La vita di una volta a San Severino L. – tratto dal libro – “uno sguardo al passato” di Antonio Vincenzo Violante

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COMPORTAMENTI DI UNA VOLTA – Le buone nonnine che non potevano più partecipare ai lavori pesanti, rimanevano in casa e badavano ai servizi domestici. Rivedevano tutta la biancheria lavata al fiume e rattoppavano, con vera precisione, gli strappi con toppe dello stesso tipo quando era possibile trovarle. Osservare la precisione di quell’ago, che dolcemente si ficcava nella stoffa, era un incanto.

S. Severino L.

Quelle mani, degne di essere baciate, scheletrite dall’età e dai lunghi lavori, insegnavano a tutti che la vita è fatica e sacrificio. A noi piccoli raccontavano spesso la storiella della giudiziosa formica che, previdente, pensando alla cattiva stagione invernale, metteva da parte il superfluo di ciò che trovava. Diversamente faceva la cicala che, durante la stagione calda, stava all’ombra a cantare e con l’arrivo del freddo era costretta a perire per mancanza di cibo.

In quei tempi di veri stenti tutto era risparmiato; i vestiti non si buttavano, venivano rattoppati ed usati sino all’estremo; ma neanche dopo si buttavano in quanto si selezionavano per ricavarne toppe.

S. Severino L.

L’abito “nuovo” era quello del matrimonio, gelosamente custodito nel baule ed indossato nelle grandi occasioni, oppure nel fatale giorno dell’addio alla vita terrena.

La vita reclamava risparmi da tutti i lati, senza mai lamentarsi e vergognarsi. Se taluno non risparmiava veniva apertamente criticato e gli venivano attribuiti mille epiteti ingiuriosi.

Antonio Vincenzo Violante

Antonio Vincenzo Violante

Anche la situazione climatica era diversa da quella odierna. Dal mese di gennaio scendeva la neve continuamente e copriva tutto. Si doveva badare a toglierla dal tetto per paura che la capriata della copertura crollasse. A volte si poteva aprire la porta di casa con difficoltà. Noi ragazzi scavavamo delle gallerie nella neve tra un’abitazione e l’altra.

Tutto è cambiato: stagioni ed umanità. Ieri si imitava la formica, oggi si vuol seguire il comportamento della cicala. Oggi si è dominati dalla pubblicità. Senza farcene accorgere, essa ci fa rinunciare sempre di più alla nostra capacità di decidere.

IERI ED OGGI  – Oggi ai giovani mancano dei punti di riferimento e manca il senso della misura. Quel lontano ieri dava invece una direttiva di vita, al contrario di oggi. Il vivere, allora, si basava sul risparmio. Quando c’era lo sciupìo sorgeva la critica. Ricordo che una persona amica di mia madre venne a criticare mia nonna Angelina perché aveva buttato una veste quasi nuova che ella aveva preso e riattata per se stessa.

Uno sguardo al passato di A. Vincenzo Violante

Uno sguardo al passato di A. Vincenzo Violante

A dire il vero mia nonna teneva molto all’eleganza e per questo veniva chiamata “la galante“. Il nonno ci soffriva molto, però il danaro non mancava mai. Ogni anno doveva andare in villeggiatura: l’andare a trascorrere le vacanze al mare era un lusso per pochi.

La moneta circolante era il centesimo e per guadagnarlo non era facile. Comunque mio nonno non mancava mai di mettere il denaro da parte per eventuali bisogni futuri. Se non ricordo male, mi diceva spesso che non bisogna essere né avari e né prodighi. Bisogna saper esser misurati.

L’EDUCAZIONE DEI FIGLI  – In passato l’educazione dei figli era basata sull’esempio, perché questo riusciva ad essere, allo stesso tempo, modello e sostegno. Si riteneva che il modello fosse facilmente imitabile e, se questo mancava, era difficile realizzare comportamenti corretti. Il sostegno aiuta a superare le difficoltà di percorso, si diceva. La maggior parte dei genitori agiva con fermezza nei riguardi dei figli da educare perché si riteneva che con la disciplina fosse possibile formare personalità forti. Era convinzione generale che i castighi e le correzioni fossero mezzi indispensabili per avere figli onesti, coscienziosi, lavoratori e buoni cittadini.

Anche per educare occorre essere misurati: chi fa troppe chiacchiere e scenate, allo scopo di correggere, sbaglia, così come sbaglia il genitore che rimprovera il figlio per un nonnulla o lo sgrida in continuazione o fa finta di non vedere o di non sapere. Anche per educare i figli bisogna sapere essere parsimoniosi. Viviamo in un’epoca la cui civiltà corre il rischio di essere distrutta dalle sue stesse invenzioni.

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