Offendendo Dio si calpesta l’Uomo

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Settantacinque anni fa, il 24 marzo del 1944, è stato perpetrato l’eccidio delle Fosse Ardeatine: 335 persone, tra civili e militari italiani, furono fucilate dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l’attentato di via Rasella, l’attacco partigiano compiuto da membri dei Gap romani contro le truppe germaniche.

don Camillo Perrone

Qui nelle Fosse Ardeatine dove la violenza si è scatenata in smisurata follia, le persone trucidate invitano tutti alla solidarietà, alla comprensione, e ci assicurano che la vittoria definitiva sarà quella dell’amore, e non quella dell’odio. Essi ci avvertono che quando si nega e si offende Dio, si nega e si offende anche l’uomo, abbassandolo a strumento dei propri capricci, delle proprie ideologie, dei propri progetti di potenza e di sopruso. Essi chiedono che il loro dolore non sia stato inutile per la società umana, e che Roma, l’Italia, l’Europa, il mondo vivano nella giustizia, nella concordia, nella pace, nel vicendevole rispetto dei diritti inalienabili della persona umana.
Ai nostri giorni, in Sri Lanka, i terroristi uccidono 353 persone, colpendo le Chiese affollate per la Messa e gli hotel pieni di turisti.
La Pasqua di quest’anno, principale festa per i cristiani, è stata offuscata da uno spesso velo di tristezza. Un gruppo di terroristi – con tutta probabilità il National thowheeth jamàatg, formazione che manipola la religione islamica per fomentare l’odio tra fedi e comunità – ha approfittato dell’occasione per insanguinare lo Sri Lanka, in sud-est asiatico. Anzi, per fare più vittime possibili, i sette attentatori suicidi si sono fatti esplodere in tre chiese al momento della Messa e in tre hotel, affollati di turisti. Il tutto, pianificato nei dettagli, in rapida successione. Alla fine, hanno centrato il loro tragico obiettivo: 353 persone sono state uccise e oltre 500 ferite, una carneficina di proporzioni mai viste dalla fine della guerra civile, dieci anni fa.
L’umanità è lacerata da odi, contrasti che sembrano insanabili, desideri di vendetta, di rivincita. Le tensioni, le divisioni attraverso le famiglie ed i gruppi sociali, separano i popoli in emisferi economici ed in blocchi politico-militari.
Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore”, scrive Francesco nel Messaggio per la Quaresima 2019,

finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato”.

No al commercio delle armi! Più che armarsi, giova amarsi: è bellissimo questo!
Il secolo scorso è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi. Non è facile sapere se il mondo attualmente sia più o meno violento di quanto lo fosse ieri, né se i moderni mezzi di comunicazione e la mobilità che caratterizza la nostra epoca ci rendano più consapevoli della violenza o più assuefatti ad essa.
In ogni caso, questa violenza che si esercita “a pezzi”, in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti, terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili, gli abusi subìti dai migranti e dalle vittime della tratta, la devastazione dell’ambiente.
Oggi i gesti di violenza si moltiplicano e si fanno più incredibili, rievocando alla nostra mente epoche di barbarie che a torto abbiamo creduto lontane da noi e dal nostro tempo. Sempre presente nella vita degli uomini la violenza forse oggi si è fatta più frequente, più arrogante. Si è violenti nelle famiglie, nelle strade, nelle scuole e sul posto di lavoro, si è violenti con i deboli, i piccoli, le donne ed anche con i “grandi”; in modi tra loro diversi, talora cruenti e irreparabili, talora psicologicamente devastanti.
Sintomo di barbarie in moltissimi casi, talora efflorescenza nefasta di squilibri sociali e psichici, la violenza che quotidianamente si verifica nelle nostre strade e città non può lasciarci indifferenti, solo perché non tocca noi in prima persona. E’ un clima sociale che occorre ricreare muovendo dalla promozione del rispetto per la persona umana e i suoi diritti, isolando i violenti di ogni parte ideologica e politica, cooperando con quanti ai più svariati livelli si adoperano per rintuzzare l’arroganza dei violenti ed educare le generazioni giovani a scorgere sempre nell’altro il “proprio simile” o, come insegna la fede cristiana, l’immagine di quel Padre nel quale siamo tutti figli e fratelli.
In questi ultimi tempi si sono andati moltiplicando segni di allarme per l’accrescersi spaventoso delle violenze ai danni dei minori: “civilissimi” Paesi di questa “civilissima” Europa detengono in proposito primati poco invidiabili e la stessa Italia è frequentemente informata su episodi vergognosi che hanno come vittime bambini e ragazzi.
Va detto che la violenza fisica nei confronti dei più piccoli rappresenta quasi sempre lo sfogo di tensioni e nervosismi legati a molteplici fattori e che l’adulto riversa sul bambino in primo luogo perché è facile e comodo scaricarsi su un essere debole e indifeso, in secondo luogo perché il bambino, in quanto bisognoso e dipendente dal genitore, è spesso considerato “cosa propria”, sulla quale si pretende di avere un potere pressoché assoluto.
A questo punto diciamo: urge rafforzare la formazione dei cittadini al senso civico-sociale, ma soprattutto alla carità fraterna e solidale.
Naziskin”, “Skinheads”: termini sconosciuti e barbarici fino a ieri, che stanno entrando nelle nostre famiglie con prepotenza. Teste rapate che luccicano metallicamente di violenza e forse di odio nei confronti di chi non ha lo stesso colore della loro pelle o di chi non parla la loro stessa lingua. Naziskin e Skinheads, frange di giovani che sono la spia di una società che non è più in grado di portare a termine processi di maturazione. Questo è uno dei tanti esempi di barbarie oggi dominanti.
E oggi più che mai, si abbia particolare cura degli adolescenti, nel cuore dei quali si anticipano tante scelte che segnano il futuro. E’opportuno lavorare in collaborazione con la famiglia e la scuola.
Nel 1958 l’On. Aldo Moro introdusse nelle scuole medie e superiori l’insegnamento dell’educazione civica (formazione dell’uomo come soggetto responsabile in quanto membro di una comunità e conoscenza dell’ordinamento politico e giuridico).

Aldo Moro e Enrico Berlinguer

Si cercava di rafforzare la formazione dei giovani in quanto cittadini. Ma il senso civico dovrebbe essere appreso principalmente in famiglia, con il buon esempio: “la parola è suono, l’esempio è tuono”, poi anche a scuola e negli altri ambienti che favoriscono l’aggregazione, senza bisogno di restrizioni.
Senso civico è rispetto delle regole in generale, della Costituzione. A proposito, l’educazione civica sarà subito materia obbligatoria nelle scuole.
Diffidenza e persino odio, alieni dalla coscienza cristiana, hanno preso forma tra di noi e si sono espressi in vario modo. Forme di razzismo e xenofobia stanno emergendo nel Paese, spesso legate al fenomeno migratorio.
Crescono gli egoismi di varie dimensioni, i nazionalismi esasperati, la tendenza a dominare gli altri al di là dei propri legittimi diritti e meriti.
Il Vangelo non è la vera guida delle nostre scelte. C’è un individualismo crescente, che spesso diventa egoismo, il contrario dell’amore, il contrario del messaggio di Gesù.
Diciamo allora che il nostro Paese ha bisogno di essere rievangelizzato. La nostra fede non può più essere sociologica. L’amore e solo l’amore è l’unica forza che può trasformare il mondo.
Pertanto occorre l’affermazione della fraternità universale, ponendo al centro dell’azione pastorale i poveri, coloro che vivono nei bassifondi della Storia, nella lotta contro le ingiustizie, nell’impegno per la costruzione di una società di uguaglianza, di giustizia sociale.
Serve dunque un forte impegno educativo per mettere in campo una nuova passione civile, un nuovo stile di vita, somma bontà, la testimonianza dei valori etici e sociali da considerare vera bussola in politica e sincera conversione.

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