Don Roberto Sardelli: una vita dedicata agli sfruttati e ai poveri

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Ernesto Calluori

Si è spento, oggi a Roma Don Roberto Sardelli, ultimo tra gli ultimi, nato nel 1935, ordinato sacerdote nel 1965, durante la sua formazione incontrò Don Lorenzo Milani e in un soggiorno in Francia approfondì la conoscenza dei preti operai. Nel 1968 fu assegnato alla parrocchia di S. Policarpo accanto alla borgata dell’Acquedotto Felice dove andò a vivere e fondò la scuola 725 dal numero della baracca che la ospitava. Dalla esperienza della scuola nacque la “Lettera al Sindaco” e il libro NON Tacere per un rinnovato governo della città che poneva il problema delle periferie romane nonché della visione della politica come bene comune da costruire dal basso.

Basta scorrere le pagine del libro “Vita di Borgata” per essere trascinati dai racconti e dalle riflessioni di don Roberto.

don Roberto Sardelli

don Roberto Sardelli

Lui, giovane sacerdote fresco di seminario, scopre subito la differenza tra le Parrocchie ambite, quelle del centro di Roma, e quelle che era meglio evitare. Messo alla prova, sceglie il luogo in cui sente più autentica la sua missione: le baracche dell’Acquedotto Felice. Tra quelle baracche, vivendo la stessa esistenza don Roberto costruisce, tra mille difficoltà, un’ esperienza straordinaria di pedagogia popolare, ma che alla luce odierna assume più il carattere di una pedagogia politica, che farebbe bene a tutti coloro che già svolgono, o intendono assumere ruoli pubblici.

don Roberto Sardelli

don Roberto Sardelli

La famosa Lettera al Sindaco, scritta nel 1970 dai ragazzi della 725, descriveva una realtà drammatica destinata da diventare famosa anche oltre confine, in cui si denuncia lo stato di abbandono morale oltreché fisico. Oppure, quando in un’altra lettera, scritta da 13 sacerdoti di periferia e rivolta ai cristiani di Roma, si volle presentare un atto di accusa implacabile sulla realtà della città sul filo dello spirito del Vangelo. Se le leggi – essi dicono – non consentono una soluzione dei problemi, se ne facciano delle altre. L’uomo è superiore alla legge. L’obiettivo, ambizioso da raggiungere, era quello di incidere su una coscienza impregnata dal segno dell’esclusione. Si calcola che le borgate romane, ex abusive oltre il GRA sono 57 in cui vivono oltre 330 mila abitanti, “poveri no, esclusi sì” che non vogliono andare via ma chiedono trasporti pubblici, parcheggi e servizi. Lasciata la Parrocchia, meglio ancora sollecitato ad allontanarsi, don Roberto decide di andare a vivere lì, tra i baraccati suoi autentici parrocchiani a cui insegnò di indossare l’abito di portatori di diritti e non più quello dei bisogni.

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi