Il mondo oggi al tempo dei Social

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Social network come Facebook, Instagram, Twitter ed altre applicazioni del web sono ormai diventati luoghi di socializzazione in un mondo, quelle delle comunicazioni sociali, dove lo slogan è “essere sempre connessi”.
La rivoluzione digitale ci sta coinvolgendo tutti. Benedetto XVI ha affermato:

“L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiane di molte persone, specialmente dei più giovani”.

Guardando all’esperienza della Chiesa, già Benedetto XVI aveva sottolineato a suo tempo come i nuovi media offrano prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate.
Così Papa Francesco, quando riconosce che i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri, a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana.
I social costituiscono, dunque, un’opportunità anche per la missione della Chiesa: ne è esempio significativo la scommessa del Papa e della Santa Sede sui principali social, attraverso account Twitter e Instagram che annoverano milioni di follower.
Papa Francesco invia i suo i messaggi giornalmente soprattutto su Twitter, dall’account: “@Pontifex_it”, che da qualche tempo sono divenuti un aggiornato genere di trasmissione di pensiero, adatti bene al modo di fare e di essere di questo Pontefice, autentico e privo di retorica. La profonda comprensione del messaggio evangelico e delle vicende umane si fondono in una soluzione comunicativa che in poche parole racchiude potenti e grandi messaggi.
I nuovi media ci aiutano a farci sentire più prossimi gli uni gli altri. I social infatti comportano non solo un nuovo modo di comunicare, ma di pensare, di essere e di incontrarsi. La socialità che talvolta si andava rarefacendo perché sempre più individualisti e chiusi nel nostro privato si recupera attraverso le connessioni telematiche che ci mettono in contatto con tante persone in tante parti del globo. In questo modo l’individualismo finisce per diventare interconnesso.
In questa realtà e in questa epoca segnata dai social si colloca il secondo focus sui giovani promosso dalla diocesi di Tursi-Lagonegro, tenutosi il 25 novembre a Francavilla in Sinni sul tema “Giovani e mondo digitale”, con risultati lusinghieri. Vasta è stata la partecipazione. Congratulazioni vive con S.E.Mons.Orofino e col direttore de “Il DialogoDon Giovanni Lo Pinto.
La comunicazione digitale (cellulari, tablet, smartphone, ecc.) è un fatto planetario, esperienza quotidiana, asfissiante; ma si nota una eccessiva dipendenza dagli schermi digitali. Si è oltrepassato il limite. Basta andare per la strada, trascorrere qualche mezz’ora in autobus, osservare chi guida una macchina, bambini in carrozzina, andare in un parco e vedere l’entusiasmo, le risa di ragazzi e ragazze.
Spesso però i genitori intervengono bruscamente, facendo minacce e, in alcuni casi, rompendo il cellulare. Sono reazioni che però andrebbero evitate. Il genitore dovrebbe accorgersi prima di questa dipendenza e imporre delle regole, spiegare il perché del divieto e proporre delle alternative. Troppi i ragazzini che si rifugiano nel mondo virtuale con i loro smartphone con l’incapacità di capire quali sono i rischi reali che questa dipendenza può creare. Tanti genitori sono disperati perché spesso si accorgono di aver perso il contatto con questi ragazzini che stanno sempre a chattare e non vogliono essere disturbati; si isolano e si sono costruiti un mondo che mette fuori gli adulti e le relazioni concrete. Poi crollano quando si rendono conto che quel mondo è solo un’illusione. Ma un altro problema è che tanti ragazzini usano il telefonino anche in classe. I cellulari in classe non dovrebbero essere tenuti, ci sono regole che la scuola deve far rispettare. Il problema è che a volte sono i genitori stessi a lamentarsi quando viene sequestrato il telefonino ai figli che lo hanno usato in classe.
La comunicazione digitale permette di essere connessi con il mondo in tempo reale. Basta accordarsi. E questo con un numero impressionante di persone.
Il computer, i cellulari, i tablet … connettono ma non mettono veramente in relazione.
C’è anche un altro dato: la quantità enorme di dati, informazioni, comunicazioni che vengono forniti possono superare la capacità di assimilazione.
I problemi possono sorgere a causa della globalità e velocità di contatti che mezzi del genere possono favorire. Si possono creare falsificazioni di identità, dipendenza da gioco, problemi psicologici e fisici a causa del permanere più tempo vicini a questi mezzi di comunicazione.
In pratica occorre educare i nostri giovani ai nuovi media. A scuola e in famiglia meglio soluzioni negoziali e condivise. I tempi che stiamo vivendo chiamano la famiglia, la scuola e la Chiesa a nuovi compiti, a nuove strategie di intervento. Tutti gli educatori vigilino in particolare sui piccoli e sui ragazzi, che vanno accompagnati ad un retto utilizzo del mare magnum che offrono cyberspazio, televisioni, radio, carta stampata e telefonia di ultima generazione.
Noi sacerdoti poi come pastori, siamo chiamati a vivere le nostre relazioni con gli altri, soprattutto con i più giovani, mai dimenticando che ciò che sperimentiamo sui social network è tutto inserito in un quadro di significatività relazionale ed educativo molto concreto. Abbiamo a che fare, anche se ci capita di avere contatti attraverso luoghi digitali, sempre con cuori veri, sensibili, delicati. Cuori che spesso si nascondono, si velano, ma che sempre sono alla ricerca di interlocutori che sappiano accoglierli e creare per loro “percorsi di uscita”, non evasivi ma “estatici”, che li conducano all’incontro con Cristo, unico salvatore.
E’ importante stare attenti a non demolire questi luoghi digitali nei quali i nostri giovani, volenti o nolenti, sono costantemente immersi. Semmai, occorre sperimentare con loro una “buona uscita” da essi, facendo loro capire che “c’è vita oltre lo schermo”, nel senso che la vita è qualcosa i cui confini vanno ben oltre un’esperienza che si vive sempre a 360 gradi, attraverso luoghi molto diversi.
In conclusione siamo invitati a guardare con speranza ai nuovi mezzi di comunicazione a disposizione e a valorizzarli al fine di tessere relazioni nuove, improntate a fraternizzare nella grande famiglia degli uomini.

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