i presenti. I soccorritori, al posto del defunto, riposero nella bara un tale Di Giorgio, contadino, che momentaneamente  era svenuto e tutto ricoperto di polvere di calcinacci. Il feretro fu trasferito nella chiesetta di San Giuseppe e durante il tragitto, con lo stupore di tutti, il malcapitato saltò da esso.
Gli anziani che ricordano l’episodio lo raccontano per farsi in compagnia una bella risata.

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