Uniti nel rispetto dei Diritti della Persona

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Viviamo in una società particolarmente disgregata e divisa: ce ne accorgiamo ogni giorno ascoltando la radio e la TV, leggendo i giornali. I valori fondamentali della convivenza umana sono in crisi: la ricerca della verità, della libertà e della giustizia, il rispetto della vita propria e altrui per molti non hanno più valore. Ideologie materialistiche e relativistiche che vedono nella lotta il motore della storia e nella forza la sorgente del diritto, stanno corrodendo essenziali valori umani.

don camillo Perrone

La caduta del senso di socialità ha prodotto tendenze egoistiche, gonfiando a dismisura il catalogo dei diritti e delle pretese dei singoli, esaltando l’individualismo e lasciando totalmente in ombra i doveri, le relazioni e le responsabilità; tutti indifferenti alle proprie responsabilità, tutti complici nel fingere di non sapere.
Sono all’ordine del giorno scissioni, divisioni, antagonismi e lotte fratricide in seno alle famiglie e soprattutto in seno al mondo politico.
La nostra società, malata di protagonismo, di autoreferenzialità, di asprezza altera e spavalda non si accorge di essere alla deriva perché abbiamo rinunciato alla ricerca della verità oggettiva, del bene comune, come altresì al riconoscimento di valori universali inalienabili.
Sono trascorsi 70 anni da quando, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Tuttavia, mentre celebriamo il testo giuridico più conosciuto e citato al mondo, sembra una provocazione vederne le violazioni. E’ cambiato qualcosa: per la cultura politica dominante i diritti umani valgono se si gode del diritto di cittadinanza; non è più sufficiente essere persone che condividono lo stesso destino. Occorre dunque vigilare, altrimenti quando nella storia non si fa memoria del passato, ritornano i genocidi, gli stermini di massa, le pulizie etniche, i muri con fili spinati, la paura degli altri.
Quello che maggiormente preoccupa, poi, è l’assenza di coscienza della gravità di una simile situazione segnata dal predominio di un relativismo filosofico-pragmatico e dall’individualismo più vergognoso.
Allora conviene riferire che la persona umana integrale con le sue multiple possibilità, indigenze e razionalità (espansione, bisogni, fraternità), sta al centro della concezione sociale cattolica. La persona umana ha un destino proprio; un universo spirituale per sé stante, ipercosmico, per quanto colloquente e convivente con gli altri universi spirituali e autonomi (Dio e gli uomini…). La vita sociale deve permettere all’uomo la realizzazione del suo destino personale (personalismo). D’altra parte questo destino non si compie se non espandendosi e arricchendosi nella vita sociale. L’uomo deve dunque, rispettando la sua struttura e teleologia, connettersi con gli altri per la realizzazione del bene comune, cioè di tutti gli altri uomini (solidarismo e comunitarismo).
Così il Cattolicesimo sociale ripudia sia l’individualismo liberale che subordina il bene comune al bene individuale, sia il socialismo (collettivismo, sociologismo hegeliano, kantiano, hitleriano). La persona sempre al centro, la persona cuore della pastorale.
Il Cristianesimo è in prima linea sul fronte della unità e della solidarietà di tutti gli uomini: in tal senso attua varie iniziative.
La “Pacem in terris” insegna: “L’unità della famiglia umana è esistita in ogni tempo, giacchè essa ha come membri gli esseri umani che sono tutti uguali per dignità naturali.
Di conseguenza esisterà sempre l’esigenza obiettiva all’attuazione del bene comune universale, e cioè del bene comune della intera famiglia umana”.
Nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri ricercando il bene comune. Per questo appare necessaria una serie educazione alla socialità e alla cittadinanza.
L’unità non si costituisce sui vaghi sentimenti, sulle contrapposizioni, sull’unanimismo, sulle strumentalizzazioni, sulle assolutizzazioni, bensì su qualcosa di più grande di noi, su dei valori assoluti. L’unità si costruisce facendo riferimento soprattutto alla dottrina della Chiesa, al Vangelo.
Nel Novecento due tristi utopie hanno mirato a costruire questa unità, nella sopraffazione. La nazista, nel nome della razza; la sovietica, sulla base del principio leninista per cui “se si vuole fare la frittata bisogna rompere le uova”, spingendo alla guerra. La loro caduta non ha aperto la mente dei governanti a una interpretazione religiosa della vita e della politica. Adenauer, De Gasperi, Schuman pensavano alla costruzione dell’Europa cominciando dall’anima, dall’unità culturale e di valori, prima di ogni organizzazione economica e politica. Invece, è andata come è andata, e ci ritroviamo ai tristi passi odierni.
Dopo il Secondo conflitto mondiale ecco la comunità mondiale: spiccano il Mercato Comune, l’ONU e la Nato. E’ un fatto che il progresso ha creato problemi che non si possono più risolvere nell’ambito di una nazione o di un continente, ma esigono la collaborazione e lo sforzo di tutti gli stati e di tutti i continenti.
Si è sentito il bisogno di strutture e di organismi economici e politici, investiti di poteri sufficienti per compiere fra tutte le nazioni e tra i popoli un’azione di coordinamento, di orientamento e di integrazioni, di fare del mondo intero una sola famiglia dove pure nella diversità dei caratteri, delle razze e dei popoli, tutti vivano e lavorino per il bene di tutti.
La Chiesa società universale e madre di tutti i popoli non può e non è rimasta mai indifferente a questa aspirazione dei popoli e ai vari tentativi fatti. Anzi la Chiesa stessa ha cooperato e coopera alla creazione, allo sviluppo e alla realizzazione di una tale aspirazione e necessità dei popoli. Vi coopera mediante la sua struttura, mediante la sua predicazione con la quale da venti secoli insegna l’uguaglianza di tutti gli uomini, l’origine comune da Dio, Padre e Redentore di tutti, il comune destino, verità che sono base e fondamento per una unione universale dei popoli. Mediante la sua opera la Chiesa fa sue le necessità di famiglie e comunità parrocchiali: contributi per progetti anti-disoccupazione per i giovani e nuove strutture parrocchiali per l’educazione dei ragazzi e l’accoglienza degli anziani; restauri per tramandare un patrimonio unico di arte e fede.

don Camillo Perrone

Poi le opere di carità in Italia e nel Terzo Mondo: poliambulatori diocesani, mense per i poveri, aiuti anti-crisi per famiglie e anziani, fondazioni anti-usura, centri di ascolto e accoglienza, progetti di integrazione sociale e interventi contro la marginalità umana.
La evangelizzazione e la promozione umana è una missione audace e di fede, è opera dell’uomo per l’uomo, per risolvere le alienazioni e rivelare il senso autentico della Parola di Dio in un impegno politico e sociale per cui fede e religione sono difesa concreta dell’uomo contro ogni oppressione e schiavitù.
Il grido degli ultimi e dei piccoli è istanza di dignità della persona umana, di diritti umani negati, di giustizia, di solidarietà. Ma anche di fraternità, e di abbracci, di esami di coscienza che permettano cammini di incontro, di dialogo, di riconciliazione, di restituzione, di umanità. Tra persone e tra gruppi, comunità, popoli. Stiamo vivendo un’ora della storia che è di trasformazione epocale come poche altre: bisogna non subirla se è negativa, c’è un mondo post-moderno rassegnato a non avere una verità e a vivere di opinioni, a non sapere chi è l’uomo. Di fronte a queste metamorfosi antropologiche che in certi Paesi stanno già avendo effetti devastanti, occorre reagire e riproporre un umanesimo plenario che nasce dalla fede cristiana.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, operai e operaie sono costretti a turni massacranti in stabilimenti poco sicuri e pericolosi. Anche nei Paesi considerati ricchi, però, i diritti dei lavoratori sono minacciati: contratti ingiusti, paghe non adeguate, controlli eccessivi.
Tutto sta cambiando, anche in questo campo. Ma i diritti non possono cambiare e neppure essere trascurati.
L’attuale dinamica sociale appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso.
In conclusione, urge uno stile che sappia riconoscere la complessità dei nostri tempi e un atteggiamento di fiducia del vivere relazionale contro l’individualismo antagonista.
Ritrovarsi insieme “in questa grave ora” per essere “uniti insieme” come voce dei deboli, garante dei diritti, coscienza critica della società di mercato e protagonista di un “umanesimo comunale” da cui selezionare una nuova classe dirigente per una nuova stagione politica.

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