L’emigrazione dei Francavillesi verso il biellese

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Che tempi !…

Dopo l’ultima guerra del 1945-48, in Italia si vivevano tempi tristi, con disagi di ogni genere, al Nord meglio, ma con una disastrosa differenza al Sud, nel totale abbandono del resto della Nazione e della sua stessa classe dirigente, che teneva nel buio e sfruttava i lavoratori, approfittando della loro poca cultura.

Municipio Francavilla

Negli anni Cinquanta, alcuni Francavillesi, per mancanza di lavoro o per motivi politici, si spostarono verso il Nord dell’Italia, esattamente verso Bioglio e nei vari paesi del Biellese, zona ricca e avvantaggiata rispetto alla nostra. A quei tempi a Francavilla l’unica risorsa di lavoro era la segheria della ditta Antonio Palombaro, che anche se pagava a singhiozzi, bene o male faceva circolare qualche lira nell’economia del nostro paese. I primi ad emigrare da Francavilla verso le terre del Biellese furono: Giovanni Donadio, Antonio e Gaetano Giordano, Ciccio Di Nubila ed altri, ma la vera emigrazione cominciò verso la metà degli anni Sessanta. In quel periodo abbandonarono il paese interi nuclei familiari. Alle loro partenze soffrivano i loro parenti, ma tanti notabili francavillesi forse gioivano nel vedere che tanti rompiscatole comunisti lasciavano il paese, perché non erano liberi di parlare di politica e nel lavoro che facevano venivano sfruttati, poco retribuiti e spesso erano costretti anche a lavorare gratuitamente senza ricevere un grazie. Anche i democristiani venivano trattati allo stesso modo, i premiati della casta erano solo coloro che riuscivano a sopportavano tutto mostrando il sorriso ai notabili.

A quei tempi nel Biellese c’era lavoro in abbondanza, quelli che arrivavano trovavano occupazione il giorno dopo, ma anche lì i primi tempi erano duri per gli emigranti, dovevano adattarsi alla meglio, in abitazioni poco accoglienti, cascine o presso parenti o amici. Ma, dove c’è lavoro, la vita cambia presto in meglio e per questi si trasformò e cominciando a vivere con dignità, potendosi esprimersi liberi anche politicamente.

Anche se stavano meglio, il loro cuore batteva sempre e batte ancora per la loro Francavilla, per i familiari, per le tradizioni, i Santi e le Madonne, l’aria e tutto il resto.

Per oltre venti anni, ogni anno ad agosto con un pulman in affitto tornavano a passare questo mese di ferie a Francavilla, dove noi li aspettavamo a cuore aperto. Ci portavano delle novità, soprattutto nel linguaggio che avevano cambiato, parlando un italiano con un mix del nostro dialetto, dicendo frasi come: “Ciao né, ci vediamo craji” (Ciao né ci vediamo domani). A quei tempi il ciao da noi era ancora sconosciuto, lo ritenevamo una cosa intima. Erano usciti i prime televisori e tanti dei nostri compaesani nel Biellese lo possedevano, da noi era solo in qualche casa di benestante.

A proposito della televisione voglio raccontare un aneddoto successo. Era il mese di Agosto, gli emigranti erano tornati a Francavilla per passare le ferie, una signora del paese, incontrò una cara amica che veniva dal Biellese, si abbracciarono, si baciarono e dopo che l’amica di Francavilla gli domandò come andavano le cose al nord, questa, con voce festosa rispose: “Commà, ringraziando Dio ora stiamo bene, a casa nostra non manca niente, ci vengono a trovare anche i cantanti, la domenica viene anche il Papa“. A queste parole la signora di Francavilla rimase sbalordita e replicò: “E come ci viene il Papa“, e l’altra prontamente replicò: “Noi abbiamo la televisione, il Papa viene in casa nostra tramite di essa“. Questo simpatico dialogo si concluse con una piccola risata e con un altro caloroso ed affettuoso abbraccio.

A quei tempi nelle nostre case mancavano i servizi igienici, al bagno andavamo nella stalla dove c’era l’asino; per farci il bagno, le nostre mamme ci accomodavano nella conca, versandoci l’acqua con una tazza.

Verso il 1966/67, con i lavori del foro della galleria dell’acquedotto dalla montagna di Francavilla a Mezzana, frazione di San Severino Lucano e la palificazione dell’elettricità per le frazioni, le cose cominciarono a cambiare anche da noi.

Bioglio, Chiesa Madre

Vennero a Francavilla tantissimi lavoratori del Nord e del Sud Italia a prestare manodopera e anche a insegnarci a fare lavori che noi non sapevano ancora fare, la loro presenza giovò molto all’economia del paese.

In quegli anni i nostri operai, avendone la possibilità economica, cominciarono a costruire nuove case e ad ammodernare quelle vecchie, con servizi igienici e con pavimentazioni di maioliche e marmi, allo stesso tempo, cominciarono ad acquistare anche la televisione che allora era in bianco e nero.

Può sembrare banale raccontare i vecchi tempi ai giovani, ma è importante che conoscano il passato dei loro cari, per apprezzare il presente, ma è importante sapere anche per affrontare il futuro e preparare un mondo migliore per i loro figli.

La cosa triste che mi resta da raccontare, è che a Francavilla, nella Lucania e nel Sud, il flusso emigratorio non si è mai fermato, ieri partivano gli artigiani e i contadini, oggi partono i laureati. Se questo è il mio Sud è la mia Lucania, io, più che Lucano, mi sento un cane in questa terra ricca dove ancora si emigra per la disperazione e per la fame.

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