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I giovani sono le pupille di Francesco


Davvero i giovani sono la pupilla degli occhi di Papa Francesco: a questi ha detto chiaramente “Vi voglio bene”. Ed ecco il messaggio di Bergoglio rivolto a essi:

“Sono lieto di annunciarvi che nell’ottobre 2018 si celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore”.

Così scrive Papa Francesco, in una lettera indirizzata ai giovani il 13 gennaio 2017.
Bergoglio esprime oltre l’intensità dei sentimenti di affetto, la speranza che ripone in essi, promessa del domani.
Effettivamente sono al centro del Sinodo come di ogni convegno, perché capaci di segnare il futuro della famiglia, della Chiesa, della società. L’opera educativa verso di loro e il miglior investimento per la nostra civiltà.
Diciamo subito che urge essere attenti alla loro forte domanda circa la qualità della vita.

Don_Camillo_Perrone

E’ una domanda educativa, in fondo, ed i giovani vogliono educatori forti, coraggiosi, capaci cioè di camminare non dietro o davanti ma insieme a loro. Esprimono anche una ricerca di senso della vita, soggettiva, ma anche il desiderio di sentirsi la vita donata da un Altro.
Il Sinodo romano, a cui partecipano dal 3 al 28 ottobre i rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo assieme ad alcuni esperti e anche un gruppo di giovani, è incentrato tutto su di essi con le loro preoccupazioni, le loro ansie, gli infiniti e complessi problemi derivanti anche dal loro inserimento nel mondo produttivo e del lavoro.
Indirizzare le nuove generazioni a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Si vuole impegnarli per costruire un mondo più giusto e fraterno, portatori del messaggio evangelico e così rendere presente e operante la Chiesa nei problemi vitali del nostro tempo.

Pianeta “Giovani”. Nel nostro tempo. Importante e delicato per il futuro loro e della società. Richiede un approccio serio, equilibrato e non va guardato in modo errato o preconcetto.
Le nuove generazioni riusciranno a puntare in alto, solo se

“noi, ormai adulti o anziani – ha detto il Papa – siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore”. In gioco c’è la capacità della Chiesa di aiutare i giovani a “sviluppare la loro vita con dignità”, non lasciandoli soli nelle numerose situazioni difficili che devono affrontare ogni giorno e soprattutto non permettendo che essi cadano nelle mani di coloro che soffocano il loro futuro.
E qui torna al centro del discorso la rete dei servizi e delle strutture che insieme dovrebbero aiutare i nostri adolescenti a conoscersi meglio, a parlare e ascoltare le persone più adulte che sono attorno a loro. Purtroppo talvolta attorno a loro ci sono adulti forse meno maturi di loro, oppure indifferenti e disinteressati.
Parlando di rete intendo: famiglia, scuola, sport, parrocchia, attività di gruppo e persino amministrazioni comunali e rispettivi sindaci. La parola “educazione” troppe volte viene relegata tra le cose secondarie e mal definite. Invece è la qualità più importante perché crea socialità, integrazione, relazioni e vera democrazia.
I giovani, oggi, spesso, fanno fatica a parlare con gli adulti, perché immersi in un contesto del tutto nuovo rispetto a quello nel quale sono cresciuti questi ultimi e forse anche perché in questa nuova realtà della comunicazione globale, in tempo reale, sembra che si sia smarrito il senso autentico della comunicazione, che è anzitutto ascolto e dialogo.

Santuario Madonna del Pollino

Non meno poi la Chiesa diocesana deve avere cura dei giovani.
Questi devono accorgersi dell’amore che la Chiesa ha verso di loro espresso attraverso i suoi animatori. Orbene in piena sintonia con Francesco risuona quest’ansia educativa nel nostro Vescovo S.E.Mons.Vincenzo OrofinoVescovo di Tursi-Lagonegro, come nei sacerdoti dell’omonima Diocesi, capaci di guardarli in faccia nelle parrocchie.
Spesso lamentiamo la lontananza dei giovani dal mondo e dai valori cristiani. Ma non può essere un lamento sterile, deve essere seme per nuove proposte e nuovi percorsi, partendo da ascolto, osservazione, realismo, discernimento. Dobbiamo aiutarli a leggere meglio il loro mondo, il loro territorio, la loro corporeità, i loro desideri, in concreto per ridare senso alla vita di tutti i giorni troppo affannata e soffocata dalle preoccupazioni materiali; per riequilibrare, alla luce del Vangelo, gli impegni, l’uso del tempo e del denaro; per contribuire a rendere il mondo più giusto e solidale. Purtroppo c’è la grande emergenza: la fuga dei giovani. Non si vedono all’orizzonte politiche capaci di trattenerli.
In tale contesto S.E.Mons.Orofino ha escogitato un’ottima iniziativa: riunire e discutere.
Nell’ultima quindicina di settembre ha radunato parroci e sindaci con molti laici nella zona Val d’Agri, poi i parroci e i sindaci della zona mercure-tirrenica, in ultimo quelli della zona jonica e della zona sinnica. Tema prescelto: “Sfida educativa-giovani e solidarietà, poveri”.
E’ bene ricordare che il comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo. Anche la Chiesa ha una sua articolazione capillare locale, la parrocchia; non sempre il territorio della parrocchia coincide con quello del comune; spesso il comune comprende diverse parrocchie. Però la popolazione cui si rivolgono la parrocchia, o le parrocchie che sono nell’ambito del comune, è la stessa cui si rivolge il comune.
Le funzioni sono di contenuti diversi, ma in un certo senso parallele. Anche la parrocchia rappresenta la propria comunità di credenti, ne cura gli interessi spirituali e ne promuove lo sviluppo nel regno di Dio.
E’ a questo livello che si innesta in modo profondo il rapporto chiesa-mondo.
La collaborazione e la corresponsabilità nel comune impegno tra parroci e laici, è qualcosa di più che un possibile gioco di parole.
Diciamo poi che nella seconda quindicina di ottobre il vescovo incontrerà i sindaci e i parroci – in giorni diversi – delle suddette cinque zone per affrontare questo tema: “Lavoro e beni culturali”. Complessivamente ammontano a 39 i paesi della vasta e popolosa Diocesi di Tursi-Lagonegro. E’ superfluo dire che ogni comune ha delle particolari caratteristiche storiche, culturali, ambientali, turistiche, archeologiche. Caratteristiche e risorse da mettere in evidenza.
Si pone l’accento sulla responsabilità nel territorio: urge viverlo con un senso altissimo di missione, finalizzata a promuoverlo, salvaguardarlo, vederlo svilupparsi secondo traiettorie rispettose della sua storia e della sua identità.
In conclusione, si vuole formare i giovani oltre alla pratica di una profonda fede religiosa, anche alla passione civile, vissuta nel servizio al bene comune e nella vicinanza agli ultimi. Vogliamo tutti educarci all’esercizio del discernimento, per leggere i segni di questo tempo della nostra storia regionale, interpretandone ricchezza e povertà, costruendoci una personalità dotata di senso critico, di amore gratuito.
Infine auspichiamo con molta fiducia e insistenza che il governo gialloverde possa veramente affrontare in modo efficace la gravissima situazione economica e lavorativa che grava sulla nostra gente. C’è veramente bisogno di uscire da questa situazione di stallo pesante, che grava su tante famiglie e sui giovani in modo particolare che non riescono a entrare nel mondo del lavoro.