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La memoria, valore storico di una comunità


 

Mario Di Nubila

Mario Di Nubila

Nei giorni scorsi è stata presentata a Francavilla sul Sinni una pregevole raccolta di fotografie, curata con diligente accortezza dall’avvocato Vincenzo Viceconte, nel segno della memoria del nonno Vincenzo Di Nubila, che ne è stato l’autore, tra gli anni ‘17/’25. Fa seguito ad una precedente, analoga ricerca di testimonianze fotografiche realizzate da Prospero Di Nubila, fratello di Vincenzo e che riporta alla vita della stessa comunità francavillese tra gli anni ’25-‘30/’50. Una continuità preziosa, che investe un ampio arco temporale di avvenimenti, di vita, di quadri sociali in testimonianze storiche di costume fissate in immagini di suggestive evidenze, non di subliminali messaggi. La pregevole raccolta fu presentata nel 2001 presso l’Archivio di Stato di Matera ed a Francavilla nel 2003, quindi data alla stampa con una copertina, simbolicamente suggestiva “Lo Sguardo ritrovato” Edit. Capuano. Le due ricerche e preziose collezioni hanno avuto referenti autorevoli e letture interpretative del Prof. Mirizzi – Direttore del Dipartimento di Discipline Demoetnoantropologiche delle Culture Europee e del Mediterraneo dell’Università di Basilicata – e della esperta di fotografia Maria Rosaria Romaniello, che ha ridato alle “lastre” di Prospero Di Nubila evidenze particolarmente efficaci nella organizzazione iconografica, evidenziando nei “chiaroscuri” delle immagini aspetti, che non solo un attento ed esperto lettore sappia “vedere ed interpretare”. Anche per la sua sensibilità di donna, evidentemente, la Romaniello ha letto nel capitolo dedicato a “Le Donne” della raccolta iconografica di Prospero di Nubila aspetti particolari di storie di “donne” e di costume, che vanno al di là della rappresentazione antropologica, evidenziando interessanti “incursioni”, che sotto il profilo sociologico sollecitano attente riflessioni: le donne di quella comunità, che per la prima volta vanno, negli anni ‘27/’29, a lavorare insieme agli uomini in un cantiere: la costruzione di un ponte sui fiumi Frida e Sinni. Questa “promiscuità scandalosa” fa circolare nel paese giudizi di “offesa alla moralità” e quelle lavoratrici giudicate malevolmente.! Oppure l’attenzione sulla signora Ida Babini, proveniente da Genova, ostetrica molto stimata per la sua professionalità, ma severamente censurata, perché “fumava alla finestra di casa sua ed, ancora più grave, fumava addirittura per la strada e si truccava”!! Vale ricordare qualche altra significativa immagine: Gruppo di famiglia Ciminelli, in cui si riconosce Teresa Ciminelli di Francavilla, compagna e druda del brigante Antonio Franco. Il ricordo fotografico rinvierebbe ad una riflessione sul fenomeno del brigantaggio, spesso ridotto ad aneddotica popolare, mentre va valutato soprattutto nei suoi aspetti storico-politici. Le fotografie

Ida Babini, foto tratta dal libro "Lo sguardo ritrovato"

Ida Babini, foto tratta dal libro “Lo sguardo ritrovato”

diventano, nel contesto storico, allora”, non un catalogo ma il risultato di una meticolosa lettura di immagini, atti di certificazione dei momenti critici dell’esistenza, testimonianza di una condizione e mezzo di rappresentazione e comunicazione del sé nei confronti di chi viveva lontano”, come autorevolmente sottolinea il Prof. Mirizzi. I gruppi familiari, i battesimi, i matrimoni, gli eventi luttuosi, le manifestazioni politiche di piazza, le foto degli emigrati, a testimonianza, spesso, di condizioni di vita e di livelli sociali più elevati raggiunti a chi è rimasto nel paese costituiscono un “corpus” di immagini della realtà sociale e storica dell’epoca non un “catalogo” in cui “curiosare”. Sono testimoni di aspetti identitari, che esprimono la cultura complessa di una comunità, che non va letta unicamente quale antropologia storica, ma strumento di interrelazioni intergenerazionali. Il tutto arricchito dalla eccezionale capacità di Maria Rosaria Romaniello, che nel “bianco e nero” ha ridato vita a “lastre” riproduttive segnate dalla erosione del tempo. Di tutto questo patrimonio i familiari di Prospero Di Nubila hanno fatto donazione alla Università di Basilicata, con l’unica “condizione” di renderlo disponibile ai giovani frequentanti dell’Ateneo ed a quanti volessero riandare nella storia di una comunità lucana. E’ auspicabile che questo fondo fotografico si arricchisca con il fondo, altrettanto prezioso, di Vincenzo Di Nubila, per costituire un tutt’uno organico di interesse storico, identitario, culturale. Il ricordo, allora, come “conoscenza nuova” e viaggio nella memoria. Il grande vescovo di Ippona, che sarà S.Agostino, ammoniva: “Noi siamo quelli che siamo stati e siamo quelli che saremo”.