Ne “Il treno dei bambini” anche quelli di Francavilla

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La professoressa Viola Ardone, napoletana, nel suo romanzo “Il treno dei bambini” (Einaudi Editore) racconta una pagina di dignità nazionale, quella che tra il 1946 e il 1952 vide il Partito Comunista Italiano con l’UDI (Unione donne italiane) organizzare un trasferimento temporaneo di 70 mila ragazzi, diecimila solo di Napoli per sottrarli alla miseria, alle malattie, all’abbandono scolastico, nelle regioni rosse italiane, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna.

La giovane scrittrice ha voluto raccontare un paese capace di fare solidarietà che, nel dopoguerra, difronte alla miseria più nera delle famiglie meridionali, ha saputo condividere con i ragazzi con queste famiglie le cose essenziali per far fronte proprio al loro stato di bisogno.

L’autrice non conosceva questa epopea; un pensionato sull’ottantina le raccontò che lui era stato uno dei bambini saliti su quel treno, rievocando la partenza, il distacco dalla madre, l’ansia di conoscere la seconda famiglia emiliana. Il pensionato di nome Amerigo, ricorda inoltre le sensazioni di paura e di contentezza di essere accolto nella nuova famiglia e la domanda che si poneva: perché i suoi lo stanno abbandonando.

Quei bambini trovarono nelle case “dei semplici”, contadini e artigiani che li accolsero con calore e affetto, non solo cibo e cappotti, ma giochi, carezze e conoscenza. Trovarono in poche parole una felicità insperata. Oggi quanti ben pensanti prenderebbero per sei mesi e oltre un ragazzetto venuto dal mare, sceso dalla Open Arms? Prima c’era il Partito, le compagne e i compagni che svolgevano un grande ruolo nel sociale e quindi toglievano anche i bambini dalla strada. Oggi sono rimasti solo i preti a fare questo.

Viola Ardone

La politica aveva un orizzonte più ampio cercando di portare avanti idee. Ora i partiti fanno una dichiarazione e vedono qual è il riscontro tra gli elettori. Se è positivo, la rifanno; se è negativo cambiano strada. La politica dunque ha un respiro cortissimo che distrugge ogni progetto di programmazione anche se essenziale (vedi la lotta all’evasione).

Anche da Francavilla partirono tanti ragazzini per l’Emilia Romagna, in quanto la sezione del PCI era ben organizzata dal Segretario compagno Gigino Introcaso, il quale in collaborazione con la Federazione Comunista e l’UDI di Potenza provvedeva ad accompagnarli a Bologna.

Ho discusso di questo libro con l’amico e compagno Brunetto il quale mi ha dato testimonianza di questa organizzazione. I ragazzi partirono da Francavilla con una corriera della SITA alle 5 del mattino per Potenza dove si incontravano tutti i piccoli ospiti lucani per poi ripartire con il treno alla volta del Nord.

Brunetto non partì per un disguido, ma ricorda i volti di tutti quelli che partirono e di quando ritornarono dopo una lunga permanenza: erano cresciuti, ben curati e colmi di regali e viveri.

Partirono con l’ansia e il dolore del distacco e ripartirono con il dolore di ritornare a casa sapendo bene cosa avrebbero trovato.

La loro vita è segnata da un prima e dopo treno. In paese questo evento ebbe un risvolto politico, perché fu smontata la diceria che i comunisti mangiavano i bambini. Infatti questa era la menzogna più vergognosa della propaganda avversaria della Democrazia Cristiana all’unisono con il prete del paese.

Il treno dei bambini

Anch’io ho vissuto un prima e un dopo quando andai alla Colonia Montana di Spinoso (Potenza) per un mese: alla partenza l’ansia e il dispiacere di lasciare la mamma ti prendono il cuore; al ritorno il dispiacere di lasciare un ambiente gratificante per il proprio sviluppo psico-fisico.

E qui mi fermo altrimenti entriamo nel campo dell’educazione e della vita in solitudine dei bambini di oggi. Vorrei che i cittadini dell’Emilia Romagna che andranno a votare il 26 gennaio prossimo per eleggere il nuovo governatore leggessero queste righe per meditare su ciò che è stato ed è il popolo Emiliano-romagnolo per poi decidere se votare per il “partito del prima gli Italiani” o meno.

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