Presente a Città della Pieve il pittore lucano Vittorio Vertone “IDILLI CROMATICI. Omaggio a Leopardi a 200 anni dall’Infinito”.

Armando Lostaglio

L’Associazione Culturale campanaEdizioni Paguro”, presieduta da Michele Citro — filosofo, scrittore, professore di Marketing e Comunicazione – e il Comune di Città della Pieve (Perugia) hanno promosso in questi giorni, e fino al 6 settembre prossimo, una mostra collettiva dedicata a Giacomo Leopardi dal titolo accattivante IDILLI CROMATICI.

Omaggio a Leopardi a 200 anni dall’Infinito. Il curatore ed il sindaco Risini della cittadina etrusca ospitano, negli ambienti museali di Palazzo della Corgna, una settantina di opere di artisti italiani e stranieri fra pitture e sculture, che omaggiano il sommo Poeta di Recanati e la sua immortale poetica.

dipinto di Vittorio Vertone

“Niente e nessuno può e potrà mai contagiare il Sapere, la Cultura e la Arti. Essi sono invincibili e immortali e, per mezzo di essi, l’Umanità si rende invincibile e immortale.

E’ quanto sostengono i promotori, cui collabora anche l’Accademia Pietro Vannucci della cittadina.

Fra le diverse opere, spiccano quelle del lucano Vittorio Vertone (originario di Pietragalla) che fa bella mostra negli eleganti saloni dello storico Palazzo. Sono presenti gli artisti: Elia Alunni Tullini (Umbria), Araphoenix (Campania), Cinzio Cavallarin (Veneto/Toscana), Angelo Andrea Citro (Campania), Peppe Cuomo (Campania), Angelo D’Amato (Campania), Nicola Della Corte (Campania), Gianfranco Gobbini (Umbria), Carla Guarino (Campania), Luca Impinto (Campania), Guido Marena (Campania), Pier Francesco Mastroberti (Campania), Pasquale Palese (Basilicata), Paolo Pasticci (Umbria), Nicola Pellegrino (Campania), Giuseppe Pizzo (Campania), Abdul Razzaq Al-Mawla (Iraq), Dino Ventura (Basilicata), e Silvio Zago (Veneto).

Vittorio Vertone Città della Pieve

Il termine, che Leopardi riprende dai poeti alessandrini Teocrito e Mosco, indica piccoli componimenti di carattere principalmente bucolico e agreste ma può tradursi o interpretarsi, più generalmente, con «piccola scena.

“Se per Leopardi l’idillio – sottolinea il curatore Citro – è quella siepe che, precludendogli lo sguardo all’orizzonte, ne mette in moto la fantasia e l’immaginazione; per i nostri artisti è stato lo spazio “de-finito” della tela bianca o della materia grezza, incipit imprescindibili di quella ricerca “estetica”, tutta umana, del contrario da sé: il «non-finito». Ricerca che produce spazi, figure, forme e colori in-definiti che attivano stati e livelli di ap-prensione e com-prensione superiore e rivelano tanto all’artista quanto al fruitore della sua opera la natura ossimorica delle proprie essenze: la capacità di generare, trasmettere e recepire l’Infinito.”

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