Macron: speranza per l’Europa?

Mario Di Nubila

La vittoria straripante di Macron in Francia appare un auspicio per una ripresa ed un rinvigorimento dell’assetto politico dell’Europa. Arriva in un momento di grave appannamento del difficile, ed ormai troppo lungo, percorso verso una effettiva “unione”, che ancora non c’è. Un’Europa che cammina a “sobbalzi”, che sta generando, ed alimentando, sfiducia nei cittadini europei. La preoccupante correlazione consente e stimola antagonismi, che si evidenziano in posizioni politiche, spesso demagogicamente strumentali, che intercettano consensi, motivati da rabbiose reazioni della gente alle situazioni di lento sviluppo, di nuove povertà, che accrescono disagi sociali e sofferenze umane. Commentatori politici hanno sottolineato, anche con enfasi, la prospettiva politica europea offerta dalla elezione di Macron, evidenziando, tra le sue affermazioni: ”Difenderò il destino della’U.E.” “La responsabilità di difendere la Francia e l’Europa”. Sotto lo sguardo della statua berniniana di Luigi XIV, il Re Sole, nel palcoscenico del Louvre, al suono dell’Inno alla gioia, che, con studiata regia, ha anticipato la “Marsigliese” e tra lo sventolio di tricolori francesi e bandiere dell’Europa, le sue affermazioni sono apparse proclami solenni e giuramento! Certo una formazione politica, quella ”inventata” da Macron, e strutturata in poco tempo, al di sopra ed al fuori di bipolarismi politici tradizionali, non ha vinto per la sua organizzazione organica, ma per qualcosa, che ha suggestionato i Francesi. Analisti politici evidenziano che ha vinto l’Europa, nel contrasto con il distruttivo antieuropeismo e populismo della Le Pen, a cui si riconducono anche antieuropeisti e euroscettici nostrani. La lezione della sconfitta lepeniana dovrebbe pure far riflettere anche “nostrani populisti”, che rappresentano l’Europa solo in aspetti negativi.

Macron

A mio avviso, Macron ha vinto in modo quasi plebiscitario, perché ha offerto prospettive di speranza a tanta gente delusa, ha colto l’ansia di tanti Francesi, che aspirano a vedere, finalmente, una ripresa delle condizioni di vita nel loro paese, nell’Europa. E tanto, certamente, non è solo l’atteggiamento dei Francesi. Non ha vinto il catastrofismo ed il negazionismo della Le Pen, ma la speranza, offerta, dal giovane candidato all’Eliseo. Certo l’Europa deve modificare, e cambiare, rotta, facilitare il superamento degli egoismi nazionalistici, che finora hanno impedito di trasformarsi in una “Comunità di popoli”. Un’Europa solo, o prevalentemente,  di mercanti e di banchieri non è l’Europa vagheggiata dai grandi, che ne hanno posto le radici politiche. Tanti sono pure i progressi realizzati, se si pensa a 60 anni di assenza di guerre nel continente europeo, alla sicurezza alimentare, alla libera circolazione di persone e di beni, e a tanti aspetti liberalizzanti, ma queste positività pregiudicate dall’assenza di fatti essenziali, quali la mancanza di una guida politica europea, che potesse governare i grandi processi del mondo attuale, e coordinare le politiche dei singoli Stati dell’Unione. La globalizzazione dell’Economia e dei mercati, la mondializzazione della comunicazione obbligano gli Stati europei, se vogliono competere, e in tanti casi a difendersi, con politiche comuni, coordinate da autorità sovraordinate, democraticamente preposte. Già Ralf Dahrendorf, fra gli altri, uno dei più grandi studiosi della politica del nostro tempo, Direttore della “London School”, rettore dal “Saint Antony College” di Oxford, Docente di Teoria politica e sociale a Berlino, avvertiva da tempo, negli anni 70 e 80 della esigenza che i processi imposti dalla globalizzazione fossero guidati da un governo europeo, non affidati agli effetti causati solo dai mercati. La “globalizzazione guidata” era uno dei punti essenziali delle sue previsioni e richiami. Non è difficile immaginare ciò che penserebbe oggi Altiero Spinelli dello stato, in cui si trova l’Europa dopo aver nel “Manifesto di Ventotene” auspicato una Europa unita di popoli, con una visione politica organicamente chiara. Chi scrive ha avuto la fortunata opportunità di conoscere direttamente il pensiero di quel grande europeista, che trasmetteva a giovani universitari, e non, di diversi anni fa, con l’idea dell’Europa unita l’entusiasmante sogno di vederla realizzata. Era uno stage, che ebbe fasi ulteriori di impegno europeista, svoltosi nel Castello dei Principi Caetani a Sermoneta. Il messaggio di Macron, potrebbe essere, ce lo auguriamo, promotore di azioni politiche più unificanti protese a superare questa fase di “stanchezza europea”!

                                                

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