Francavilla: I sindaci dopo la proclamazione della Repubblica Italiana. 3^ Parte

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Come abbiano detto nella seconda parte i cittadini di Francavilla sul Sinni furono chiamati alle urne per eleggere il consiglio comunale nei giorni 27 – 28 giugno 1954 in seguito all’interruzione dell’amministrazione di sinistra. Furono presentate due liste; la prima della Democrazia Cristiana a cui aderirono anche i Social Democratici (i saragattiani) e qualche ex socialista, capeggiata dall’avvocato Mario Ferrara. La seconda lista Social-Comunista fu capeggiata dal giovane insegnante Giuseppe Pangaro.

Avv. Mario Ferrara

Avv. Mario Ferrara

Il risultato era dato per scontato perchè la sinistra era reduce dal fallimento amministrativo e la lista democristiana godeva dell’apporto di tante famiglie che cambiarono casacca per passare sul carro del vincitore. Infatti, dalle urne la lista dell’avvocata Ferrara riportò un risultato netto ottenendo 1189 voti mentre l’insegnante Pangaro ottenne 688 voti. Con deliberazione consiliare numero 163 del 4/07/1054 fu eletto sindaco l’avvocato Mario Ferrara; con delibera numero 164 fu eletta la Giunta municipale nelle persone di: Costanza Antonio; Perrone Leonardo, Vitola Carlo e Mele Francesco – assessori effettivi -, Calluori Nicola e Pangaro Vincenzo assessori supplenti.

Dagli appunti del maestro Pangaro riporto che

“l’avvocato Mario Ferrara e suo cugino Alberto Viceconte, segretario della sezione DC, non ci fu pace, ma un’aspra lotta per essere sindaco. E per risolvere la contesa l’avvocato Ferrara chiese le primarie svoltesi nell’asilo infantile. Lui vinse, fu l’antesignano del partito democratico”.

Infatti in questo partito sono previste le primarie. Da testimonianze sappiamo che la chiesa locale con Mosignor Don Carmelo Fiordalisi fece di tutto per affossare i partiti di sinistra adoperando qualsiasi mezzo e nelle primarie favorì l’elezione dell’avvocato Ferrara

Amministrazione comunale 1958-1962

villa comunale, edificio Scuole Primarie

villa comunale, edificio Scuole Primarie

In questa consultazione elettorale si presentarono due liste: una capeggiata dal sindaco uscente, democristiana, e l’altra del PCI, capeggiata dal compagno Abitante Policarpo, artigiano. In quel contesto politico-sociale dobbiamo riconoscere a quei compagni, operai, braccianti e qualche piccolo artigiano un grande coraggio e senso di appartenenza ai valori della sinistra per aver rappresentato il Partito Comunista nella competizione elettorale, pur sapendo che il risultato era scontato. La lista democristiana vinse nuovamente riconfermando sindaco l’avvocato Mario Ferrara ed eleggendo una nuova giunta composta da Vitola Carlo, Capuano Francesco, Ferrara Giuseppe, Gazzaneo Giuseppe -assessori effettivi-, Iannibelli Vincenzo e Cupparo Antonio assessori supplenti. Con deliberazione comunale numero 105 del 10/11/1960 è stato preso atto delle dimissioni dalla carica di sindaco dell’avvocato Ferrara perchè eletto consigliere provinciale e con deliberazione consigliare numero 108 è stato eletto sindaco l’insegnante Vitola Carlo.

Ins. Carlo Vitola

Ins. Carlo Vitola

Le amministrazioni Ferrara si caratterizzarono per la grande mole di opere pubbliche realizzate e l’organizzazione dei servizi grazie alla congiuntura favorevole della politica del governo centrale. Erano gli anni della ricostruzione e della ripresa economica del nostro Paese. Furono costruiti gli edifici scolastici delle scuole elementari del capoluogo e di tutte le frazioni favorendo l’obbligo scolastico ai ragazzi, i quali potevano continuare gli studi con l’istituzione della Scuola di Avviamento a tipo agrario; la caserma dei carabinieri (prima dipendevano da quella di Chiaromonte); le case popolari dell’INA, la rete idrica e fognate del capoluogo; la sistemazione del cimitero che era un vero e proprio orticaio; la villa comunale con una grande pineta in prossimità dell’edificio scolastico. In seguito fu distrutta dal vandalismo di noi ragazzi dell’epoca e dalla mancanza di vigilanza. Nello stesso periodo furono realizzate grandi opere come la strada provinciale Francavilla-San Costantino con il collegamento a largo pianura cioè, l’attuale via Palombaro, e la galleria del Caramola-Sogene per l’acquedotto del Frida. Con ordinanza vennero abolite le scale esterne del centro storico, fu asfaltato il corso via Roma, seppellendo, ahimè, un selciato che era una vera opera d’arte. Questa politica urbanistica è stata la responsabile dell’estinzione di quello che restava del vecchio paese. Dal punto di vista dell’ordine, in paese si registrò un rigore mai visto prima nell’osservanza delle leggi urbanistiche, in materia di igiene e sanità e di rispetto della proprietà dei boschi comunali. I trasgressori venivano sanzionati severamente. Nel paese i rappresentanti della vecchia classe dominante, ritornati al comune con il forte appoggio del parroco esercitarono il potere con molta autorità e con azioni discriminatorie nei confronti di una massa operaia e bracciantile che non si piegava allo strapotere democristiano. Tanto è vero che per le elezioni comunali del 1962 la sinistra ci arrivò ben preparata e agguerrita e di questo parleremo prossimamente.

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