L’inizio di una nuova era – tratto dal libro – “uno sguardo al passato” di Antonio Vincenzo Violante

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Antonio Vincenzo Violante

Antonio Vincenzo Violante

LA CLONAZIONE  Nel lontano ieri l’uomo comune era povero, ma più felice, perché si contentava di poco. Viveva di sostanze naturali e di speranza. Attualmente l’uomo conta più sulla tecnologia che sulla grazia divina.

Viviamo in un tempo in cui lo scienziato si sente enormemente capace di realizzare l’uomo nuovo con la clonazione e chissà cos’altro ancora. La clonazione, come si sa, permetterebbe di riprodurre un uomo come copia precisa di un altro uomo. Questa pratica è stata usata con successo per organismi animali, come per la pecora Dolly. In ciascun uomo è come innata curiosità di conoscere il passato. Quello dei Sanseverinesi era alquanto sereno perché tutti accettavano la propria condizione. La storia è il messaggio dell’antichità. Occorre studiare il passato per modellare l’avvenire, si spera tanto in un avvenire migliore per tutti i popoli. La conoscenza del passato deve far riflettere la nuova generazione per un miglioramento morale e materiale. Le famiglie di ieri erano unite, affratellate.

Uno sguardo al passato di A. Vincenzo Violante

Uno sguardo al passato di A. Vincenzo Violante

Forse perché ci si considerava fratelli in Cristo. Ognuno aveva il suo compito da attendere. Ogni famiglia aveva la sua capretta per il latte da consumare, oppure da vendere, ed era contenta.

La povertà non era vergogna. Oggi nessuno è contento del proprio stato e nessuno fa il passo secondo la propria gamba, è proprio questo il motivo della continua insoddisfazione.

REALTA’ DELLA VITA  – Il senso della vita non è lo scenario presentato dalla televisione a da certi giornali che fanno ribrezzo. Ieri i pantaloni bucati dal lavoro erano ben rattoppati: la pelle non doveva apparire. Oggi i pantaloni con grossi buchi da tutte le parti sono di alta moda. La pelle deve essere mostrata, l’ombelico deve prendere aria, diversamente ammuffisce, anzi un piercing vicino deve poter attirare maggiormente l’attenzione. Quel lontano ieri, privo di ogni comodità, era ricco di tutti i valori morali e spirituali.

L’ERA DEI COMPUTERS –  La fiamma del vecchio focolare era capace di tenere la famiglia unita. Attorno ad esso si parlava, si discuteva e ci si consigliava, ascoltando i saggi pareri delle persone anziane che, allora, erano tenute in grande conto. Nel focolare c’era, il più delle volte, una pignatta di creta piena di legumi che lentamente cuocevano e riempivano di uno stimolante profumo l’ambiente. I fagioli erano, spesso, il desinare serale. Ricordo quei piatti rustici, grandi e colorati, colmi di broccoli e cotechini o di altro cibo umile, ma genuino. Non si usava il secondo piatto: era sufficiente una sola pietanza ed una fetta di pane duro, accompagnata da un buon bicchiere di vino frizzante. Tutto era genuino; le piante non erano concimate con sostanze chimiche, era l’humus ed il letame che arricchivano la terra e le piante si nutrivano di sostanze naturali. Quell’ humus sprigionava un odore, direi piacevole; in quei cumuli di letame si creavano migliaia di lombrichi che, oltre a triturare il terreno, erano ottimi alimenti per i volatili. I campi erano pieni di uccelli che con il loro canto e cinguettio rallegravano il cuore. Oggi

Foto periodo fascista S. Severino L.

Foto periodo fascista S. Severino L.

nelle campagne anche gli uccelli sono scomparsi a causa dei pesticidi che, mentre agevolano lo sviluppo degli ortaggi, distruggono la vita. Le campagne non erano solcate dai tralicci elettrici. Era la luna a rischiarare il buio della notte. Si camminava portando un tizzone ardente per non inciampare tra i sassi. Non c’era neanche la strada rotabile. Per andare da una zona all’altra bisognava andare a piedi, oppure sul dorso dell’asino. Oggi invece tutto è più facile, ma a quale prezzo?

Nel mio paese non c’è più un artigiano. Sono scomparse tutte quelle attività nelle quali l’uomo esprimeva la sua creatività. Ora ci sono apparecchi che sostituiscono l’uomo non solo nel lavoro manuale, ma, addirittura, nel suo intelletto, come i computers. Pur riconoscendone la grande utilità, ritengo che favoriscano sempre più la perdita di contatto umano con la realtà.

Cosa succederebbe se smettessero di funzionare per un motivo non previsto? Mi auguro che la tecnologia possa agevolare il progresso dei popoli che ancora vivono nell’arretratezza e nella miseria.

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