L’Ambrogino a Francesco Saverio Borrelli

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Ernesto Calluori

Il direttore de “IL RiformistaPiero Sansonetti titola il suo Editoriale del 19 nov. 2019 “Ambrogino a Borrelli, schiaffo al socialismo italiano ” in cui narra che il Comune di Milano ha deciso di attribuire a Francesco Saverio Borrelli l’Ambrogino d’oro alla memoria, che viene assegnato tutti gli anni il 7 dicembre giorno di Sant’Ambrogio. La storia delle benemerenze civiche è costellato da vari episodi. C’è stato il gran rifiuto di Dario Fo, l’esclusione di Enzo Biagi, il mancato conferimento nel 2002 allo stesso Borrelli proposto dal centrosinistra bocciato dal centrodestra.

Francesco Borrelli, coordinatore di “Mani Pulite” è stato il Magistrato che impedì che il governo italiano concedesse un salvacondotto a Bettino Craxi per curarsi in Italia. Craxi è stato un illustre cittadino italiano che ha servito il suo Paese da presidente del Consiglio e da leader del partito socialista. In concomitanza del ventennale della morte, l’assegnazione dell’Ambrogino a Borrelli stride con lo statista mai sconfitto politicamente ma abbattuto da una tempesta giudiziaria. Preferiamo ricordare Bettino per le sue straordinarie capacità e intuizioni dall’installazione del sistema missilistico europeo a Comiso, all’epopea di Sigonella fino alla campagna per salvare la vita di Aldo Moro. La lezione del grande leader è ampiamente testimoniata da una grande maggioranza degli italiani che ha compreso.

Francesco Saverio Borrelli

Ha compreso che la sua è stata una buona politica, che lui è stato il capro espiatorio di una situazione di degrado civile che lui solo aveva avuto il coraggio di denunciare, invitando tutte le forze politiche a porvi rimedio. L’Unità del 6 luglio 1998 a pag.6 ospitava la lettera di Renzo Foa indirizzata all’ex direttore Mino Fucillo per l’apertura apparsa domenica 5 luglio all’indomani del congresso socialista all’Ergife, dal titolo “La riabilitazione di Craxi“. La lettera , recitava :

“Non sono riuscito a capire bene se in quelle secche parole prevalesse l’oggettività con cui si dava la notizia di un avvenimento o se invece dominasse lo spirito polemico con il quale lo si vuole sottolineare”.

In altri passaggi della lettera, Foa scriveva :

“Sì , prima o poi doveva accadere che in qualche modo tornasse all’ordine del giorno il problema Craxi. Infatti, ha continuato a scambiare la sua sconfitta politica per una persecuzione, la sua latitanza per un esilio, il corso della giustizia per un complotto”.

Piero Sansonetti su l’Unità del 15 agosto 1999 in un appassionato articolo chiedeva l’amnistia per i reati di tangentopoli e invocava a gran voce il ritorno di Bettino in Italia. E’ giusto, si chiedeva l’ex direttore Sansonetti dell’Unità di allora

“che una grande potenza occidentale come l’Italia, un paese libero e moderno non sia in grado di raccogliere Bettino Craxi in Patria? Penso di no, che non sia giusto”.

 

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