Quell’Idolo che si chiama DENARO

don Camillo Perrone

Dovrebbe servire invece tiranneggia. Il papa, con espressioni ferme e severe stigmatizza il dominio che la sfera economica esercita su quella sociale, della cultura e della politica. Dopo le campagne degli ultimi anni, la Chiesa, la Caritas, le Aggregazioni laicali lucane intendono proseguire nell’impegno pedagogico su questi temi.
Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale, che chiamò imperialismo internazionale del denaro (enciclica Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò la nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico (lettera apostolica Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44).
Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori, che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza, se ripetuto dal Papa in questo tempo. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribellano contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità”.
Così Papa Francesco, in occasione del terzo incontro mondiale dei movimenti popolari, lo scorso 5 novembre. E’ nell’idolo del vitello d’oro che il magistero della Chiesa riconosce una delle principali cause delle sofferenze delle persone. L’idolatria del denaro si declina facilmente in forme storiche (molteplici focolai di guerra, disastri ambientali, mancanza di diritti, mancato accesso ai servizi), che costringono milioni di persone a spostarsi forzatamente in Africa, Asia, Medio Oriente, Americhe.
Come ha più volte avvertito Papa Francesco, i grandi potentati economici, nel quadro del liberismo economico attuale, stanno monopolizzando vantaggi e interessi; organizzano non solo la ricchezza, ma anche la miseria e la fame nel mondo.
L’ “idolo del denaro” come lo chiama Papa Francesco, sta determinando (“colonizzando”, ancora Francesco) la nuova cultura, che ora ha la sua sorgente di valori nel mercato. Avviene che i potenti, i potentati, le lobbies del neoliberismo mondiale si stanno servendo della forma democratica, saldamente controllata e diretta attraverso il monopolio nei mass-media, nuove milizie del consenso, per imporre i propri obiettivi che sono economici, ma che coinvolgono i valori e i costumi di vita umana.
Probabilmente stiamo andando verso una nuova etica mondiale, o meglio vi siamo portati, facendo leva sulla esaltazione della assoluta libertà individuale che, proprio perché è
(ab-soluta) da relazioni e da responsabilità collettive, riduce gli uomini ad atomi di individualismo.
Riflettori puntati ora sul petrolio di Basilicata: in merito la Chiesa auspica investimenti nella economia della conoscenza, ma soprattutto ritiene irrinunciabile tenere insieme in modo inestricabile, sicurezza, ambiente, salute e lavoro, quindi scelte da condividere con i cittadini. I rimproveri del Papa per un sistema economico che, incentrato sul dio denaro, ha bisogno di saccheggiare la natura, sono risuonati più volte, rivolti all’ONU, alle grandi potenze, ma anche a ciascuno di noi.
Occorre pertanto una politica dell’umanità (antropolitica) e di una politica di civiltà, che devono convergere sui problemi vitali del pianeta. Prenderne coscienza tutti insieme è essenziale, dato che questo mondo è l’unica casa che abbiamo e non possiamo lasciarla distrutta ai nostri figli. Come si vede, assume particolare rilievo la tematica della ecologia dell’uomo, dove si intrecciano ambiente, qualità di vita a cominciare dalla salute, rispetto dei diritti di tutti a partire dal lavoro.
L’attuale momento storico, segnato da eventi di singolare rilevanza sociale, costituisce per noi lucani un forte richiamo alla decisione e all’impegno, un impegno pedagogico fatto di riflessione e azione. I cristiani sono chiamati a non separarsi dal Vangelo. Portandolo ai loro simili. Con un discernimento, che non è titubanza.
Una realtà fatta di un’economia, una società, una struttura politica che non sono al servizio dell’uomo, ma al servizio del capitale, delle multinazionali, esige conversione personale e profondi mutamenti nelle strutture. E’ davvero tanto diversa la nostra situazione?
Occorre valorizzare la dottrina sociale della Chiesa nel quadro della pastorale ordinaria, assumendola finalmente come parte integrante della evangelizzazione. E’ in base ad essa che dovremmo valutare le vicende personali e pubbliche che ci riguardano, dovremmo elaborare il nostro punto di vista di credenti sulla propria realtà politica, economica, sociale del momento. La Chiesa ha una propria verità sull’uomo, che le viene dal Vangelo, dal modello di Cristo. Lasciarsi incontrare da Cristo trasforma la vita personale e consente di trasfigurare la realtà. E’ necessario uscir fuori dalla massificazione sociale, dalla omologazione culturale ed entrare in comunione con gli altri, nella Chiesa di Cristo.
Insieme si vince con maggiore efficacia.

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