Proverbi e Detti locali raccontati e spiegati in un Libro-Salvataggio

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E’ da considerare lodevole l’iniziativa dell’Associazione Culturale “Myosotis” per quanto riguarda la pubblicazione di una ragguardevole raccolta di proverbi, espressioni dialettali, modi di dire e detti sanseverinesi.

Ritratto di una Comunità San Severino L.

Il libro dal titolo: “Ritratto di una comunità – San Severino Lucano” focalizza speciali aspetti della vita paesana e vuole essere un contributo determinante a che il dialetto di San Severino Lucano possa continuare ad esistere almeno sulla carta, dato che la giovane generazione è propensa ad usare terminologie straniere piuttosto che il termine dialettale, che in una sola parola racchiude concetti ponderosi.

Non è affatto modesto il nostro patrimonio linguistico e di cultura popolare. Sono quindi da salutare con grande favore le iniziative editoriali dirette a salvare detto patrimonio, prima che l’incalzante livellamento dei mass-media e il tramonto delle ultime generazioni che ancora in parte ne sono depositarie, lo annullino.
Un mondo che via via che lo riscopriamo manifesta ricchezza di contenuti umani, molteplicità di valori morali ed estetici e drammatica rappresentazione della vicenda esistenziale del nostro popolo.
Ripeto: urge non far disperdere del tutto sotto l’azione divoratrice del tempo suddetto patrimonio (il dialetto locale).

Associazione Culturale MYOSOTIS

Il dialetto è una lingua dotata di un lessico spesse volte più ricco di sfumature e di colori, è ricco quanto ogni altra lingua. Il dialetto possiede una forza espressiva e descrittiva genuina che scaturisce dal suo verismo; lo strumento che meglio esprime sentimenti, valori, culture, speranze.
Il dialetto è una lingua dotata di una serie di nomi precisi ed efficaci; una lingua in cui una larga sfera della vita soggettiva (amori, dolori, passioni, sentimenti d’ogni genere) si può esprimere meglio che non nella lingua nazionale.
Nel dialetto c’è un’anima, che ha avuto ed ha atteggiamenti suoi, vivaci ed originali; infine è ricco quanto ogni altra lingua e non manca della sua bella letteratura popolare e d’arte.
Il dialetto sanseverinese non è tra i più brutti ed ostrogotici della Lucania: è grave, solenne, un po’ cupo e chiuso; cadenzato ed espressivo. Spesso riesce piacevole e simpatico nonché comprensibile per avere una certa affinità con l’idioma napoletano; però risente moltissimo del dialetto calabrese e siciliano.

don Camillo Perrone

A questo punto con gioia esprimiamo vive congratulazioni con l’Ins. Maria Marino e i numerosi soci per l’impegno profuso nella ricerca di un lessico da far rivivere, vero patrimonio da valorizzare, pillole di saggezza popolare.
L’opera in oggetto si ricollega a quella del sottoscritto che ha per titolo: “Il dialetto di San Severino Lucano”.
E occorre soffermarci sui proverbi locali espressi in dialetto, presi di mira dai soci dell’associazione “Myosotis”, con una bella spiegazione in lingua italiana. I proverbi sono massime che contengono norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica, molto spesso in metafora e in rima, e che sono stati desunti dall’esperienza comune.
Essi generalmente riportano una verità (o quello che la gente ritiene sia vero): si dice infatti che i proverbi siano frutto della saggezza popolare o della cosiddetta “filosofia popolare” o spontanea, ma v’è chi sostiene che altro non siano che la versione codificata di luoghi comuni o del senso comune. Possono contenere similitudini. Metafore o similitudini sono tratte da usi, costumi, leggende del popolo nella cui lingua è nato il proverbio.

I proverbi possono essere:
Prescrittivi, quando indicano direttamente un comportamento da tenere o da evitare. Es. “Moglie e buoi dei paesi tuoi” (sottinteso il verbo “prendi” e l’avverbio “soltanto”);
Descrittivi, quando “descrivono” in modo impersonale un determinato comportamento da evitare o da seguire. Es. “Chi va cu zuoppo impara a zuppicà“.
La concisione è carattere essenziale dei proverbi. Oltre alla brevità, spesso particolari forme metriche, rime, assonanze, allitterazioni e altre simmetrie strutturali danno ai proverbi il loro carattere d’incisività. L’uso dei proverbi è attestato in tutte le società umane.
Affermiamo poi che esiste il libro dei proverbi dell’Antico Testamento, il primo tra quelli didattici, attribuito a Salomone (Sec.XI a.C.) ma compilato sotto Ezechia (Sec. VIII a.C.) da vari autori. E’ una raccolta di massime e di parabole in ebraico.
Nella Grecia antica forme proverbiali si riscontrano anche nelle opere poetiche più arcaiche, e quasi nessun genere letterario ne è completamente privo.
Anche nell’antica Roma la commedia e la letteratura erudita sono ricche di proverbi. In entrambe le civiltà, la letteratura presuppone una fioritura dei proverbi nella vita popolare.
È notevole il legame di moltissimi proverbi greci e romani con la religione.
Nel Medioevo si tende a collegare i proverbi e le sentenze con la tradizione antica, classica o biblica, mediante nomi storici o leggendari cui essi vengono attribuiti e che assumono valore simbolico (Salomone, Catone ecc.); ma con la nascita della letteratura in volgare anche i proverbi prettamente popolari trovano ingresso nell’alta cultura.
Con la pubblicazione dell’opera: “Ritratto di una comunità – San Severino Lucanosi vuole stimolare amore per il passato perché la fugacità del presente ha senso solo se riesce a vivere di valori lontani, che scavalcano la caducità ed il travaglio dei secoli.
Il libro in questione è un bel tuffo nel mondo dell’esperienza e della saggezza antica, ma sempre nuova. Quella saggezza che deve sempre accompagnarci, perché fa parte costitutiva della nostra esistenza.
In conclusione, questa pubblicazione si configura come un modo di trasmettere alle nuove generazioni la complessa e per tanti lati sconosciuta eredità dei padri: un modo per sottrarre all’oblio e tener viva nei giovani le antiche, secolari vicende del nostro paese.
La pubblicazione si indirizza soprattutto a loro proponendosi come completamento di una conoscenza che non può prescindere dalle più intime radici. Solo chi sa meditare sul passato è in grado di intendere pienamente il presente, e di preparare nel modo migliore i giorni dell’avvenire.

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