In sintesi come era Francavilla sul Sinni

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Il nostro paese non ha origini antiche come i paesi del circondario. E’ sorto infatti intorno al 1400 per opera dei monaci Certosini che costruirono la Certosa di San Nicola (‘u cummente) nel territorio donato alla Chiesa dalla moglie del Conte di Chiaromonte, Venceslao Sanseverino.

resti del Municipio incendiato 1912

resti del Municipio incendiato 1912

L’8 settembre 1426 Ruggero Sanseverino, figlio di Venceslao e Conte di Chiaromonte, concesse ai Certosini di edificare  casamenti e di rijnire  vassalli nei territori del Rubio, di Santa Elania e negli altri territori del Monastero, liberi da ogni “angaria e parangaria“. Il  13 gennaio 1439 i Certosini accolsero 10 vassalli  accuratamente selezionati, ai quali concessero i “Capitoli“, un vero e proprio contratto.

L’abbondanza delle terre da coltivare, le esenzioni dalle prestazioni di servizi personali, la libertà di muoversi, il regime impositivo favorevole, l’esonero dal pagamento dei dazi portarono a un celere incremento demografico. Quindi l’insediamento urbano sorse su  un altopiano a forma di un triangolo. Il senso di appartenenza e il benessere economico e sociale portarono in breve tempo gli abitanti alla costruzione di una Chiesa sullo sperone detto “Fungalone“, distante circa due chilometri dal Monastero. I monaci costruirono un edificio per riscuotere le  decime e dove probabilmente abitava il monaco incaricato della riscossione.

Questa costruzione  sorgeva dove attualmente c’e ‘ il nostro Municipio e di fronte a essa è  esistita una modesta struttura monastica per alloggiare i monaci fino al completamento della Certosa. Ancora oggi si conserva un modesto chiostro. A conferma di ciò la stradina che porta a questo cortile da tempo immemorabile è  denominata “Vico Chiostro“.

Il “Largo Pianura” (‘a chianure), alle spalle del Municipio, fu lasciato libero dai Certosini per lo svolgimento di fiere e mercati, eventi e attività agricole come la trebbiatura. In seguito fu adibito a campo sportivo e oggi a giardini pubblici.

I Certosini all’inizio del territorio di Santa Elania realizzarono una foresteria che divenne anche la sede del rappresentante della Certosa e il centro amministrativo dei beni della stessa. Oggi questo edificio è chiamato comunemente  Turra.

Complesso Parrocchiale S. Andrea Avellino – in costruzione

Gli abitanti del nuovo paese, Francavilla appunto, dovevano ubbidire alle leggi dei monaci e quindi anche nelle costruzioni applicarono la regola “uguali poveri e fratelli“.  Le abitazioni erano a un solo piano con orti, vasti spazi e illuminate dal sole. Con la dominazione Napoleonica e la conseguente  distruzione del convento la storia della Certosa di San Nicola in Valle si conclude  tra il 1808 e il 1812; con l’Unita’ di Italia poi alle regole dei Certosini subentra la legge  del denaro e dell’arbitrio. Perciò ognuno modificò la casa a suo piacimento con la scala  esterna per salire al primo piano di nuova costruzione occupando gli orti per ampliare  le modeste casette. C’era l’esigenza di avere più spazi abitativi per via dell’incremento demografico. In seguito vi furono altre sopraelevazioni di un 2^ e 3^ piano incorporando le scale nell’edificio. E il centro abitato si è sempre più ristretto fino al punto di essere inabitabile, come abbiamo detto in occasione dell’esplosione del gas nel rione San Giuseppe. Ma cosa ancora più grave è  che le costruzioni nuove  non sono conformi alle leggi urbanistiche. Senza colpevolizzare nessuno, ognuno di noi ha fatto il proprio comodo. E quando non si rispettano le leggi, i disagi e le controversie tra i cittadini sono alla portata di mano. Con questa situazione che fare? Prima di tutto va messo in sicurezza il centro storico più degradato e autorizzare la costruzione di nuove abitazioni solamente recuperando vecchie case abbandonate. E’ il caso quindi del progetto “Complesso Parrocchiale S.Andrea Avellino” previsto in contrada Santa Elania. Secondo me si dovrebbe realizzare nel centro storico dove c’e ‘ il complesso Chiesa, casa canonica, asilo e tante case vecchie disabitate, in ossequio anche alle disposizioni di legge sul consumo del suolo. Inoltre non possiamo delocalizzare fuori da, centro abitato un complesso parrocchiale che potrebbe dar vita a un paese che si è esteso in lungo e in largo e che man mano perde vitalità.

P.S.       Per approfondire le notizie storiche su Francavilla sul Sinni  si può consultare il Dizionario Dialettale curato dal compianto   Avvocato Luigino Viceconte, che oltre a raccontare la nostra storia con molta precisione, è l’unica fonte a cui possiamo attingere e far riferimento per scrivere correttamente il nostro dialetto che, come tutti i dialetti, è  molto difficile da scrivere. Un altro testo da consultare è  quello del defunto Prof. Don Antonio Giganti, nostro concittadino onorario, “Francavilla nella Valle del Sinni“, che parla proprio dell’origine di un  microcosmo del secolo XV, cioè di Francavilla.

One Response to In sintesi come era Francavilla sul Sinni

  1. Ernesto Calluori ha detto:

    In forma semplice e sintetica, l’ Autore Antonio Fortunato riporta la nascita di Francavilla sul Sinni da consegnare ai giovani, perché continuino a cogliere i ricordi, i segnali, i valori che hanno consentito la crescita della cultura del riscatto e dell’ impegno a cui possono fare ancora riferimento. E’ doveroso, altresì, citare il Comitato Promotore per la Ricerca Storica su Francavilla e la Media Valle del SINNI costituito da Felice Di NUBILA-Coordinatore, Antonio CIANCIA, Giovanni FORTUNATO, Antonio GRIMALDI e Giovanni PERCOCO. Con il patrocinio del Consiglio Regionale della Basilicata e dell’Amministrazione comunale con la Sindacatura di Antonio Amatucci, nell’ambito del progetto di ricerca storica su Francavilla, si svolse il 29.12.1989 un interessante convegno avente per tema “Insediamenti demografici e Sviluppo nella Media Valle del Sinni” arricchito da eccellenti relazioni da eminenti esponenti della cultura, coordinati dal dr. Mario Trufelli. In tale occasione, si chiese che venisse sostenuto, nelle forme consentite, il recupero di reperti, ruderi, documenti e memorie di un passato su cui applicare le prime concessioni di diritti civili e accendere le prime luci di libertà.

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