Oggi solo l’Amore può salvarci

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Davvero il gioco del calcio è amore, gioia, sport attraente, ma senza cadere in certi eccessi deplorevoli. Ed ecco l’autorevole appello di Antonio Matarrese, già Presidente della FIGC contro la violenza:

Don Camillo Perrone

“Questo è un messaggio che – partendo dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio – attraverso la voce dei beniamini del pubblico, vuole entrare nelle case di tutti gli sportivi italiani e vuole essere un invito ad una ritrovata serenità non solo negli stadi ma in tutti gli ambienti della nostra società. L’auspicio è che venga raccolto e fatto proprio da chi ama questo Paese e questo sport”.

Ma ecco cosa succede. Ci troviamo davanti alle folle dello stadio, dove i tifosi insultano i giocatori africani berciandoli con versi di animali; il razzismo più vergognoso. Nonostante le apparenze (le “curve” chiuse per una domenica!) vengono assorbiti con indulgenza e colpevole comprensione. Non è uno scandalo che esistano queste volgarità; il grave è che esse non destino rivolta etica, che siano assorbite facilmente, che i loro autori non paghino dazio per il loro smercio di porcherie. E’ avvenuto qualcosa nella nostra società che ha mutato radicalmente quelle regole che ritenevamo pacificamente acquisite.

 

don camillo Perrone

E’ semplicemente fallito il sistema educativo. Questa famiglia, questa scuola, questa società, (…questa Chiesa?) non educano più?
Lo stesso confronto politico s’è infarcito di stoccate mordaci, di altero disprezzo, di scontri duri dove la demonizzazione dell’avversario è divenuta un fatto quotidiano. Sembra che molti freni inibitori si siano sciolti e che la ragione, la moderazione, il buon senso siano stati messi in disparte. C’è quindi conflittualità accentuata, frammentazione e infelicità.

La politica è una squisita forma della carità consapevole che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Chiediamo che si temperino i linguaggi ovvero i toni aspri, i proclami fatti con arroganza; vogliamo che si comprenda che senza un minimo di fraternità si sfaldano le compagini, le società precipitano in baratri profondi.
Ma torniamo all’argomento: il calcio oggi. Non si può morire per una partita di calcio.
Cosa peggiore e assurda: il tifoso travolto in strada a Milano. Poche ore prima della partita Inter-Napoli del 26 dicembre scoppia una guerriglia nella quale è morto il tifoso del Varese Daniele “Dede” Belardinelli, investito da un’auto pirata. Lame e martelli per la guerriglia di Santo Stefano. E non è il solo caso, ne è piena la cronaca.
Imperversa la violenza più assurda e cieca. Si perpetrano delitti in gran numero.
Ognuno di noi si assuma quelle responsabilità che gli competono e che, forse, non sono abbastanza avvertite. E facciamo, con vivo senso di responsabilità, un severo esame di coscienza che ci porti ad una approfondita diagnosi, ma, anche, ad una precisa e forte terapia. Responsabilità personali, anzitutto, quando lasciamo spazio nella mente e nella volontà alla diffidenza preconcetta, alla rivalità ostinata, all’egoismo gretto, all’insinuazione maliziosa, al rancore sordo, all’ipocrisia. Responsabilità nelle famiglie, quando s’indulge all’infedeltà, all’insopportazione tra sposi, alla violenza contro la vita appena concepita; quando si trascurano i figli, si abbandonano al loro istinto, si accontentano in tutte le pretese, e si ha paura di insegnare loro il senso austero del dovere. Responsabilità nella scuola, quando è ignorata dai genitori, strumentalizzata da persone interessate, priva ancora più di disciplina che di scienza. Responsabilità del confronto con il mondo giovanile guardato con sospetto e diffidenza o con noia; lasciato a sé stesso senza amicizia; mancante di lavoro e di prospettive; spinto inconsciamente verso l’immoralità dalla stampa e dai divertimenti o violenti od osceni; emarginato nella droga. Responsabilità nel mondo del lavoro, quando è considerato solo in funzione della conquista di interessi materiali senza limiti e privo della gioia della creatività, dello sviluppo della dignità della persona e dell’incentivo a costruire, a dare gioia. In tal modo è certo più facile creare disoccupazione che lavoro. Responsabilità della vita sociale, sempre più esaltata a parole e sempre più impoverita da ignavia, deresponsabilizzazione, ambizione smoderata, rivalità e contrapposizioni preconcette, dove il bene comune viene solo preso a pretesto di interessi e di ideologie irreformabili.
Queste considerazioni non intendiamo scaricarle su nessuno; ma le poniamo davanti a noi stessi, ciascuno per la sua parte, affinché dall’emendamento personale possa scaturire la corresponsabilità comune, nella costruzione di un mondo finalmente diverso, perché collocato nella giusta luce. Ce la poniamo davanti come cristiani, affinché cresca in noi la fiducia in Dio, senza del quale è illusorio pretendere una società giusta, leale, integrata.
Ma ci rendiamo pur conto che la sola fiducia in Dio ci potrebbe esporre alla tentazione del disimpegno, se non fosse accompagnata dall’attenzione e dal rispetto per l’uomo e la comunità degli uomini, che la Fede cristiana ci invita a considerare come via e vincolo che ci lega a Dio. La Fede senza le opere è morta.
Dobbiamo convincerci, sul piano pratico, che l’amore è più forte dell’odio e che il perdono – come quello di Cristo per i suoi uccisori – ristabilisce l’ordine negli spiriti, lasciando alle leggi ed ai loro operatori, la doverosa restituzione dell’ordine giuridico e sociale. Ci aiutano a capire che il solo titolo per “chiedere molto” ai responsabili della vita nazionale è quella di chiedere molto, in primo luogo, a ciascuno di noi stessi.

Con terribile severità i morti ci dicono ancora che, forse, essi sono stati vittime, prima ancora del terrorismo, di quei peccati sociali che sono l’egoismo, l’individualismo, gli accaparramenti di beni e del potere o gli assenteismi nella vita pubblica, e la deresponsabilizzazione, che tradiscono il Vangelo e sconvolgono la convivenza civile.
Occorre agire a livello culturale e sociale. E’ compito della famiglia in particolare modo educare i suoi membri ed in particolare i figli alla vita sociale di cittadini.
A tale scopo la famiglia deve proporsi: di abituare a praticare già fra i membri della famiglia le virtù sociali, a rispettare l’autorità ed ad usare bene la libertà; di creare nei figli la persuasione che ogni uomo ha diritti e doveri che è tenuto a rispettare in sé e negli altri; di far sentire loro che si è membri anche di società più grandi della famiglia come il Comune, l’ambiente professionale, lo Stato, il mondo e che vanno rispettate ed aiutate; di far loro comprendere che, pur cercando i propri interessi, si è tenuti a contribuire agli interessi degli altri e di collaborare al bene della società intera.
Viviamo in tempi sempre più difficili e da tutti si comprende come solo l’amore può salvare la nostra generazione. E’ Cristo Gesù la sorgente dell’amore vero: quello che distrugge l’egoismo, la violenza, la sete di denaro e di potere. E’ Cristo che crea le basi di una società nuova: quella che i violenti vorrebbero realizzare con la morte e noi credenti con la vita, con la bontà benefica. Gesù è sceso tra noi per predicarci la buona novella della giustizia e della carità, e questa buona novella Gesù l’ha lasciata alla Chiesa, maestra ed educatrice evangelica, somma scuola per instaurare tra gli uomini la civiltà dell’Amore.
Il “ciclone dell’odio e della morte”, pare si sia particolarmente abbattuto sul mondo sempre in vulcanico tumulto. La violenza, il terrorismo, la corruzione, l’immoralità dilagante, il caporalato, il bullismo, gli stupri, gli attentati più gravi contro la libertà, contro la giustizia, contro la vita stanno a significare ciò che ci può dare una società disumanizzata, pregna di materialismo pratico. E’ nostro dovere contrapporre all’odio l’amore, difendere dalla violenza l’innocente indifeso, richiamare gli uomini alla fraternità.
Il vero cristiano – è bene ricordare – è uno che ama. Per lui tutto è amore: la vita, il lavoro, lo sport e perfino il sacrificio. Dobbiamo divenire con tenacia e con fede incrollabile i costruttori della “civiltà dell’Amore” nella famiglia, nella vita sociale, nella Chiesa stessa.

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