La Giornata della Vita. Valori per il Futuro

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Per molti giorni abbiamo visto bioccoli di neve volteggiare nei nostri cieli. Buona parte dell’Italia stretta nella morsa del gelo. Ma ben più grave è il gelo demografico, che attanaglia da molti decenni il Bel Paese. Un vero congelamento delle nascite.

don Camillo Perrone

La mancanza di un lavoro stabile determina un atteggiamento incerto nel farsi una famiglia. Emerge la crisi matrimoniale e di conseguenza la crisi di nascite. I nostri giovani: priorità assoluta ad un lavoro sicuro e ben remunerato, poi le nozze.
All’Italia spetta il non glorioso primato mondiale di denatalità. A questo punto diciamo che per un Paese a crescita zero, gli immigrati sono una risorsa di cui non possiamo più fare a meno, se non vogliamo avviarci a una lenta ma inesorabile scomparsa. Quanti ne sono consapevoli? Se vogliamo che l’Italia viva, non c’è altra via che l’accoglienza. L’onda dei veleni contro gli immigrati, anticamera del razzismo, spesso è cavalcata anche da mezzi di informazione che alimentano pregiudizi e paure.
La famiglia è un’avventura, un’avventura bella!”. Con questa iniezione di entusiasmo, qualche mese fa, Papa Francesco incoraggiava i membri del Forum delle associazioni familiari a contribuire per addomesticare nelle giovani generazioni la paura di metter su famiglia.
E’ sorprendente: da un parte il desiderio di unirsi in modo stabile tra uomo e donna e di avere bambini, in Italia, è molto alto. Oltre il 50% dei nostri giovani desiderano avere due figli e il 23% di loro ne vorrebbero tre. Eppure, secondo i recenti dati Istat, nel 2017 il numero medio di figli per donna è sceso a 1,32. Basti pensare che in Francia, dove le risorse investite in politiche familiari sono esattamente il doppio, il tasso di fecondità è di 1,93 figli per donna. Rispetto al calo demografico nella nostra penisola, stiamo passando invece, da una tendenza da clima invernale, a un vero e proprio congelamento delle nascite.
Questo indirizzo come denuncia l’Amoris laetitia,

non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire” (AL 42).

Si stanno chiudendo le porte del futuro.
La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista, che rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nel futuro. Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.
E’ in calo il tasso di natalità. Alcune regioni, come la Liguria, accusavano crescita zero già qualche decennio addietro. Restava il nostro Meridione, storicamente prolifico, e incassava persino rimbrotti per il suo tasso di crescita. Si è ravveduto e messo in fila con il resto del Paese. Di anno in anno diminuisce il numero dei bambini nati, i giovani rimandano sempre più tardi la maternità e la paternità e anche gli stranieri si sono rapidamente adeguati a questo trend.
La situazione attuale fa emergere gravi responsabilità da parte dei vari Governi che sinora si sono susseguiti. E tuttora, su questo tema della denatalità, regna l’incertezza. Occorre allora nel nostro Paese una rivoluzione culturale: una riforma fiscale strutturale che riconosca il compito genitoriale, attuando una fiscalità amica della famiglia.
In molti casi, poi, quel figlio cresciuto dai genitori con tanta fatica, raggiunto un buon titolo di studio, va a lavorare all’estero. E’ evidente che, come dicono i vescovi nel Messaggio per la Giornata della vita, “la mancanza di un lavoro stabile e dignitoso determina atteggiamento incerto nel farsi una famiglia”. Si constata aumento delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale, dualismi sempre più evidenti sia a livello territoriale che generazionale, famiglie che si impoveriscono, giovani sempre più scoraggiati, donne sempre più svantaggiate sul lavoro, complessivamente un clima di sfiducia e di scarsa partecipazione alla vita collettiva.
Papa Francesco, in una frase accorata, ha espresso un monito che condensa tutto questo:

“Il futuro esige oggi – ha scritto il Pontefice – di riabilitare la politica, che è una delle forme più alte della carità”.

Il futuro esige anche una visione umanistica dell’economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà, orientamento illuminante e oltremodo impegnativo; porsi nei giusti termini di fronte ai grandi problemi dell’uomo, la solidarietà, il lavoro, la pace, il riscatto di qualsiasi tipo di povertà, la libertà, la giustizia.
Così il compito della Chiesa è vigilare contro qualsiasi strumentalizzazione e denunciare ogni violazione della vita e della dignità umana.
Ecco un patto per l’occupazione in un incontro con giovani disperati, la cui fuga è un problema gravissimo: non si vedono all’orizzonte politiche capaci di trattenerli nei paesi di origine.

Il lavoro è dignità e un giovane che non trova il lavoro finisce per perdere il significato profondo della sua vita. Ho trovato dei giovani che mi hanno detto che dopo la settima volta che hanno cercato lavoro, ora non cercano più e che sono pronti anche ad andare sotto un ponte pur di prendere qualsiasi cosa. Noi non possiamo tollerare, in nome del Vangelo, ma anche della Costituzione italiana, che delle creature di 30 anni, brave, pulite, arrivino a fare una affermazione del genere”.

Lo ha detto il Presidente della Cei, Cardinale Gualtiero Bassetti, a margine del IX Congresso Nazionale Confsal.
E dall’alto, da Roma trasferiamoci alla Chiesa che è in Tursi – Lagonegro, il cui Vescovo S.E.Mons. Vincenzo Orofino ha indetto per il giorno 3 febbraio, in cui si celebra la Giornata per la Vita, un convegno – a Francavilla in Sinni – il cui titolo è: “La vita nella sua totalità: testimonianze”. “E’ vita, E’ futuro” (Messaggio della CEI per la Giornata per la Vita).
E’ prevista un’ampia partecipazione di parroci e di fedeli laici dimoranti nella vasta Diocesi suddetta, che parte da Maratea sino a Policoro, attraversando ben 39 paesi.

Papa Francesco

In un’epoca dominata da iper-liberismo e fatale dissoluzione dei legami sociali, in un’epoca piena di scossoni e scenari epocali, le nostre comunità, attraverso gli organismi di partecipazione che vanno rinvigoriti, devono sentirsi coinvolte nei problemi dei disoccupati, dei cassintegrati e di chi è alla ricerca del primo lavoro, presentando, con opportune iniziative, un Vangelo che aiuti davvero, nella vita concreta, le famiglie e i giovani; comunità chiamate a sentirsi e riconoscersi come comunità di vita. Pensarsi dentro un futuro da costruire insieme.
Attraversiamo un periodo condizionato dallo strapotere delle tecnologie e da un eccesso di individualismo che impone un profondo ripensamento delle forme di convivenza civile, periodo segnato dall’eclissi del valore della vita.
L’uomo moderno ha perso il senso della vita, ha perso l’entusiasmo verso la vita. Si uccidono i genitori pur di avere il denaro per acquistare auto di prestigio; si gettano sassi sulle auto in corsa per vincere la noia; si abbandonano i neonati nella spazzatura come fossero povere cose inutili e prive di valore; ci si suicida e ci si droga nel tentativo di provare un’emozione più forte o per sfuggire al tedio di una vita priva di interesse.
E’ in crisi il culto dei valori. Manca l’amore e non c’è pace. Urge costruire la pace nella comunità internazionale (pensiamo alla situazione del Venezuela). L’edificazione della pace esige prima di tutto che, a cominciare dalle ingiustizie, si eliminino le cause di discordia che fomentano le guerre. Molte cause provengono dalle troppe disparità economiche e dal ritardo con cui si porta il necessario rimedio.

Mons. Orofino Vincenzo

Tornando al discorso di prima, noi siamo convinti che oggi in Italia non sia abbastanza tutelato il diritto a fare famiglia delle nuove generazioni e che occorrano maggiori strumenti a suo sostegno. Occorrerebbe fare un’analisi sulle politiche sociali ed economiche del momento. Riteniamo la manovra di stampo prettamente assistenzialistico (reddito di cittadinanza, quota cento, condoni) a discapito del lavoro, degli investimenti e della necessaria crescita del Paese. La politica è distante, bisogna ridare voce alle famiglie.
In conclusione, viviamo un momento di grande confusione e, proprio per questo, riteniamo essenziale che il mondo cattolico riscopra la necessità di una presenza pubblica, lievitante nell’esperienza di fede. Essere “Chiesa in uscita” significa anche assumersi la responsabilità di portare nelle Istituzioni quei valori fondamentali della vita, della famiglia, del lavoro, della solidarietà. Confidiamo che la “Giornata per la Vita” del 3 febbraio divenga sempre più un’occasione per inaugurare un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze politiche e culturali. Oltre ogni sterile contrapposizione, è necessaria un’adeguata riforma fiscale che riconosca la famiglia fatta di papà, mamma e figli come grembo generativo del nostro Paese.

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