Il Periodo Fascista tratto dal libro “Uno sguardo al Passato” di Antonio Vincenzo Violante

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L’ANELLO DI FERROPoco dopo l’inizio della seconda guerra mondiale, mentre frugavo in un cassetto di un mobile della mia casa, rinvenni un anello su cui era incisa la scritta: “Oro alla Patria”. Non conoscendone né la provenienza né la storia, andai da mia madre per saperne di più.

S. Severino Lucano

S. Severino Lucano

Appena lo vide si rabbuiò in viso e mi disse di leggere ciò che c’era inciso sopra. Mi affrettai a risponderle che l’avevo già letto, ma che non ne avevo capito il significato. Ella, allora, mi spiegò che, in cambio di quell’anello di ferro, alcuni anni prima, così come tutte le spose d’Italia, era stata costretta a consegnare la propria fede nuziale, in oro, per aiutare la Patria a far fronte alle difficoltà in cui s’era venuta a trovare a causa delle “ingiuste punizioni” che i nemici dell’Italia avevano inflitto al nostro Paese.

Disse altre cose che ora non ricordo più, ma rammento ancora bene che, anziché essere risentita con Mussolini, “ce l’aveva” con Francia ed Inghilterra che, proprio dall’Africa traevano, da lungo tempo, una grande quantità di materie prime che assicuravano lavoro e tranquillità ai propri operai. Solo diversi anni dopo capii, studiando la storia, che le “punizioni” di cui parlava mia madre altro non erano se non le “sanzioni” imposteci dalle Nazioni Unite per aver invaso, nel 1935 l’Etiopia. In altre parole, le Nazioni Unite avevano stabilito di non commerciare più con l’Italia, governata da Mussolini, duce del Fascismo e Capo del Governo. Ma da quando Mussolini governava l’Italia? Prima di rispondere a ciò ritengo necessario presentare alcune immagini che, allora, presentavano libri e giornali del regime fascista:

saluto fascista

La propaganda in favore del Fascismo era continua e martellante: non si salvarono neanche le facciate delle case, su alcune delle quali risaltano, ancora oggi, iscrizioni inneggianti al Duce, così come si può ancora vedere sulla facciata della casa del defunto avv. Vincenzo Cirigliano, in San Severino Lucano-corso Garibaldi, 68

Il simbolo del Fascismo era il “fascio” formato da un certo numero di verghe e da una scure, il tutto legato con un laccio rosso.

 

I FASCI DI COMBATTIMENTO

L’Italia, uscita vittoriosamente dal primo conflitto mondiale, nell’immediato dopoguerra attraversava un periodo assai difficile a causa di una disastrosa crisi economica. Specialmente nelle città gli scioperi da parte dei reduci e degli operai privi di lavoro si facevano sempre più frequenti e spesso anche cruenti.

Il governo non riusciva né a sanare la situazione né a controllarla. Approfittò di questa situazione Benito Mussolini, che sarà chiamato Duce (cioè capo).

Egli, nel 1919, aveva fondato a Milano i Fasci di Combattimento, che due anni dopo si trasformarono in Partito Fascista. Mussolini, come capo di questo nuovo partito, venne eletto deputato.

LA MARCIA SU ROMA

Con il pretesto di dover riportare l’ordine nel paese, organizzò la Marcia su Roma, cioè fece radunare a Roma un gran numero di fascisti armati. Il Re, temendo lo scoppio di una guerra civile, diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.

Era il 28 ottobre 1922 ed iniziava così il governo autoritario di Benito Mussolini.

Antonio Vincenzo Violante

Antonio Vincenzo Violante

L’ASSASSINIO DI GIACOMO MATTEOTTI

Giacomo Matteotti, in qualità di segretario generale del Partito Socialista, due anni dopo, in un discorso memorabile, denunciò il carattere oppressivo del governo del Duce, ma l’indomani venne brutalmente assassinato e il suo corpo non fu più ritrovato.

Il 1925, anno di inizio della più dura dittatura, sciolti i partiti politici, tolta la libertà di sciopero, di stampa, di parola e così via non rimaneva a Mussolini che dire apertamente: “Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere… io l’ho creato…“. Si assumeva in tal modo la responsabilità anche del delitto di Matteotti e di altri crimini.

IL CORAGGIO DELLA MAMMA DI GIACOMO MATTEOTTI

Uno sguardo al passato di A. Vincenzo Violante

Uno sguardo al passato di A. Vincenzo Violante

Amore e dolore sono due realtà che viaggiano sulle stesse orme sentimentali, non conoscono ostacoli, superano tutto: “Amor omnia vincit“. L’ardente amore materno trasforma il gentil sesso, rendendolo così forte da non temere più neanche la morte. Questo si verificò sicuramente per la mamma dell’onorevole Giacomo Matteotti. Madre veramente esemplare, affrontò con estrema forza il dolore per la sparizione del figlio e, quando fu sicura che il suo Giacomo non era più in vita, si recò dal duce e gli disse che, anche se accettava con cristiana rassegnazione l’accaduto, non poteva fare a meno di pretendere la restituzione del corpo di suo figlio. Il dittatore cercò in un primo momento di non guardare negli occhi la donna, ma alla fine lo fece, ma subito abbassò lo sguardo e, senza proferir parola, uscì dalla stanza. Poco dopo un gerarca entrò e congedò la coraggiosa mamma dicendole che impellenti ragioni di Stato impedivano al duce di far ritorno da lei, ma che, comunque, avrebbe fatto tutto il possibile per far ritrovare il corpo del suo figliolo e restituirglielo.

Ciò che ho esposto ora, mi è stato raccontato a Gallarate nel 1956 da una parente della madre dell’onorevole ucciso spietatamente. Giacomo Matteotti, in qualità di segretario generale del Partito Socialista, due anni dopo l’inizio del governo autoritario di Mussolini, in un discorso, aveva denunciato il carattere oppressivo del governo del duce. Dopo il suo brutale assassinio, si tolse la libertà di sciopero, quella di stampa, di parola e così via. Si ebbe così l’inizio vero e proprio della dittatura fascista.

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