Non basta invocare più severità

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L’opinione pubblica è giustamente e profondamente allarmata per il moltiplicarsi di rapine, di sequestri di persone, di delitti e di stragi perpetrati dai giovani e spesso dai giovanissimi.

don Camillo Perrone

Gli adulti invocano leggi più severe, sono spesso tentati di far giustizia sommaria per gli audaci assassini che non temono di sparare sulla folla inerme, di massacrare i tutori dell’ordine e di sequestrare gli innocenti bambini pur di ottenere denaro, molto denaro, denaro ad ogni costo. E’ giusto che l’opinione pubblica sia allarmata, che invochi più severa giustizia e chieda protezione e sicurezza. Soprattutto le forme della violenza si moltiplicano e si diversificano attorno a noi rendendoci spettatori di mali cui sembra impossibile porre rimedio.
E qui il discorso scivola sul grave fatto di sangue perpetrato recentemente nella Capitale, vittima un Vice Brigadiere dell’Arma dei C.C. Sono 11 e non 8 le coltellate che hanno ucciso Mario Cerciello Rega. L’esame autoptico sul corpo del Vice Brigadiere di 35 anni aumenta i dubbi sulla ricostruzione, ancora sommaria, della morte del militare nella serata fra il 25 e il 26 luglio nel quartiere Prati a Roma.
Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, i due americani arrestati autori del delitto. Nella chiesa gremita di Somma Vesuviana, Mons. Santo Marcianò, ordinario Militare, è franco. Questo dolore ci appare ingiusto”, dice, ed è quello che dicono anche, gravi, gli occhi dei presenti.

“E’ ingiusto – aggiunge, visibilmente commosso – ma è la testimonianza di un amore immenso. Il ricordo del suo impegno saprà suggerire a tanti giovani di queste nostre città del Sud di continuare a vivere scegliendo sempre la parte migliore”.

Perché questo delitto? La prima causa va ricercata sempre all’interno della coscienza.

Mario Cerciello Rega

E’ vero, però, che quando la violenza assume certe proporzioni, oltre alla responsabilità della coscienza va ricercata l’influenza della società.
E’ facile deprecare. E’ istintivo pensare a dure rivalse di natura punitiva. E’ illecito però invocare vendette o mascherarle come giustizia. Al massimo si può indicare nel braccio della legge il rimedio per impedire che i protagonisti di efferate imprese possano continuare a esercitare violenza su innocenti.
Ma gli adulti, perfino gli anziani, hanno tutto il diritto di condannare i loro figli e soltanto i loro figli per le loro preoccupanti deviazioni e per gli orrendi misfatti di cui si macchiano?
Se è vero che l’ambiente fa l’uomo, vediamo qual è il tipo di società che gli adulti hanno creato e continuano a offrire ai loro figli.
La società in cui nascono e crescono i nostri figli è innegabilmente una società dissacrata, spudoratamente laicista e aperta al più sfacciato libertinaggio.
L’attuale società, con a capo gli adulti, adora il denaro, il benessere materiale, l’edonismo, il sesso, il consumismo e la droga.
Ora cerchiamo di capire la legittimità delle forme di indignazione che ci sollecitano di fronte ad avvenimenti come quelli dei quali stiamo parlando. Ma allo stesso modo cerchiamo di capire che nessuno ègiusto dinanzi al Signore”, e perciò in condizione di sentirsi migliore degli altri, di qualsiasi altro. Fosse pure l’omicida più inumano, colpevole dei reati più gravi. E’ giunto dove è giunto per una serie di circostanze e condizionamenti. Dei quali ognuno di noi potrebbe essere corresponsabile: e in quel caso, chi decide il grado della complicità?

Non si tratta di colpevolizzarsi, ma di avere coscienza che qualcuno è arrivato nel tunnel di ogni forma di devianza anche perché qualcun altro – forse io stesso – non è stato per lui esempio e testimone. Perché le sue inclinazioni, a un bivio che un giorno o l’altro si è presentato, non sono state opportunamente dirette al bene, ma sono finite nella palude del male. Perché non è stato sorretto, aiutato, incoraggiato. Che cosa intendeva Don Bosco per metodo preventivo se non questa attenzione ai primi passi di una vita? Certo, il Signore può sempre riscattare, in ogni momento dell’esistenza, il colpevole di qualsiasi crimine.
Ma lo sviluppo del bene e del male si inizia nell’infanzia, si consolida nella gioventù.
La pianta della violenza può crescere soltanto se viene seminata. E nostra è la mano che getta il seme nel solco.
Urge un’azione di lavoro paziente, di rete, preventivo e non soltanto successivo, come al solito, delegato alle forze dell’ordine o alle strutture e alle comunità.
Dobbiamo metterci tutti insieme: scuola, famiglie, oratori, farmacie, associazioni sportive e, drammatizzando meno ed elaborando di più, inventare una strategia che sappia superare due enormi difficoltà. La prima è l’ideologia ancora troppo radicata e interessata; la seconda è l’assunzione di pari responsabilità da parte di tutte le forze presenti sul territorio; limitando vecchie metodologie, recuperi punitivi e restrittivi e valutando, invece, soprattutto azioni educative.
Ed ecco cosa succede: si ripete da sempre che bisogna prevenire, ma si fa poco per centrare questo obiettivo. Molte famiglie si trovano di colpo alle prese con figli invischiati in dipendenze dalla droga. E non sanno a quale porta bussare. Troppe sono chiuse.

Don_Camillo_Perrone

Il genere di educazione oggi prevalente è adeguato alle esigenze del vivere nel presente?
Si sentono molte lamentele sul diffuso vuoto esistente e sulle troppe rinunce o abdicazioni del mondo adulto verso i doveri con le nuove generazioni. E’ indubbio che ci sono molte carenze, sia pure con diverse attenuanti.
Urge approfondire questo grande termine che è l’educazione: a quella che ci vorrebbe, cioè autorevole, e non solo fatta di concessioni.

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