Francavilla: La tragica morte dei gemellini Ferraiuolo

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Ho davanti ai miei occhi i manifesti colorati che avvisavano tutti i cittadini e in particolare noi bambini degli anni ’50 del pericolo di oggetti simil giocattoli che altro non erano che ordigni della seconda guerra mondiale dispersi nelle campagne.

Quando una guerra finisce, l’unico pensiero è quello di dimenticarla. Ma non è possibile per chi vive nei territori teatri di conflitto, soprattutto per i bambini, perché il dopo guerra è pericoloso quanto la guerra in atto per la quantità di ordigni inesplosi che rimangono sul terreno.

Dopo la giornata della memoria, per portare a conoscenza vogliamo parlare della tragica fine dei gemellini Ferraiuolo di Francavilla sul Sinni avvenuta proprio a causa di un ordigno di guerra.

Dop l’armistizio firmato dal Generale Pietro Badoglio, la fuga da Roma del Re, il si salvi chi può, tutti a casa, i militari italiani sbandati, i tedeschi in ritirata verso il Nord, può darsi che una bomba vera e propria fu abbandonata in contrada “Spina Arbusta”, in una siepe ricadente sull’appezzamento di terreno di Luigi Ferraiuolo. Questo nostro concittadino, dopo essere tornato dall’Abissinia (volontario di guerra) aveva avuto due gemelli.

I bambini giocavano in campagna mentre i genitori erano dediti ai lavori e, incuriositi da un oggetto giocattolo trovato proprio in quel luogo, lo manomisero provocando una forte deflagrazione che li fece saltare in aria ridotti a brandelli di carne.

Il papà impaurito cercò i bambini ma trovò solamente i resti dei loro corpicini. Dopo i funerali di rito, la tragedia è stata dimenticata e oggi non si ha traccia di nessun atto inteso a ricordare la tragica morte di quei bambini. Perciò, in occasione del 4 aprile 2020, giornata mondiale per la promozione dell’azione contro le mine e gli ordigni inesplosi indetta per volontà dell’Assemblea Generale dell’ONU a Francavilla potremmo prendere l’iniziativa per ricordare questo triste episodio e richiamare l’attenzione sulla realtà che numerosissimi luoghi del Pianeta sono minacciati dalla presenza di mine e ordigni inesplosi, talvolta, come in Italia, anche a distanza di molti anni dalla fine dei conflitti che esplodendo provocano migliaia e migliaia di vittime ogni anno.

A tal proposito, chi non ricorda il film “Viaggio a Kandahar”? in questo film-denuncia sulla guerra in Afghanistan un aspetto significativo è proprio la “guerra non dichiarata” delle mine anti uomo che uccidono e mutilano uomini donne e bambini. Mine che vengono nascoste dentro le bambole e nei giocattoli, o disseminate nei campi, in una follia che vuol generare morte e lutti senza nessuna logica. Ma perché “le nazioni civili” (sic!), come le chiama il poeta romano Trilussa, vendono ogni sorta di armamenti alle fazioni in lotta (molte volte sono guerre civili) in questi paesi in via di sviluppo e poi mandano in missione i militari per sminare quei luoghi? La risposta è semplice: le multinazionali delle armi non hanno a cuore la pace nel mondo e ben che meno la vita di migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini.

L’unica voce che si solleva nel mondo contro il traffico delle armi è quella del Papa. Infatti, Papa Francesco ha lanciato questo severo monito in un appassionato discorso:

“l’ira di Dio si scatenerà contro i responsabili dei Paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre. Questa ipocrisia è un peccato”.

Va dato atto che anche il Ministro degli Esteri Di Maio si è pronunciato a favore dell’embargo degli armamenti verso la Libia.

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