Tinto Brass a Rionero dieci anni fa

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Tinto Brass a Rionero dieci anni fa

Armando Lostaglio

 E’ giusto un decennio (giugno 2009) che il maestro Tinto Brass – su invito del nostro CineClub “Vittorio De Sica” – Cinit – è stato ospite a Rionero in Vulture per un seminario sul Cinema: “estetica, seduzione, voyerismo” (con la bella locandina di Daniele Bracuto): il Centro Sociale “P. Sacco) gremitissimo per un evento unico in Basilicata che non passò inosservato anche in vicine regioni per l’unicità del personaggio che più volte avevamo incontrato alla Mostra di Venezia e con il quale abbiamo mantenuto un costante rapporto d’amicizia (fino alla sua malattia che purtroppo l’ha colpito da diversi anni). Un grande intellettuale come emerge in questa intervista (maggio 2009) che abbiamo pubblicato su diversi giornali. Una serata memorabile per noi cultori di Cinema e divulgatori dell’arte cinematografica. Evidenziammo che il suo ultimo film “Hotel Courbet” venne presentato alla Triennale di Milano, quindi al “De Sica” di Rionero e a settembre alla Mostra di Venezia, sdoganandolo dopo anni di esclusione per la sua scelta di cinema considerata prettamente “erotico”.

Intervista a Tinto Brass. Un ricordo della Basilicata

Di Armando Lostaglio

Potenza. “Nemmeno il potente Enrico Mattei, preso da altri problemi di natura industriale (il suo aereo sarebbe esploso in volo un anno dopo) riuscì a salvare il film “L’Italia non è un paese povero”. Ci riuscirà invece il giovane collaboratore del regista Joris Ivens, che provvide a trafugarne una copia e portarla al sicuro in Francia: era Giovanni Brass, detto Tinto”. Lo abbiamo scritto di recente in coincidenza con il film televisivo mandato in onda dalla Rai sulla figura di Enrico Mattei. Una bella responsabilità ha avuto dunque, maestro, ed un ruolo di non poco conto, in qualità di aiuto regista del documentarista olandese Ivens, incaricato cinquant’anni fa dall’allora presidente dell’Eni Mattei di realizzare un film pionieristico sulle estrazioni di petroli ed idrocarburi anche in Basilicata. Insieme a lei, sul set, altri giovani registi che hanno scritto pagine importanti della storia del cinema nel nostro paese, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani e Valentino Orsini. Ci racconti in breve come è andata, in che maniera riuscì a salvare in Francia il documentario, tanto osteggiato dalla censura di allora.

R.: Avevo imparato proprio da Ivens il montaggio, le scelte e le tecniche. E così mi introdussi negli studi per cercare di salvare quelle parti che la censura non consentiva. Le parti tagliate erano proprio quelle girate in Basilicata, quelle forse più realiste, con i bambini assillati dalle mosche, gli animali nelle abitazioni, le grotte e la miseria.

Un suo ricordo della Basilicata di allora, di Ferrandina, dove era stato in occasione delle riprese del film voluto da Mattei.

R: Mi colpì molto la Basilicata, i paesini sulle colline. Di Ferrandina, dove girammo diverse scene, conservo un bel ricordo. Eravamo giovani registi con un immenso entusiasmo. Fui colpito dalla forza espressiva dei Sassi di Matera, dalla composizione urbana: fu una intensa impressione.

I suoi lavori cinematografici fin dagli esordi risentivano, pertanto, della lezione neorealista, con influenze innovative nel linguaggio. Una sua considerazione.

R: Ero stato assistente di Roberto Rossellini e per me il neorealismo aveva anche connotazioni di fantasia. Seguivo in quegli anni proprio al Sud, ad Avellino, il Festival del Neorealismo promosso da Camillo Marino, fondatore del premio Laceno d’oro, il quale produceva pure una rivista, “Cinemasud” (mi pare si chiamasse). Vi collaborava anche Pier Paolo Pasolini, Ettore Scola, Lina Wertmuller.

Il suo cinema agli inizi degli anni ’80 vira verso un genere specifico: la seduzione, il voyeurismo, l’erotismo, (che incolti scambiavano per pornografia) non senza vibranti polemiche da parte della critica, sebbene in molti riconoscevano la sua brillantezza, la ricercata fotografia, l’uso del “bianco”, le musiche. E poi le accuse sull’uso strumentale del corpo femminile sono state per decenni alla base delle “contestazioni”.

R: C’è ancora chi confonde maliziosamente e in malafede pornografia ed erotismo. La pornografia è la riproduzione fotomeccanica dell’atto sessuale. L’erotismo è tutt’altro, è espressione poetica, seduzione.  

Il CineClub De Sica – Cinit di Rionero, da anni è sollecitato di invitarla in Basilicata. Pensiamo sia il momento, vista l’intensa attività di cultura cinematografica dell’Associazione e del pubblico alquanto maturo. Sarà a Rionero il prossimo 2 giugno, per parlare di “Edonismo nel Cinema”.

 R: Ci verrò con piacere, parlerò anche di un mio corto su un pittore francese dell’800, Gustav Courbet, presentato recentemente in Francia. Un pittore ritenuto scandaloso per l’epoca. Ma del resto, sosteneva Picasso,”l’arte non è mai casta. Se lo è non è arte”.

(maggio 2009)

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