La violenza, il terrorismo: alle radici del male

La torrida estate 2017 passerà alla storia come la stagione delle molteplici emergenze, quali:
siccità, incendi boschivi, calura africana, crisi idrica, migranti, ma soprattutto l’emergenza terrorismo e la sicurezza. Gli attentati che si rincorrono macabri, senza pause in una lunga scia di sangue, da Parigi a Bruxelles, da Berlino a Barcellona, lasciano inorriditi.
Ci ritroviamo con domande che si moltiplicano e assenza di risposte adeguate e ci stiamo facendo sequestrare la libertà, le nostre conquiste civili.
Il terrorismo di matrice islamica è sempre pronto a colpire. La “nazione Isis”, mobilitata contro tutta la società civile e pronta a colpire ovunque e in ogni momento, non si è formata in mezzo al deserto. Ragionevolmente, se le nazioni fossero unite davvero, già a partire dall’Europa, il quadro potrebbe cambiare, ma non si può rispondere con i soliti pietosi riti, frasi stereotipate di circostanza, cortei e manifestazioni imponenti.
Permane un fondamentalismo religioso avvelenato, accecato dal fanatismo con le sue bestiali degenerazioni e le sue criminali perversioni.
In tale situazione la paura non deve vincere. Cedere al terrore significa fare il gioco degli estremisti. E’ ciò che vogliono. Di fronte a questa minaccia occorre rispondere insieme con fermezza, calma e dignità. Urge mantenere la fiducia in noi stessi. Poi intensificare i controlli, rafforzare la sicurezza.

don Camillo Perrone

Intanto affermiamo che alle radici di ogni violenza c’è la non accoglienza del prossimo, delle cose e del mondo come dono di Dio, perché non si è riusciti ad accettare se stessi come dono di Dio. E perciò le cose vengono violentate – e si rivoltano contro l’uomo – quando di esse si abusa, quando si fanno diventare idoli della propria vita. E anche al prossimo si fa violenza quando non lo si accoglie come complementare, ma lo si tratta come rivale.
La violenza, che si esprime in gesti di terrorismo e di morte, ha le sue radici nel cuore dell’uomo, dove assume le forme più svariate: dall’orgoglio all’ambizione, dalla sete di potenza a quella di dominio. Si serve della menzogna, si nutre di odio, si arma di crudeltà. Colpisce i buoni, gli umili, i miti, gli amanti della verità e gli operatori di pace e di giustizia. La violenza sta fuori di noi perché anzitutto sta dentro di noi, dentro cioè il rifiuto della nostra verità di creature, dentro alla volontà prometeica di detronizzare il Padre dei cieli, Colui che per amore ha fatto dono di noi a noi stessi.
Oggi più che mai, solo la grande legge dell’amore di Dio sopra tutte le cose, del prossimo nostro come noi stessi, può salvare l’umanità dal caos, in cui si trova inabissata dall’odio.
Dag Hammarskjold, uomo politico svedese, segretario generale dell’ONU, teneva un diario, che fu pubblicato postumo. Il 26 settembre 1957, data di riconferma a segretario, annotò:

“Il meglio e l’ottimo a cui si possa giungere in questa vita è che tu taccia e lasci agire e parlare Dio”.

Morirà la notte del 17 settembre 1961 – quattro anni dopo – in un incidente aereo dovuto a sabotaggio, mentre si recava al confine tra Katanga e Rhodesia per incontrarsi con i secessionisti e comporre la gravissima crisi del Congo Belga.

Barcelona – Sagrada Familia

A Lapoldville, salutando l’amico Sture Linner, gli parlò dei mistici medievali, delle cui opere si era appassionato:

“Per loro – disse – l’amore era un sovrappiù di forza, di cui si sentivano interamente colmati, quando cominciavano a vivere nell’oblio di sé”.

Furono probabilmente le sue ultime parole. Pochi mesi dopo gli fu assegnato – alla memoria – il Premio Nobel per la pace.
Con terribile severità i morti ci dicono ancora che, forse, essi sono stati vittime, prima ancora del terrorismo, di quei peccati sociali che sono l’egoismo, l’individualismo, gli accaparramenti di beni e del potere o gli assenteismi nella vita pubblica, e la deresponsabilizzazione, che tradiscono il Vangelo e sconvolgono la convivenza civile.
Per concludere, dobbiamo impegnarci a dire no alle ingiustizie sociali, alle speculazioni indebite, al prevalere dell’egoismo – anche dei nostri piccoli egoismi personali – sulla grande legge cristiana dell’amore.

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