Gerardo Guerrieri, un “illustre sconosciuto”. Intervista al giornalista Rocco Brancati.

Fece epoca e suscitò qualche polemica la traduzione dell’Amleto di Shakespeare messa in scena, a teatro, da Franco Zeffirelli nel 1964 a Londra, con attore principale Giorgio Albertazzi. Una traduzione, fatta da Gerardo Guerrieri, non “letterale” ma “interpretativa”. La famosa battuta “Essere e non essere, questo è il problema” lui la sostituì con “Essere o non essere, tutto qui!”. Ma a parte le traduzioni, Guerrieri qualche anno prima di Zeffirelli aveva curato, per il Terzo Programma radiofonico della Rai, un ciclo di trasmissioni dal titolo “Amleto primitivo”, andando a ricercare tutte le citazioni teatrali dell’Amleto prima di Shakespeare.

Gerardo Guerrieri è stato sicuramente uno dei grandi intellettuali del secondo Novecento italiano, conosciuto solo in ambito teatrale ma poco noto al grande pubblico perché, come scrisse Sinisgalli “ci sono tanti lucani sparsi per il mondo ma nessuno li vede perché il lucano non è esibizionista”.

Gerardo Guerrieri
Gerardo Guerrieri

A distanza di trent’anni dalla sua scomparsa (il 24 aprile del 1986) è cominciata finalmente una “revisione critica” dell’intellettuale lucano con la pubblicazione di alcuni saggi monografici. Già presentato il volume curato dalla figlia Selene dal titolo “Omaggio a Gerardo Guerrieri. Riscoperta di un grande intellettuale del ‘900” edito dalla casa editrice Magister di Matera mentre per iniziativa del giornalista Rocco Brancati è in via di pubblicazione una collana editoriale. Il primo volume, già in fase di stampa, si intitola “Tutto il mondo è palcoscenico” e raccoglie gli articoli di critica teatrale che Guerrieri pubblicò dal 1945 al 1950 sul quotidiano “l’Unità” (Editore Giuseppe Barile di Irsina con prefazione di Raffaele Nigro). In preparazione un secondo volume sugli articoli che furono pubblicati dal 1939 sul giornale universitario “Roma fascista”, su “Meridiano di Roma” e su “Voce Operaia”.

Da rilevare che proprio nel 1939 una sua recensione sull’ermetismo fu molto apprezzata dal futuro premio Nobel Salvatore Quasimodo.

 

Rocco Brancati “cultore della lucanità” autore anche di un documentario su Gerardo Guerrieri dal titolo “Un antropologo dietro le quinte” abbiamo rivolto alcune domande.

 

Chi è stato, in estrema sintesi, Gerardo Guerrieri?

Un “illustre sconosciuto”. Un personaggio poco noto ma un vero e proprio “genio” del teatro italiano. Regista da quando aveva solo 20 anni nel teatro Ateneo dell’Università di Roma (una giovanissima Giulietta Masina cominciò proprio con Guerrieri nella commedia “Felice Viaggio” di Thornton Wilder la sua carriera di attrice), e poi “dramaturg” di Luchino Visconti, aiuto regista di Vittorio De Sica in “Sciuscià” e “Ladri di biciclette”, collaboratore di Cesare Zavattini in “Miracolo a Milano”. Amico e collaboratore di Fellini ed Antonioni, Guerrieri è stato soprattutto un uomo di teatro.

Curò la collana Einaudi del Teatro insieme a Paolo Grassi, tradusse non solo Shakespeare per i programmi della Rai ma anche tutte le opere drammatiche di Arthur Miller (Morte di un commesso viaggiatore, Uno sguardo dal ponte ecc.) e Tennessee Williams (Zoo di vetro, Estate e fumo, Un tram che si chiama desiderio ecc.) e di Cechov (Tre sorelle, Il giardino dei ciliegi, Zio Vanja ecc.). Traduzioni che sono utilizzate ancora oggi dalle compagnie teatrali sui palcoscenici di tutta Italia.

Tra i suoi meriti anche quello di aver tradotto e introdotto in Italia, insieme all’attrice russa Pavlova il famoso “metodo Stanislavskji”.

Perché Gerardo Guerrieri è poco conosciuto?

Rocco Brancati
Rocco Brancati

Perché a parte le traduzioni, gli articoli su “l’Unità” e su “Il Giorno” e su una miriade di periodici di settore (da “Il Dramma” a “Sipario”) non ha mai pubblicato libri che potessero farlo conoscere. Per esempio per trent’anni ha studiato la figura della grande attrice dannunziana Eleonora Duse ma non ha mai completato il lavoro di ricerca. Solo dopo la sua morte docenti dell’Università “La Sapienza” di Roma hanno pubblicato finalmente il volume sulla Duse, riunendo insieme ben 9 saggi scritti da Guerrieri. Era un “perfezionista” e tutti i suoi studi sono rimasti “work in progress” tant’è che proprio a “La Sapienza” di Roma si trova un enorme archivio di testi teatrali, saggi, appunti lasciati da Guerrieri. Ben un milione di inediti. Tra le tante cose notevoli ci sono i copioni dei suoi radiodrammi tra i quali “Novantaquattro anni tra i selvaggi” che Guerrieri dedicò, nel 1950, a George Bernard Shaw in occasione della morte del drammaturgo irlandese. Di grande interesse sono le lettere inviate a Guerrieri dai grandi autori di teatro italiani e stranieri. Basterebbe citare Eduardo De Filippo. O ancora dagli intellettuali del secondo dopoguerra compresi il poeta Rocco Scotellaro, il regista potentino Gian Domenico Giagni, Ennio Flaiano, Alessandro D’Amico, Carlo Lizzani, Luciano Lucignani, Giorgio Strehler (con il quale fondò il Piccolo di Milano) ecc.

 

Quale eredità ci ha lasciato Gerardo Guerrieri?

Una eredità legata ad una “storia invisibile” del teatro italiano e internazionale. Per esempio nel 1957 Guerrieri, insieme alla moglie Anne d’Arbeloff, fondarono a Roma il “Teatro Club” che portò in Italia per oltre vent’anni i più grandi spettacoli americani e sovietici. E poi il “Premio Roma” che suscitò grande interesse nel mondo teatrale internazionale. E poi ci sono i suoi “appunti”, le sue riflessioni, i suoi racconti. Insomma un patrimonio culturale enorme che attende solo di essere studiato e pubblicato.

 

Quali sono le iniziative nel breve e nel lungo periodo legate al nome di Guerrieri?

Anna Giammetta
Anna Giammetta

La scorsa settimana abbiamo inaugurato a Grottole (paese di origine della famiglia e dove si trova la tomba di Guerrieri) la “casa della creatività” che si propone di iniziare una serie di attività come la messa in scena dei radiodrammi o dei racconti più noti.

A Matera è in itinere un progetto (presentato già dal sindaco De Ruggieri) per dedicargli un polo multifunzionale nell’ambito delle iniziative in programma per “Matera 2019” mentre il neo direttore del Musma Tommaso Strinati insieme al padre Claudio dovrebbero riproporre lo studio che Guerrieri dedicò alla Cappella Sistina.

C’è poi la collana editoriale (un volume raccoglierà tutti i racconti scritti da Guerrieri, e ambientati quasi tutti in Basilicata) mentre per iniziativa   del regista Fabio Segatori e dell’attore Giovanni Capalbo è in programma la realizzazione di un vero e proprio film-documento sulla figura e l’opera di Guerrieri.

Insomma tutto fa sperare che si arrivi ad un “riscoperta” di un nostro grande conterraneo. Del resto ci sono voluti 4 secoli per riconoscere la genialità di Gesualdo da Venosa. Trent’anni sono più che sufficienti per ritrovare uno dei personaggi più illustri mai nati in terra di Basilicata.

Fonte: http://giornalemio.it/cultura/gerardo-guerrieri-un-illustre-sconosciuto-intervista-al-giornalista-rocco-brancati/

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