Il Portone

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Il portone. E’ ancora così chiamato il rudere della grande porta d’ingresso alla Certosa di San Nicola in valle di Chiaramonte. Sul portale sono ancora visibili tenui tracce di un affresco religioso che la violenza dei fattori ambientali ha quasi del tutto cancellati. Probabilmente vi doveva essere l’effigie di San Nicola. Non abbiamo una documentazione storica specifica, ma da altre notizie rivenienti dagli studi del professor Giganti, esso dovrebbe datarsi al 1395, anno in cui fu portata a termine la costruzione della Certosa di San Nicola.

Giovanni Fortunato

Il portone e la cinta muraria delimitavano il territorio della Certosa e in un documento assai prezioso giunto fino a noi che riporta i capitoli dello Statuto concesso dai monaci certosini a coloro che si apprestavano ad abitare il nascente Borgo di Villafranca, così si chiamava originariamente l’attuale Francavilla in Sinni, vi sono delle prescrizioni molto precise per i rapporti tra monastero e gli abitanti. L’atto notarile del 1439 contiene delle clausole dalle quali si evince chiaramente che l’università di Francavilla non era libera come le altre, i cui membri possedevano una sfera di autonomia più o meno ampia nei confronti di chiunque; in essa i vassalli avevano obblighi verso il monastero, essendo tenuti a prestare obbedienza e a giurare fedeltà ai suoi rappresentanti:

“volino li detti frati che li detti Vassalli iurino homagio e fedeltà allo monasterio e siano humili et obedienti a tutte le cose licite allo priore e all’ altri frati et alli loro officiali secondo è tenuto di fare omne Vassallo a suo signore “.

Più in particolare le concessioni consistettero nel diritto di impiantare vigne e masseria nelle terre assegnate (Vallone del porcile, Vallone del fico, Fiego di Palumbara, Porticelle, Farneta Sant’Angelo, Rubio), tagliare legna per uso domestico e raccogliere ghiande per i maiali nel territorio del monastero e cogliere le castagne nel Rubio, dividendole a metà. A queste concessioni corrispondevano alcuni obblighi e divieti: obbligo di residenza e stabilità nel territorio di Francavilla, divieto di vendere i possedimenti, obbligo di fornire le decime dei prodotti agricoli del bestiame, del legname, obbligo di difendere il monastero e di fornire alcune giornate di lavoro. Restava, inoltre, facoltà del monastero nominare i suoi ufficiali: giudice, camerlengo, baglivo catapano.

Portone

Chiaramente il monastero controllava la vita sociale ed economica del nuovo centro. È interessante sottolineare che i Vassalli dovevano presentare alcune garanzie di ordine morale, tanto che nell’atto di cui sopra fu espressamente sancito:

“item detti frati non volino in loro terra latruni, barattieri, puttanieri, renegati, imbriacuni e che portino l’odio l’uno all’altro e volino che siano buoni huomini e legali et ognuno si guardi la sua roba”

(Dal volume “Struttura economica e scelte politiche a Francavilla sul Sinni” di Angela Cortazzi Fortunato).
In un progetto che ha visto rinascere l’antica torre, dipendenza della Certosa, è prevista la rivalutazione di questo monumento storico che arricchirà, sicuramente, la memoria del senso di appartenenza identitario del luogo.

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