Giovanni Fortunato
Ancora un assaggio delle liriche di Gino Costanza come anticipato nei precedenti articoli.
La brevità delle poesie, quasi degli epigrammi, secondo la tecnica giapponese di cui abbiamo già ampiamente parlato, rende piacevole l’estraniarsi dalla contingenza della vita quotidiana, dagli affanni, dalle preoccupazioni che accompagnano la corsa del tempo corrente.
La poesia è sempre stata una manifestazione del sentire più profondo dell’autore ed ha il pregio di comunicare i sentimenti più belli solo come l’arte riesce a fare, accostando parole che, con la loro musicalità, riescono a trasmettere concetti e stati d’animo che parlano al cuore di chi legge o ascolta.
Le brevi poesie di Gino Costanza, scritte con stile giapponese “haiku”, ripropongono alcuni temi ricorrenti nelle esperienze della vita di ognuno, ma l’originalità del mettere insieme parole e suoni, immagini e speranze, conferiscono ai versi un fascino da scoprire, ognuno per sè, secondo la propria visione della vita, secondo il proprio sentire.
In attesa della lettura delle poesie, dei bozzetti da parte diretta dell’Autore in un incontro da stabilire durante le vacanze estive, buona lettura a tutti!
Giovanni Fortunato
“Haiku sì, haiku no, tra sacro e profano” di Gino Costanza (III parte)
- ACCANTO
Solo accanto a te
gioisco e rido tanto
quando pensi a me.

- M’AFFACCIO
Il lago osservo
dalla finestra mia
Mi sento al mare.

- TRE CIPRESSI
Tre cipressi guardo:
dritti svettano in cielo,
al vento ondeggian le cime,
essenza esalan le coccole.
Tre cipressi scruto:
qui riposa un congiunto!
Tre cipressi:
giovinezza, bontà, speme!
Tre cipressi:
(commozione, compunzione, contrizione;
sulle gote colano lacrime):
un ricordo!

4. BARCIS
Bagamoyo, sì,
sulle sponde del lago
calmo di Barcis.
Bagamoyo (in swaili) = qui riposa il cuore

- FIORONI
Quale sollievo
dà il merlo che gusta
fioroni sfatti!

- GUARDO
Più spingo il guardo,
più il tuo sorriso
m’avvince, o lince.

- VELO
L’ultimo velo
il sorriso mi svela
così suadente.

- ROSMARINO
O rosmarino
di rugiada di mare
essenza arreca!

- L’ATTESA
Vana è l’attesa mia:
lei non arriva!
Gira la rosta senza sosta
Sul Lemene frusciante,
che il silenzio sovrasta d’ognuno.
Solo il verso dei cigni
e delle oche e delle anatre,
che si rincorrono in cerca di cibo,
attenua lo sciabordio dell’acqua.
Qui aspetto, paziente, progni;
e gru, che stavano tranquille,
più non trovano dimora
lungo il fiume che scorre sereno.

- SI PARTE
In ogni momento si parte.
Si lasciano gli oggetti.
Rimangono gli affetti,
e l’amore non difetta.

Complimenti, i versi ricordano delle pitture Naif, in una mescolanza fra poesia e immagini di luoghi conosciuti o evocativi, o capaci di ispirare emozioni, rievocare ricordi in cui ciascuno può riconoscersi.