Gioco d’azzardo: un costume che diventa malattia

Beatrice Ciminelli

Non chiamatelo gioco non è affatto divertente”. Questo il tema del forum sul gioco d’azzardo che si è tenuto il 29 aprile a San Severino Lucano, uno dei pochi paesi ad aver eliminato slot e video poker con un’ordinanza comunale che richiama la legge regionale in materia. Il sindaco Fiore, per tutelare l’incolumità pubblica dei suoi concittadini e in ottemperanza alla L.R. 30/2014 , che prevede che le sale da gioco siano collocate  “in un raggio non inferiore a cinquecento metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario”, ha deciso di applicare tali restrizioni e si dice grato ai tre bar che al loro interno avevano dei video giochi per aver deciso di restituirli al mittente.

Il gioco d’azzardo risucchia milioni di euro ogni anno, distrugge persone, rovina famiglie, ingrassa gli usurai, inducendo a dipendenza compulsiva centinaia di migliaia di persone insospettabili, tra cui spiccano donne, in particolare casalinghe, giovanissimi di età compresa tra i 14 e i 16 anni, anziani e disoccupati. Lo sa bene l’avvocato Riccardo Vizzino, che da dieci anni porta avanti la sua crociata contro il gioco d’azzardo e in primis contro lo Stato che ama definire “biscazziere”.

Parlare di malattia è frutto di una manipolazione semantica”, avverte l’avvocato Vizzino, che spiega come il gioco d’azzardo patologico rappresenti un costume sociale che diventa lentamente ed in maniera sempre più corrosiva una malattia dell’anima e della sfera esistenziale del giocatore. L’avvocato sottolinea come il gioco d’azzardo acquisti rilevanza dal punto di vista normativo, ordinario e costituzionale, citando l’art. 721 c.p. che considera i giochi d’azzardo quelli “nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria”. Proprio su questo elemento si focalizza l’attenzione dell’avvocato. Il contratto aleatorio è “quello nel quale l’elemento causale è caratterizzato dall’alea nel senso che il valore delle attribuzioni patrimoniali che andranno alle parti è legato al caso”. Dicendo questo sottolinea come lo stesso legislatore mostri “grande cautela” rispetto a questo tipo di contratti “vietando l’organizzazione del gioco d’azzardo” fuori dai casi previsti dalla legge.

Il gioco d’azzardo patologico tende a colpire con effetti distruttivi soprattutto soggetti con gravi difficoltà economiche, familiari e sociali, ingannati dalla prospettiva di vincita e di guadagno di soldi facili affidata al caso. Il tutto alimentato ancor di più dalla pubblicità invadente, persuasiva, ripetitiva, che si può notare nell’abituale pratica di vendita dell’affissione al muro dei biglietti di gioco che presentano colori accesi solo nelle parole relative alla vincita (es. Gratta e Vinci), in assenza di chiarezza informativa ed espositiva.

Franco Fiore

Una delle circostanze più preoccupanti è quella dei minori che praticano il gioco d’azzardo. Oggi 4 giocatori su 10 sono minorenni, spinti a giocare da vari fattori quali l’inesperienza, il desiderio di sconfiggere la noia, il piacere di avere facili ricompense e le gratificazioni economiche immediate. Il dato più allarmante riguarda l’Italia che detiene il primato in Europa per la maggior cifra giocata ai tavoli da gioco, con una media di più di 2.500 euro a persona, che vengono sottratti all’economia. L’avvocato continua precisando: “Il nostro interesse è indirizzato essenzialmente verso un’opera di prevenzione e supporto di tutti i giocatori; il nostro coinvolgimento è soprattutto finalizzato al recupero della persona e della vita del soggetto, fragile e ormai travolto dall’avvolgente spirale del gioco d’azzardo”.

Tra le proposte vi è la creazione di un fondo per le vittime del gioco che vada ad aiutare economicamente il giocatore per poter ripagare i creditori del medesimo; tale fondo potrà essere creato mediante un prelievo forzoso nella misura del 2% sulle somme investite nel gioco d’azzardo. Con 95 miliardi l’anno – il 4,4% del nostro Pil – gli italiani si confermano dei grandi avvezzi al gioco d’azzardo, ormai a livello di piaga sociale ma che finanzia lautamente le casse pubbliche.

Il precedente record risaliva al 2015, quando con 88 miliardi si era invertito un trend in discesa da alcuni anni. Negli scorsi dodici mesi, con un aumento dell’8%, si é raggiunto il nuovo massimo storico.  Il 50% delle somme “investite” finisce in slot e videolottery, più di 400mila macchinette che fanno dell’Italia fra i paesi a maggiore diffusione di apparecchi, con numeri superiori addirittura alla patria dei casinò, gli Stati Uniti d’America.

“ L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul gioco d’azzardo”.

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