L’odissea dei Marò

Beatrice Ciminelli
Beatrice Ciminelli

Il 15 febbraio 2012 nell’Oceano Indiano due pescatori vengono uccisi da una raffica di colpi sparata da una nave mercantile. Nello stesso giorno la Enrica Lexie, petroliera italiana con a bordo un Nucleo Militare di Protezione, respinge un tentativo di abbordaggio. Nel giro di poche ore la nave italiana inverte la rotta e viene fatta ormeggiare nel porto di Kochi. Qualche giorno dopo, i due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vengono arrestati.

Comincia così il «caso marò», una vicenda che è diventata un limbo giudiziario fatto di inchieste approssimative, estenuanti dibattiti sulla giurisdizione e sull’immunità funzionale, rinvii e nulla di fatto.

Dal 15 febbraio 2012, giorno dell’incidente, si sono succeduti cinque ministri degli Esteri e tre della Difesa. Lo scontro diplomatico ha coinvolto i rapporti tra i due Paesi ad ogni livello: l’India non ha partecipato ad Expo 2015, importanti aziende italiane vengono escluse da appalti in India per centinaia di milioni di euro.
Il governo italiano ha sostenuto che l’Enrica Lexie si trovasse a 33 miglia nautiche dalla costa del Kerala, ovvero in acque internazionali, il che avrebbe dato diritto ai due marò ad un processo in Italia.

Il 5 marzo 2012 i due Marò vengono trasferiti in carcere a Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala, in una struttura separata dagli altri detenuti. Il 3 aprile iniziano gli interrogatori: il giudice della corte di Kollam chiede l’estensione della carcerazione preventiva fino al 30 aprile e il 18 maggio vengono comunicate le accuse di omicidio, tentato omicidio, danni e associazione per delinquere. Il clima si fa sempre più teso tra i due paesi dopo il no alla libertà su cauzione che verrà concessa il 30 maggio, con l’esclusione dell’accusa di terrorismo marittimo.

Nel frattempo l’Italia raggiunge un accordo extragiudiziale per il risarcimento alle famiglie dei pescatori. Il 2 giugno i due marò vengono rilasciati su cauzione, ma rimangono ancora in India, a Kochi.
Dopo slittamenti e rinvii sul ricorso italiano per stabilire la giurisdizione del caso, il 22 dicembre i due Marò arrivano in Italia grazie al sì arrivato dalla Corte del Kerala per un permesso speciale in vista delle vacanze di Natale. Il 4 gennaio Latorre e Girone ritornano in India per onorare la promessa.

Il 18 gennaio la Corte Suprema stabilisce che il Kerala non ha giurisdizione sul caso perché l’incidente è avvenuto in acque internazionali: viene creato un tribunale speciale a New Delhi.

L’11 marzo 2013 l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia che i due Marò non rientrano in India dopo il permesso di quattro settimane concesso per le elezioni politiche di febbraio. Scoppia il caos tra l’Italia, che sostiene di aver la giurisdizione sui due marò, e l’India. Il 18 marzo viene fermato l’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini.
Per ottenere il rilascio dell’ambasciatore il 21 marzo i due fucilieri vengono ricondotti in India. Terzi spiega di aver ottenuto garanzie sulla non applicazione della pena di morte, ma viene smentito dal collega indiano.
Il 25 marzo il tribunale speciale garantisce che il loro caso non implica la pena capitale.

 Il 26 marzo 2013, nel corso dell’informativa alla Camera sul caso, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si dimette, scatenando reazioni veementi da parte dello stesso esecutivo Monti e del Capo dello Stato. Ad aprile arrivano primi segnali di apertura dell’India: viene concesso all’Italia di fare nuove indagini. Il governo indiano chiede al Nia di verificare la questione della competenza territoriale. Emma Bonino è a capo della Farnesina con il governo Letta. Il 29 aprile arriva un nuovo segnale di apertura.
L’8 febbraio 2014, il ministro dell’Interno indiano, Rajnath Singh, autorizza la National Investigation Agency, la NIA, a sostenere l’accusa di terrorismo internazionale. La decisione si basa sul SUA Act, il corpo di leggi sulla Soppressione degli atti illegali. Tuttavia, il Ministro nega categoricamente che sia implicata la pena di morte per i due fucilieri, nonostante il tipo di accusa.

La sera del 31 agosto 2014, il Marò Massimiliano La Torre viene ricoverato in ospedale a Nuova Delhi per un’ischemia.

Appena venuta a conoscenza dell’accaduto, il ministro per la Difesa, Roberta Pinotti, si è recata in India per accertarsi di persona dello stato di salute del militare italiano.

Secondo le prime indiscrezioni, La Torre reagisce bene alle cure somministrate dal reparto di neurologia della clinica di Nuova Delhi. Accanto al Marò, anche i familiari, che si erano recati in visita proprio verso la fine di agosto. Fortunatamente, le condizioni del militare non sono preoccupanti. Resta la preoccupazione per la sua sorte e quella del collega Salvatore Girone.

La Suprema Corte Indiana ha dato il via libera al ritorno di Massimiliano La Torre in Italia per 4 mesi dopo l’ischemia che lo ha colpito. L’istanza presentata dalla difesa di La Torre viene accolta dall’organo supremo indiano.

Nonostante la Corte Suprema Indiana abbia rifiutato di prolungare il soggiorno di Massimiliano Latorre in Italia, le sue condizioni di salute non sono migliorate, anzi. Il 5 gennaio l’uomo è stato operato al cuore per un difetto congenito. L’operazione è avvenuta presso il Policlinico San Donato di Milano. Per evitare che il Marò sia riportato in India il 13 gennaio, il ministro degli Esteri Gentiloni si è mosso con la diplomazia indiana. Il rappresentante della Farnesina, il 7 gennaio 2015 ha dichiarato alla stampa che «L’Italia ha presentato oggi una nuova petizione, le condizioni di salute di Massimiliano Latorre sono sotto gli occhi di tutti, quindi ci sono tutte le ragioni per proporre da parte dell’Italia una nuova petizione».

Il 26 giugno, rivolgendosi al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo, l’Italia procede ad attivare l’arbitrato internazionale, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Inoltre, si richiede il prolungamento della permanenza in Italia di Massimiliano Latorre e che venga fatto rimpatriare anche Salvatore Girone, nell’attesa che la procedura arbitrale si concluda.

Il 21 luglio 2015 l’Italia chiede al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo che, nell’ambito della procedura di arbitrato avviata il 26 giugno e fino alla conclusione della stessa, “l’India si astenga dal prendere o applicare qualsiasi misura giudiziaria o amministrativa contro” i marò “in relazione all’incidente dell’Enrica Lexie” e dall’esercitare “qualsiasi altra forma di giurisdizione” relativa allo stesso incidente.

Il 26 agosto 2015 La Corte Suprema indiana sospende tutti i procedimenti giudiziari contro i marò, fissando una nuova udienza sul caso per il 13 gennaio 2016, due giorni prima della scadenza della proroga del permesso concesso a Massimiliano Latorre per curarsi in Italia.

Tra i tanti misteri che stanno dietro questa vicenda, vi è anche la possibilità che la morte dei due pescatori sia avvenuta per “fuoco amico”, in uno scontro tra i pirati che puntavano a una nave mercantile e la Guardia Costiera e dunque si dovessero trovare dei colpevoli a caso. Ma chi sono in realtà questi pirati?

 

One thought on “L’odissea dei Marò

  1. Al di là delle vicissitudini giudiziarie, complicate anche dalla presenza di organismi internazionali, resta la vicenda umana per la quale si dovrebbe avere più rispetto.
    I due fucilieri sono accusati di un grave crimine : aver ucciso due inermi pescatori indiani scambiandoli (?) per pirati. Ora, basterebbe vedere la barca di questi pescatori e raffrontarla con il mostro di petroliera italiana per avanzare legittimi dubbi sulla versione piratesca. Inoltre, ad ulteriore conferma, è stato raggiunto un accordo per il risarcimento da parte italiana alle famiglie dei due pescatori uccisi. Le lungaggini giudiziarie e burocratiche poste dall’una e dall’altra parte, hanno avuto come risultato lo slittamento del processo e la conseguente ricerca della verità. L’accusa principale è tremenda : omicidio di due inermi pescatori e senza alcun plausibile motivo bellico. Auguro ai due militari di uscirne a testa alta da questa tremenda accusa, al più presto possibile, e senza scorciatoie dettate da “interessi o intrighi” diplomatici internazionali.
    Ma fino a quel momento sono e restano due militari accusati di omicidio. Due presunti
    assassini , non due eroi !
    ermete nustrini

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