‘A nevere (la neviera)

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Con l’arrivo dell’anno nuovo, dopo i primi giorni di  grande freddo, abbiamo avuto una copiosa nevicata  al Sud Italia.

Nella società odierna le nevicate vengono considerate “calamità” belle e buone. Perché  alla luce dei fatti arrecano disagi nei trasporti e in tutte quelle attività programmate e indifferibili. Le Scuole di ogni ordine e grado vengono chiuse; le attività edilizie e i cantieri sospesi; le aziende agro-zootecniche  vanno in sofferenza per alimentare il bestiame e le gelate colpiscono i prodotti orticoli pregiati. Nel passato invece la neve veniva vista come una manna dal cielo.

Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame.

Tutte le attività si fermavano con naturalezza e ciò costituiva un riposo piacevole e necessario per i contadini, operai, artigiani. Come sempre i poveri che non avevano mezzi economici soffrivano molto e i malati per mancanza di medicinali soccombevano alle classiche malattie di stagione: influenza, bronchiti e polmoniti. Per i bambini e ragazzi era l’occasione per giocare con la neve anche se non c’erano tante comodità. E poi si gioiva per gustare la “surbetta“, un sorbetto con il mosto cotto.

neviera di Francavilla

La neve quando si scioglieva alimentava le sorgenti del territorio e quindi c’era la provvista di acqua per l’estate. E poi la neve costituiva la materia prima per alimentare  ‘a nevere, la neviera. Essa è  un anfratto in prossimità della cima del monte Caramola (massiccio del Pollino) in cui si raccoglieva la neve per poi utilizzarla d’estate  per preparare sorbetti o per tenere in fresco cibi o altro, quando non c’erano i frigoriferi e i gelati confezionati. L’ultima addetta alla utilizzazione della neviera fu za’ Trisina a Pitecca‘a Varlare, Teresa Vitale, la quale in autunno la puliva, vi raccoglieva la neve pressandola e a inizio primavera la copriva con le foglie di faggio e di felci per isolarla dai raggi del sole.

In estate, tagliata a grossi pezzi e trasportata con gli asini o i muli, la vendeva anche nei paesi vicini (Chiaromonte, Fardella, Senise, San Costantino, Episcopia)  in occasione delle festività religiose per deliziare il palato di grandi e piccini con sorbetti di orzata, menta e amarena. La neve veniva venduta da za’ Trisina anche a casa sua, in un dietro bottega. Per preparare i sorbetti  usava un utensile di alluminio, simile  a un pialletto. Dai ricordi del maestro Pangaro, possiamo sapere che za’ Trisina era una donna più alta rispetto alla media e aveva un fisico asciutto, muscoli d ossa. Era molto forte. In occasione delle feste la neve si usava per confezionare i gelati mettendola in un recipiente per congelare il preparato.

Prospero Oliveto

Successivamente i sorbetti venivano preparati  dal nostro compianto Prospero Oliveto, fotografo, gelataio, pasticcere e stagnino, impiegando blocchi di ghiaccio  prodotti in una fabbrichetta di Rocca Imperiale (Cosenza). Con il solito pialletto di alluminio preparava gustosi  sorbetti , perché nella preparazione ci metteva la sua simpatia e bontà, ci metteva il cuore. Ha continuato l’attività con la produzione dei gelati artigianali la cui distribuzione era estesa in tutti i paesi circostanti. Un altro gelataio, Saverio Console, preparava  i gelati nel suo bar  nella Variante. Una prelibatezza genuina era il gelato con le fragoline di bosco che io gustavo nella coppetta. Tante volte noi ragazzini facevamo  ‘a cannavole, vale a dire  pregustavamo il sapore senza poter mangiare il gelato, lo desideravamo, perché  non c’erano soldini a sufficienza.

Prospero Oliveto Gelataio

Con il boom economico degli anni ’60, i frigoriferi si diffusero in tutte le famiglie, l’industria del gelato si sviluppò su scala nazionale sostituendo questi artigiani del freddo. Oggi per gustare un gelato o granita preparati artigianalmente ci possiamo rivolgere a ottime gelaterie in tutta Italia. Anche da noi ci sono bravi gelatai. Ma il sapore che avevano  quelli che gustavamo da piccoli non lo possiamo mai trovare oggi, perché  la fanciullezza ci fa vedere le cose in un altro modo.

Commenti

  1. Ernesto Calluori ha detto:

    Questo “pezzo” che ho letto con molta avidità e compiacimento, mi ha trasmesso antichi ricordi e sapori di un tempo. Ad es. i “Surbetta di orzata, menta e amarena preparati dall’ indimenticabile Prospero Oliveto, (Fotografo, gelataio e tutto fare) il Bar di Saverio Console, nella variante, dove prendevo il gelato e gli dicevo al buon Saverio in sotto voce ” dopo passa papà.” Oggi, se chiudo gli occhi, e mi metto a riflettere, ricordo tutte le fasi della mia infanzia e pre-adolescenza vissuta a Francavilla in cui era tutto suggestivo ed erano i giorni ” del maggior incanto e della più vigorosa immaginazione.”

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