Un Politico di altri tempi: Giuseppe Molinari

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Sembra ieri, quando Giuseppe Molinari trascorreva le sue giornate tra via IV novembre, sede storica della DC e via Pretoria, luogo di svago e di incontri importanti.
Giuseppe, oggi distante dalla politica attiva, vive la sua meritata vita privata tra qualche dibattito, viale Dante e le mura di casa propria, coccolato dalla sua bella famiglia, di cui le due figlie adolescenti, sono molto fiere e anche fortunate di avere un papà sempre presente e a loro disposizione.
Nell’intervista rilasciata a Walter De Stradis, direttore di Controsenso, ha riassunto tutte le fasi della sua vita politica iniziata nel 1971, a soli diciassette anni, e terminata circa quattro anni fa da consigliere di minoranza al comune di Potenza.

on. Peppino Molinari e sen. Nicola Lapenta

Peppino, Giuseppe ma anche Pinuccio per chi l’ha conosciuto da bambino, fa parte di quella categoria di persone che hanno intrapreso la vita politica da adolescente quando si sognano modelli di società migliori centrati sui temi della giustizia, la libertà, le pari opportunità, sul progresso civile ed economico e la equa ripartizione del benessere.
La generazione di Peppino Molinari é stata quella successiva ai giovani padri fondatori della Repubblica Italiana: Colombo, Fanfani, Andreotti, De Martino, Natta, Napolitano e tanti altri.
Erano gli anni della guerra fredda tra i paesi dell’ est- ovest europei, i primi facente parte del blocco comunista e i secondi, democratici, del patto atlantico.
Sul fronte interno c’era nell’agenda politica italiana, tra le prime questioni, il consolidamento e il rafforzamento dei principi democratici sanciti dai padri costituenti.
Principi, messi in pericolo in Italia in parte dall’avanzata del PCI: primo partito di opposizione.
In questo contesto storico é iniziata l’attività politica di Peppino che armato di tanta passione di servire la sua comunità, ha sposato in pieno gli ideali della democrazia cristiana per combattere il pericolo comunista da una parte, e dall’altra potenziare i presidi democratici dello stato, della comunità civili, promuovere lo sviluppo e il riscatto economico della popolazione della Basilicata.

on. Peppino Molinari

La battaglia politica che egli ha condotto é stata guidata da forti ideali, che fino da adolescente hanno orientato il suo credo politico: onestà intellettuale e passione politica al di sopra di tutto.
Ha sempre inteso la politica come mezzo per trasformare e migliorare, oltre le istituzioni, anche la qualità di vita dei cittadini, é stato sempre il suo primo obbiettivo.
Erano i tempi in cui la DC governava dappertutto sia a livello nazionale che a livello locale, compreso gli enti di sottogoverno, distribuiva incarichi di responsabilità e posti di lavoro facendo del clientelismo un’arma di cui il partito si serviva per la conservazione del potere.
Fino al 1994, dopo tangentopoli e la fine della Dc, Giuseppe Molinari ha sempre occupato incarichi di partito, a partire da delegato provinciale, segretario organizzativo e poi segretario provinciale della Dc, dopo la scomparsa del partito è stato il primo segretario del partito popolare.
Prima di essere eletto deputato nel 1996, ha sempre militato nel partito, non ha mai occupato posti di sottogoverno, né elettivi né mai ricevuto un avviso di garanzia: e pensare che sopratutto nel periodo post terremoto le procure del sud Italia registrarono una sovraproduzione di avvisi di garanzia molti dei quali indirizzati a politici, imprenditori e burocrati.
Nonostante abbia avuto occasioni di occupare posti nei vari consigli di amministrazione o di presiedere alcuni enti subregionali, ha sempre rifiutato per spendersi a fare politica nel partito al fine di mantenere distinte le funzioni della stessa da quelle della gestione del potere.
Nei dieci anni di vita parlamentare ha fatto parte delle commissioni difesa e antimafia ed é stato promotore di azioni di indirizzo politico e di controllo del governo, presentando mozioni ed interrogazioni parlamentari attinenti problemi sopratutto della Basilicata.
Note di merito gli sono state attribuite dal capo dello stato Mattarella, quando quest’ultimo era capogruppo del partito popolare alla camera dei deputati nel 1996, dandogli l’incarico di segretario amministrativo dello stesso gruppo.

on. Peppino Molinari

Un personaggio politico di questa tempra, ogni qualvolta commenta il clima politico odierno, lo fa con l’amaro in bocca e con un po’ di nostalgia.
Rimpiange l’avere sostituito un agire politico basato sulla passione, gavetta, preparazione, sulla conoscenza del territorio e quindi dei problemi della gente per elaborare politiche di lungo respiro con l’identificazione del partito o movimento in un’unica persona dove accentra tutto compreso il potere di nomina dei candidati.
Avere nominati nelle istituzioni periferiche o nazionali, che tipo di conoscenza possono avere dei problemi della gente che dovrebbero rappresentare? e che tipo di autonomia hanno rispetto alle direttive del partito o del proprio leader??? 
Questo tipo di distorsione virtuale della formazione del consenso che adesso più di prima si avvalgono dei mezzi di comunicazioni di massa o di internet per incanalare il consenso nella direzione voluta, fa davvero rimpiangere le vecchie organizzazioni capillare dei partiti che sceglievano e formavano dal basso i dirigenti e la formazione del consenso.
Da tangentopoli ad oggi in parlamento si sono seduti tanti rappresentanti del popolo: portaborse, soubrette, avvocati nominati per preparare leggi ad personam a sua maestà Berlusconi, inquisiti ed anche… politici di spessore. 

on. Peppino Molinari

La democrazia non si discute, altre forme di governo migliori non ne conosciamo, ma assistere a forme degenerative, come i politici nominati, il loro misero curriculum e la loro inaffidabilità, a causa di discutibili leggi elettorali, il rammarico e la nostalgia ci assale. 
Tangentopoli prima e la rottamazione dopo hanno chiuso la prima repubblica e iniziato la seconda buttando via il bambino con l’acqua sporca.

 

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