Tempo di Rinnovamento, Tempo di impegno

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Molte volte Papa Francesco, grande riformatore “in capite et in membris” si è espresso con questo accorato lamento: “l’incoerenza mina la credibilità della Chiesa”.
Oggi a monte di tutti i problemi ecclesiali, c’è un problema-chiave la cui soluzione precede e determina la soluzione di tutti gli altri problemi: è il problema della credibilità della Chiesa, problema che si focalizza in quello della credibilità degli “operatori” della Chiesa, cioè di coloro che stanno di fronte all’opinione pubblica come gli esponenti, i responsabili, gli impiegati. Purtroppo proprio in questi giorni – da parte degli “operatori” della Chiesa – si sono verificati dei tradimenti, della deviazioni, delle mancanze, che hanno lasciato la traccia. L’infedeltà di alcuni ecclesiastici ci sembra la causa profonda dell’immoralità o, peggio, della “amoralità” della società contemporanea: la dimenticanza di Dio da parte del popolo e la poca vita spirituale da parte dei religiosi.

don Camillo Perrone

Frattanto in Vaticano si è concluso l’incontro voluto dal Papa. Al centro il dramma degli abusi su chi è più indifeso. Tolleranza zero, denunce dei responsabili e risarcimenti per le vittime. Francesco e i suoi collaboratori hanno preso decisioni, che diventeranno presto regole da seguire. Uscirà un nuovo “motu proprio” cioè un documento del Papa dedicato alla difesa dei minori. In un tempo dove predomina la cultura dell’affarismo, dell’effimero, i discepoli del Cristo non possono lasciarsi omologare dalla mentalità corrente che ha relegato Dio dalla società. I discepoli suddetti devono testimoniare la fede e le virtù cristiane sino all’eroismo, a scanso di deviazioni scandalose.
A proposito va detto anche che moltissimi ecclesiastici sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, coerenti al punto da sfiorare la santità; però Papa Francesco, preoccupato per l’emergere di una certa insensibilità morale, di forme di smarrimento e di disintegrazione delle coscienze rivolge forti, accorati richiami agli ecclesiastici, da cui pretende purezza assoluta d’intenzioni, vivo slancio, piena generosità, intransigente rifiuto di ogni più o meno camuffato compromesso. Riduzioni, accomodamenti e miscelaggi non sono da Dio. Ai preti il Papa chiede di essere uomini di principio e non banderuole che mutano direzione ad ogni soffiare di vento.
E, oltre che in seno alla Chiesa, urge il rinnovamento interiore dell’uomo: dell’uomo che pensa e pensando ha smarrito la certezza della verità; dell’uomo che lavora, e lavorando ha avvertito d’essersi estroflesso da non possedere più abbastanza il proprio personale colloquio; dell’uomo che gode e si diverte e tanto fruisce dei mezzi eccitanti una sua gaudente esperienza, da sentirsene presto annoiato e deluso; dell’uomo politico o meglio della politica che non è arrivismo, ma servizio alla gente, non potere fine a se stesso, tenendo presente che nell’esercizio politico è fondamentale lo spirito di servizio, che solo, unitamente alla necessaria competenza ed efficienza, può rendere “trasparente” o “pulital’attività degli uomini politici, come del resto la gente giustamente esige.
Ciò sollecita la lotta aperta e il deciso superamento di alcune tentazioni, quali il ricorso alla slealtà e alla menzogna, lo sperpero del pubblico denaro per il tornaconto di alcuni pochi e con intenti clientelari, l’uso di mezzi equivoci o illeciti per conquistare, mantenere e aumentare ad ogni costo il potere.
La responsabilità politica – ricorda il Santo Padre – appartiene a ogni cittadino, in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare e “la grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine” (Enciclica Laudato sì, 178).

Il Papa a Lampedusa

Valori evangelici e princìpi democratici: ecco il compendio dei diritti-doveri politici di ognuno. Salvaguardare e testimoniare quei valori umani ed evangelici che sono intimamente connessi con l’attività politica stessa, come la libertà e la giustizia, la solidarietà, la dedizione fedele e disinteressata al bene di tutti, lo stile semplice di vita, l’amore preferenziale per i poveri e gli ultimi. Ciò esige che i fedeli laici siano sempre più animati da una reale partecipazione alla vita della Chiesa, seguaci della sua dottrina sociale.
E va ristabilita, dal basso, una grande rete di laici per la ricostruzione di un’Italia più solidale, europea e attenta al bene comune. Da anni i cattolici sono afoni e ininfluenti sulle vicende che riguardano il Paese. E’ vero che, in tempi di post cristianità, essi sono minoranza nella società. Ma il loro patrimonio di idee, cultura e valori è ancora grande. E va messo a frutto. Nel nome del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. Per una politica “alta”, come diceva Paolo VI, che è “la più alta forma di carità e di servizio”. E che, ancora oggi, miri a coniugare i valori evangelici con i princìpi democratici e costituzionali. Preoccupa l’accelerazione del degrado politico ed etico, cui assistiamo ogni giorno. A sbriciolarsi non è soltanto il Paese, che si vorrebbe dividere tra regioni ricche e meno ricche. Nel nome dell’autonomia, moderno “cavallo di Troia” per la secessione. Ma a sbriciolarsi sono anche le coscienze. E il vivere comune, in un clima sempre più rancoroso e incattivito.
Quindi c’è una responsabilità che riguarda tutti: ricostruire il tessuto umano di tanti ambienti sociali, lacerato da tensioni e contrapposizioni.
Inoltre la grave perdita di credibilità, che genera sfiducia, protesta e rassegnazione, può essere recuperata ad una precisa condizione: il rinnovamento. Degli uomini e delle regole, e ancor più della progettualità e della volontà di realizzarla. La strada non è, dunque, quella della delegittimazione delle istituzioni e delle forze sociali e politiche, bensì quella di un rinnovamento vero e profondo di ognuno.
E sin da ora chiediamo al nuovo Governatore di Basilicata – che verrà eletto il 24 marzo – una ricca agenda dello sviluppo della nostra regione, che sfoci in una reale molteplicità di opere.
E’ necessaria una vera conversione del cuore, della vita, della pastorale e della missione. Non ci può essere rinnovamento, anche sociale, che non parta dalla contemplazione e per questo è necessario curare nei giovani, nelle famiglie, negli ultimi, nella comunicazione sociale, nella vita politica, la spiritualità, la formazione, la comunione e la missione.
Problema prioritario, poi, in ordine al rinnovamento delle nostre Chiese nella linea del Concilio Vaticano II, è quello che concerne gli operatori pastorali, gli animatori.
Un cambio di cultura e di pedagogia è determinato da tanti fattori: risorse economiche, strutture culturali, educative e scolastiche, mezzi di comunicazione sociale … ma non si può dimenticare la priorità del fattore umano, a cui è strettamente legato l’autosviluppo.
Una nuova cultura e una nuova pedagogia nascono da uomini nuovi, radicati nel loro popolo, seriamente impegnati. Inoltre occorre che il rinnovamento passi attraverso animatori e operatori convinti, entusiasti, qualificati con una formazione globale e specifica.
In conclusione, è dovere di tutti i cristiani laici – non solo della gerarchia ecclesiastica – rimettere in discussione il clima culturale dominante e se esso non è conforme né al Vangelo né alla dottrina della Chiesa impegnarsi a cambiarlo. Non si tratta di essere di destra o di sinistra, si tratta del fatto che esistono verità e valori di fondo di cui i credenti devono essere fermamente convinti e dai quali non si può prescindere.
Nell’impegno politico il cristiano trova un esercizio della ricerca del bene comune e quindi del servizio agli altri, ma non fa della politica un assoluto:

“Pur riconoscendo l’autonomia della realtà politica, i cristiani, sollecitati ad entrare in questo campo di azione, si sforzeranno di raggiungere una coerenza tra le loro opzioni e il Vangelo, e di dare, pur in mezzo ad un legittimo pluralismo una testimonianza personale e collettiva della serietà della loro fede mediante un servizio efficiente e disinteressato agli uomini” (Papa Paolo VI).

One Response to Tempo di Rinnovamento, Tempo di impegno

  1. e. nustrini ha detto:

    Mi accingo a commentare questo articolo con il doveroso rispetto alla diversità di opinione.
    Tutti ci aspettavamo una conclusione più chiara, trasparente e coraggiosa dal recente incontro della Chiesa cattolica, voluto dal Papa. Ci aspettavamo di leggere i tantissimi nomi dei preti che si sono macchiati di un così grave peccato : violenza sessuale sui minori, indifesi nel fisico e nell’animo. Questi minori, e le loro famiglie, si fidavano ciecamente dei loro educatori, dei loro parroci; per questo la violenza usata è ancor più abbietta.
    Ma così non è stato. Ancora una volta la Chiesa ha preferito il silenzio, si è chiusa nella sua ottusa ed ipocrita difesa, limitandosi ad uno scarno, nella sostanza, e pomposo, nelle parole, comunicato e ad un vademecum (motu proprio) di comportamento futuro, del tutto superfluo e ripetitivo di cose già dette e risapute.
    Violenza sessuale. Non violenza educativa o di potere. Violenza sessuale resa ancora più schifosa da una libera scelta di vita ecclesiale dove tale violenza è bollata come grave peccato e tradimento alla vita spirituale votata dai religiosi.
    Dov’è la credibilità della Chiesa?
    Non basta una semplice dichiarazione di “rinnovamento” quando poi le regole su cui si basa questo rinnovarsi sono l’esatto contrario di quello che natura assegna agli uomini ed alle donne, ciascuno interprete della propria vera sessualità naturale.

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi