Riforma del Servizio Sanitario – il Consiglio Regionale chiamato a ripristinare il primato della Politica

Ospedale Chiaromonte

Noi fummo ospitati da Francavilla Informa il lontano 29.6.2016, giorno in cui fu pubblicata una nostra riflessione sul riordino della sanità in Basilicata, che anticipava il dibattito, poi sviluppatosi per mesi, enucleata su documenti, propedeutici alla stesura della proposta finale di riorganizzazione del sistema sanitario regionale, recanti, tra l’altro, “Analisi del contesto della rete ospedaliera regionale”.

In quella riflessione si stigmatizzava negativamente la metodologia assunta a base della proposta elaborata dai tecnocrati regionali, che. certificando una serie di numeri assunti a parametri ineludibili per le scelte politiche, articolavano una proposta di riorganizzazione sanitaria, che centralizzava la sanità nel capoluogo di regione, svilendo le istanze dei territori già depauperati scientificamente dei servizi nel corso degli anni, che venivano ulteriormente privati delle più elementari garanzie costituzionali.

In quelle riflessioni rimarcavamo:

  1. la inopportunità di individuare un’unica Azienda Ospedaliera nel San Carlo (DEA di 2° livello), che avrebbe dovuto inglobare il Madonna delle Grazie (DEA di 1° livello), più tutti gli Ospedali per acuti della regione Policoro, Melfi, Villa d’Agri e Lagonegro,  e, nelle recondite intenzioni degli estensori il CROBB di Rionero;
  2. la scelta di una unica Azienda Sanitaria Regionale di Potenza che avrebbe dovuto inglobare tutti gli ospedali Distrettuali regionali di Pescopagano, Lauria, Maratea, Chiaromonte, Tricarico, Stigliano, Tinchi, più il Servizio di Emergenza Urgenza ( 118) ed i 5 Distretti Sanitari;
  3. la richiesta pressante e motivata da condizioni oggettive dell’individuazione dell’Ospedale di Chiaromonte quale Ospedale di Area disagiata, contemplato dal punto 9.2.2 del D.M 70/2015, assunto quale norma quadro per il riordino, anche alla luce della mancata realizzazione dell’Ospedale Unico per Acuti di Lagonegro, declassificato ad Ospedale di Base secondo la connotazione giuridica individuata dal punto 9.2.1 del citato D.M 70/2015, del quale rappresentavamo la problematica realizzazione sia per le melmose pastoie burocratiche in cui il procedimento amministrativo era impantanato, che per la carenza dei fondi ormai occorrenti.

Il disegno di legge n. 108/2016, licenziato dalla Giunta Regionale con delibera n. 877 del 29/7/2016, all’esame del Consiglio Regionale, è la risultante finale del dibattito sviluppatosi in questi mesi e va letto ed interpretato in correlazione alla Relazione di accompagnamento, oltre soprattutto alla proposta di riorganizzazione redatta dal gruppo dei tecnici e fatta propria dalla Giunta Regionale con propria delibera n. 876 del 29.7.2016.

Antonio Amatucci

Esso modifica, in parte, l’iniziale impostazione, ma finisce per risultare addirittura più illogico, determinando una articolazione della sanità lucana ancora più confusa ed irrazionale.

La riorganizzazione del servizio sanitario nel testo finale contempla una doppia organizzazione:

  1. la provincia di Matera, sostenuta dall’intera classe politica materana, mantiene la propria Azienda Sanitaria di Matera, che ingloba l’Ospedale Madonna delle Grazie Dea di 1° livello, l’Ospedale di base per Acuti di Policoro, gli Ospedali Distrettuali di Tinchi, Tricarico, Stigliano, direttamente organizzati e gestiti dall’azienda, che diventa committente e produttrice di D.R.G e che, pertanto, commissiona i ricoveri ai suoi ospedali ed incamera essa stessa le tariffe;
  2. l’Azienda Sanitaria di Potenza che ingloberà gli Ospedali Distrettuali di Pescopagano, Lauria, Maratea e Chiaromonte tutti dediti alla post- acuzia, alla lungodegenza ed al mantenimento di qualche servizio residuale, diventerà sostanzialmente solo committente e dovrà essa stessa pagare le tariffe a D.R.G all’Azienda Ospedaliera San Carlo, produttrice, la quale sarà articolata nello stesso San Carlo e negli Ospedali di Lagonegro, Melfi e Villa d’Agri, identificati quali Ospedali di Base, che hanno precisa connotazione giuridica definita dal D.M 70/2015;
  3. gli Ospedali Distrettuali, quali quello di Chiaromonte, ricondotti alla” specifica vocazione alla lungo degenza ed alla riabilitazione, diventano sede elettiva di sperimentazione di gestione territorio-ospedale, in cui vengono presi in carico i malati cronici”, sarebbero compensati da un ipotetico servizio di Eli-ambulanza Regionale, per il quale lo stesso documento allegato alla proposta ( all.n.3) paventa “difficoltà da superare previo l’intervento di rimozione di ostacoli alla navigazione”;
  4. è prevalso, per fortuna, il buon senso per il CROBB di Rionero che mantiene la sua autonomia “organizzativa” e speriamo con essa la sua attuale eccellenza.

La lettura e l’interpretazione ermeneutica della proposta desta perplessità sotto il profilo del procedimento amministrativo e soprattutto incredulità sul piano politico, in quanto improntata a dare risposte alla logica dei numeri e della mera contabilità, centralizza la sanità lucana e non tiene conto dei bisogni dei territori, penalizzati e depauperati degli ultimi baluardi di garanzia e salvaguardia di diritti costituzionali, tra i quali possiamo annoverare i LEA, di recente rivisitati dalla Lorenzin, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione.

La proposta manca di un respiro ampio, non vengono individuati i veri bisogni e non vengono affrontati i veri nodi del declino della sanità lucana, che si caratterizza per la mobilità passiva, che è esemplificazione della sfiducia del cittadino.

La proposta finale di riforma non è preceduta da alcuna analisi dei bisogni e delle criticità emerse nel corso degli anni; vi è solo la spasmodica ricerca di risultati che possiamo definire ragionieristici e denota un respiro breve, che non risolve i problemi di un società civile che regredisce nella sua organizzazione, se regrediscono i più elementari diritti delle classi sociali più povere e meno protette.

Ecco perché essa non piace ai sindacati, ai professionisti medici del San Carlo e degli Ospedali, ai territori, sembrerebbe ad alcuni consiglieri regionali.

In assenza di un minimo di servizi territoriali, relegare gli Ospedali distrettuali a meri luoghi di presa in carico di lungo degenti, senza invece rafforzare il loro ruolo di 1° baluardo della difesa della salute dei cittadini, costituisce un arretramento sociale e civile, laddove i nuovi bisogni e le nuove emergenze imporrebbero un’articolata rete territoriale, che abbia nell’Ospedale il primo riferimento.

Qui non si chiede di ripristinare i vecchi ospedali, depotenziati scientificamente nel tempo, ma di interventi minimi previsti dal D.M 70/2015 e dalle Linee Guida Ministeriali per le Aree Disagiate. Si chiede il rispetto di una norma che è cogente, la cui applicazione deve essere preceduta da un’analisi seria e documentata. Si chiede che il D.M non venga applicato solo per i parametri convenienti, ma anche per le previsioni in ordine alla sicurezza ed in ordine alle previsioni del punto 6.3.

Ospedale Chiaromonte

Perché scandalizzarsi se un territorio come il Medio Sinni Sarmento Serrapotamo, oggettivamente area disagiata, peraltro territorio di Parco Nazionale del Pollino, chiede la individuazione dell’Ospedale di Chiaromonte  quale Ospedale di Area disagiata, organizzato secondo le previsioni del punto 9.2.2 del Decreto Ministeriale, soprattutto alla luce della mancata realizzazione dell’Ospedale Unico di Lagonegro, che ove realizzato, come ipotizzato, oggi avrebbe la connotazione di DEA di 1 livello.

Una interessante sentenza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sez, 3^ n. 02151/2015, (Presidente Stelo-Difensore avv. Giuseppe Mormandi), ha annullato l’ipotesi di chiusura dell’Ospedale di Trebbisacce, prevista nella riorganizzazione della rete ospedaliera calabrese, in situazione similare a quella rappresentata, “perché la concreta possibilità del rispetto del livello essenziale di assistenza concernente la c.d golden hour, deve essere assicurata, né tale situazione può essere ovviata dal servizio di eliosoccorso, che, allo stato, non sarebbe “dedicato”, perché i mezzi, ove potessero operare, sarebbero costretti all’uso di superfici di emergenza, con i conseguenti limiti ed incertezze connessi a tali superfici, prive di dotazioni tecnico strumentali e corrispondenti margini di sicurezza”.

Ecco perché invochiamo ancora, con umiltà, ma con decisione, un’analisi seria alla politica, che eviti guerre tra poveri e scongiuri danni, che, nel tempo, sarebbero irreparabili.

                                                                                

                                                       Antonio Amatucci

                                            Già Sindaco di Francavilla in Sinni

                                                      

One thought on “Riforma del Servizio Sanitario – il Consiglio Regionale chiamato a ripristinare il primato della Politica

  1. Complimenti Antonio, per la tua lucida analisi sulle problematiche sanitarie della nostra regione. Speriamo che sia fonte di riflessione per una classe politica, che dovrebbe avere come primo interesse istituzionale la salute dei cittadini e non di abbandonarli al proprio destino. Nicola Vitola

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