Il d.d.l. CIRINNA’ e nuove prospettive.

MONICA CIRINNA' SENATRICE
MONICA CIRINNA’ SENATRICE

Il d.d.l. di iniziativa parlamentare, prima firmataria la senatrice Monica Cirinna’, sta sollecitando acceso dibattito, nel parlamento e fuori, nella società civile. Esso apre prospettive, che possono incidere su valori etici, su istituti giuridici storicamente consolidati nella nostra società. Non è oggetto di contrasto, anzi va condiviso, il perseguimento di obiettivi nuovi di tutela giuridica di diritti civili, in forma sempre più ampia per soggetti, che legittimamente chiedono l’estendimento di garanzie dall’ordinamento, sinora da questo non previste. E ciò con i limiti, che una etica, anche naturale, e principi costituzionali pongono. Lo scontro, evidente, è per quella parte che il citato d.d.l.prevede di introdurre nel nostro ordinamento con riferimento, in particolare,alle adozioni in rapporti tra soggetti dello stesso sesso ed una omologazione di questo rapporto a quello tra un uomo ed una donna legati dal vincolo del matrimonio. La problematica, oggetto di forte contrapposizione in sede parlamentare e fuori, nella società civile, riguarda quell’aspetto definito della “stepchild adoption” (letteralmente :adozione del figliastro), secondo cui uno dei due soggetti conviventi potrebbe adottare un figlio biologico dell’altro. E qui le osservazioni non provengono solo dal versante cattolico, che pure ha il suo peso rilevante, con il diritto di esprimere, legittimamente, la sua posizione, autorevole, ma si dipanano sul piano della giuridicità e degli effetti pregiudizievoli sui soggetti minori, che entrano a far parte di quella “anomala convivenza” fra soggetti, di cui, allo stato, il nostro codice civile prevede la nullità se uno dei coniugi scopre ladeviazione sessualedel proprio partner, e che la giurisprudenza definisce omosessualità. Si ricorre, da parte dei sostenitori del d.d.l., in modo improprio, a mio avviso, al richiamo all’art.2 della Costituzione secondo cui “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali…” Il riferimento costituzionale alle “formazioni sociali” non può essere interpretato come al “matrimonio”, che , secondo la Costituzione, “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.(art.29 ) Unico istituto, per cui non ci può essere identificazione, né tanto meno omologazione o assimilazione tra le due formulazioni. E qui i dubbi di emeriti costituzionalisti sulle adozioni fra omosessuali non hanno riserva alcuna sulla incostituzionalità nello stridore

Mario Di Nubila
Mario Di Nubila

giuridico. Così l’ex Presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, il quale osserva che “nel caso della stepchild adoption deve essere prevalente il diritto del minore ad avere dei genitori, piuttosto che il diritto di due adulti ad essere genitori. Il problema da porsi è se la tutela di questo diritto essenziale, primario possa superare la regola generale, che affida la genitorialità esclusivamente ad una coppia eterosessuale”. “E’ da considerare l’interesse del minore ad avere un padre ed una madre, non ricercare in modo innaturale la uguaglianza della convivenza di due omosessuali al matrimonio”. La Corte costituzionale con sentenza del 2010 ha già stabilito che “questa uguaglianza non c’è”. Dello stesso avviso altro ex Presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo: “Con la stepchild adoption si concede il diritto ad un padre di estendere la genitorialità a chi desidera lui. Non vedo proprio la tutela di un diritto del bambino”. Così, ancora. Cesare Mirabelli,ex Presidente della Corte: “Il legislatore non può limitarsi alla fotocopia del matrimonio,che è quello stabilito dalla Costituzione tra un uomo ed una donna”. “Questa legge, così come prefigurata, consente ad una persona di “procurarsiun figlio all’estero e può estendere la genitorialità al partner, diventando un’autostrada dell’illegalità”. Un figlio comprato all’estero, magari a rate, quasi come un oggetto di consumo, mediante un sistema di compravendita dell’utero in affitto è “un crimine contro l’umanità”, che alimenta un commercio ed uno sfruttamento fra “portatrici di embrioni”, che si acquistano e si vendono: E’ un diritto assoluto e primario quello di un bambino di avere una madre. Di avviso decisamente contrario è anche il giudizio del ministro Lorenzin, secondo cui “va denunziato ogni tentativo di regolamentazione della “stepchild”, che si traduce nella legittimazione dell’utero in affitto, una pratica, che equivale all’ultra prostituzione”. Intervengono sulle prospettive e riflessi di carattere pediatrico derivanti dalle adozioni per le coppie gay specialisti pediatri. Così il prof. Giovanni Corselli, presidente della SIP (Società Italiana Pediatria), la società più rappresentativa del settore, che dichiara :”Non si può escludere che convivere con una coppia dello stesso sesso abbia ricadute negative su processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. E da ultimo, non ultimo aggiungerei la riflessione, che ci viene non solo dal “comando divino”, per chi ha il dono della fede: ”crescete e moltiplicatevi”, ma dalla naturale visione della vita, umana e non, secondo cui esistono aspetti di sopravvivenza della specie, che si realizza attraverso la pro creatività, che può avvenire solo tra un soggetto maschile ed un soggetto femminile. La famiglia è una –si ricorda da tante parti in questi giorni di polemiche, se ce ne fosse bisogno – i diritti sono per tutti!!.

  1. A favore del ddl Cirinnà.
    Egregio Direttore,
    ho letto con interesse il Suo articolo e quello della signora Ciminelli (Contro il ddl Cirinnà) e, credo, che oramai su questa legge se ne siano dette di cotte e di crude, di tutto ed il contrario di tutto. E’ una caratteristica tutta italiana di esasperare ed esagerare tutto ciò che attiene alla sfera dell’ omosessualità e dell’ eterosessualità.
    Vorrei ricordare le discussioni feroci sull’aborto e sul divorzio. Un Paese spaccato in due e con una Chiesa fortemente arroccata sulla negazione di diritti che non fossero da lei pienamente riconosciuti come comando divino, continuando per anni a lanciare anatemi e, perfino, a proibire ai coniugi divorziati di ricevere la comunione ed altri sacramenti.
    Oggi, tutto questo, per fortuna è soltanto un ricordo anche se resta un brutto ricordo di prepotenza ed inciviltà. Oggi, come allora, si punta sull’emotività, su ciò che fa colpo e solletica la nostra fantasia, come il bambino con soli due padri o due madri oppure l’utero in affitto.
    Il resto della legge non interessa anche se è la parte più importante, quella vera che interessa la nostra vita di tutti i giorni e che investe la quasi totalità del problema ancora irrisolto : i diritti civili e le convivenze.
    Perché non dire chiaramente, senza paure, che questo disegno di legge NON prevede affatto l’adozione per le coppie omosessuali ma che, invece, prevede giustamente la tutela di figli minori, già presenti, nati da precedenti unioni fallite ? E tutto questo per evitare che il bambino finisca in un Istituto, cioè nell’oblio di ogni sentimento. Preferiamo questa ipocrita soluzione?
    L’altra parte importante del decreto legge disciplina le convivenze sia omosessuali che eterosessuali. Chi di noi non conosce ,direttamente o indirettamente, amici e familiari che una volta separati o divorziati si sono rifatti una famiglia convivendo con altra persona una unione affettiva? Occuparsi finalmente di queste convivenze , dei loro diritti ed obblighi, è un fatto di doverosa civiltà per uno Stato laico.
    La ormai famosa “stepchild adoption” non è affatto un obbligo per nessuno; è una libera scelta, da difendere in quanto tale. E’ solo una regolamentazione legale di un evento che pur riguardando pochissime persone è giusto che sia regolarizzata. Così come si dona o si vende un rene o un altro organo del proprio corpo. E’ una libera scelta e tale deve restare ed essere rispettata.
    Oggi la famiglia di un tempo, di quando noi anziani eravamo bambini, quasi non esiste più.
    Sposati, divorziati, risposati, separati, conviventi. E dove non c’è tutto questo , c’è spesso violenza, tanta violenza, psicologica e fisica. Perciò le buone leggi sono quelle che valgono per i credenti, i non credenti ed i diversamente credenti.
    Anche io, come vede, mi assumo fino in fondo la responsabilità di essere pubblicamente favorevole al testo di legge Cirinnà.
    Cordialmente.
    ermete nustrini

    1. Egregio Sig. Nustrini,
      come diceva Andreotti, non basta avere ragione, ma serve qualcuno che te la dia ed è per questo motivo che ho aspettato tanto prima di darle la mia risposta.
      Come ha potuto notare dalle ultime discussioni sul ddl Cirinnà, la “stepchild adoption” è stata stralciata, perchè punto critico e controverso e perchè resta, me lo lasci dire, un pericoloso cavallo di Troia per le nostre istituzioni.
      Come vede, siamo ancora un Paese dotato di buon senso, al di là delle fazioni politiche.
      Distinti saluti,
      Beatrice Ciminelli

      1. Gentile Signora Ciminelli,
        mi dispiace che Lei non mi dia ragione ma rispetto il Suo pensiero e Le sono grato per il Suo commento.
        Che il nostro sia un Paese dotato di buon senso, al disopra delle fazioni politiche e religiose, non lo contesta nessuno. Ma non perché il Parlamento ha stralciato, per veti, ricatti ,accordi più o meno chiari , minacce, intrusioni e pressioni cardinalizie, la “adozione del figliastro”, ma perché, finalmente, si è arrivati al riconoscimento di diritti civili ed umani fondamentali.
        Ma quanta fatica !!!!
        La legge Cirinnà è già frutto di numerosi compromessi con un Parlamento che, ipocritamente, in nome di una presunta difesa delle famiglie e dell’infanzia sceglie di ignorare il loro riconoscimento di legittimità ed il loro diritto a crescere in una unione d’amore.
        Non credo affatto che la “stepchild adoption” sia un pericolo per le Istituzioni; comunque, la sua esclusione dalla legge non sarà affatto la soluzione del problema ma, invece, un imperdonabile errore della politica. e si tradurrà in materia per i nostri Tribunali.
        Resta il fatto che l’adozione di un bambino, qualunque e comunque sia, è molto meglio, me lo lasci dire, di una vita infantile costretta in un Istituto, buono e bello che sia. Ammesso che lo sia.
        Cordialmente.
        ermete nustrini

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