Ad majora! (Cap. 10°) – Allori e sfortune del dottor Quartulli

“Grazie alla Iride, la gran porcona,

ed al collega tuo, dottor Cogliuto,

di sussurrarti è la volta buona

che sei proprio un emerito cornuto.”

(Un amico).

Giovanni Gazzaneo

     Tale il tenore della quartina in rima alterna che un’anima gentile si era premurata di comporre e spedire a Quartulli per movimentargli vieppiù l’esistenza.

     Il giovane sbiancò alla lettura e pretese delle spiegazioni. Mise Iride alle strette e tanto fece che riuscì a farle confessare che insomma… d’accordo, d’accordo… era andata a cena con Cogliuto, questo sì… ma che c’era di strano? E che in ogni caso, solo di cena si era trattato e che le corna non si era mai sognata di mettergliele: andasse pure a chiedere a Cogliuto, perdindirindina! Se era un gentiluomo gliel’avrebbe confermato. La lettera anonima? Era il paese delle lettere anonime, quello! Figurarsi se prima o poi non sarebbe saltata fuori anche per loro la solita serpe! Invidia: ci voleva tanto a capirlo?

     – Ma una volta non hai detto “sta fresco se spera di portarmi fuori, quello lì”? E non ti era antipatico, “così esibizionista”?

   – Vabbè, che c’entra? Se si dovesse ignorare in eterno tutta la gente antipatica… Ha insistito tanto e visto che tu non c’eri, piuttosto che annoiarmi in casa mi sono detta: “meglio quattro chiacchiere con uno un po’ esibizionista ma gentile, piuttosto che qua dentro a sentire bisticciare i miei”… e allora… Che ho fatto di male, scusa? Comunque, se proprio ti secca, da ora in poi non lo saluto nemmeno, quello là. Va bene?

     – Mmmh, va bene.

     Quartulli le credette, o finse di crederle. Ritenne opportuno però, da quel momento in avanti, non fermarsi più a dormire dalla madre e cominciò a recarsi da lei solo una volta alla settimana, di mercoledì pomeriggio.

     E tutti i mercoledì pomeriggio Iride e il dottor Cogliuto si davano appuntamento, lontani da occhi indiscreti, in un motel sulla Romea.

     Stando così le cose e macerandosi nei sospetti, Oronzo raccontò di aver superato l’ultimo esame. E tempo un paio di settimane, dopo una misteriosa assenza di alcuni giorni, annunciò l’avvenuta laurea in Medicina e Chirurgia presso l’università di Bologna, con voti centodue su centodieci.

     Auguri di qua, congratulazioni di là, febbrili preparativi da parte di Iride e mamma, onde festeggiare il neo-dottore e far schiattare definitivamente le amiche.

Giovanni Gazzaneo

     La cenetta in piedi si tenne in villa Bergonzoni. Oltre a parenti e amici dei padroni di casa, c’erano il professor Schiapparelli, alcuni colleghi dell’ospedale e i due compagni di appartamento. Cogliuto, ritenuto dispensabile, era stato lasciato fuori. Ma si autoinvitò.

     Iride e i futuri suoceri fecero omaggio a Quartulli di una fiammante “Mini-minor”, i colleghi lo sommersero di penne a sfera in similoro che gli sarebbero bastate per una vita. Cogliuto non poté esimersi e si presentò, oltre che con l’impareggiabile faccia di bronzo, con un regalino pure lui. Il professor Schiapparelli gli porse un fonendoscopio americano ultrasensibile e, battendogli con la mano sulla spalla gli disse:

     – A domani nel mio studio.

    

     – Ad majora, Quartulli, ad majora! Visto che sei mesi sono bastati? – esordì il professore vedendolo arrivare.

     L’altro annuì con un cenno del capo.

     – E allora, il posto di assistente è qua che t’aspetta. Mi interesso per la delibera e il gioco è fatto!

     – Ma devo ancora dare l’esame di Stato!

     – Già, è vero… Va bè va bè, vuol dire che sino all’esame di Stato aggireremo l’ostacolo come abbiamo combinato con Benatti: procurati subito un certificato di laurea e portalo all’Amministrazione: sai, quelli sono pignoli in queste faccende. Ti farò assumere sotto un’altra voce, prenderai meno soldi per un po’, ma sarà sempre un bel gruzzolo rispetto alle trentamila lire che ti ho dato sinora.

     – La ringrazio, ma… vede, c’è una cosa ancora: fra due mesi mi sposo e tra una roba e l’altra penso sia meglio rimandare tutto a dopo.

     – Senti un po’, ragazzo! – e Schiapparelli piantò i pugni sui fianchi. – Non avrai mica intenzione di lasciarci per qualche altro ospedale spero!

     – No, no, ci mancherebbe altro! Solo che i preparativi per il matrimonio, l’esame di Stato, l’iscrizione all’albo dei medici, sono tutte cose che richiedono tempo. Inoltre vorrei riposarmi qualche settimana, in questi ultimi mesi ho avuto non poche preoccupazioni… sa com’è.

     Schiapparelli ci rimase male e avrebbe voluto ribattere: “no: non lo so com’è!, spiegamelo!”, ma volle essere ancora una volta comprensivo. Provò a mettersi nei panni dell’altro e convenne che poteva anche avere le sue ragioni. Sicché, col patto che se ne sarebbe parlato al rientro dal viaggio di nozze, lo lasciò andare.

     E a proposito di nozze, di altro oramai non si parlava in casa Bergonzoni. Con l’esclusione del cavaliere però, che, pur ingoiando amaro, lasciava tutto fare per la felicità della figliola che nel frattempo aveva lasciata in sospeso la relazione con Cogliuto.

     E questi, come se la passava? Male, anzi malissimo. Ma non per la faccenda di Iride, ché il motivo principale era, in verità, un altro: era di recente caduto in disgrazia presso il proprio primario, professor Capparotto.

     La cosa doveva essere stata grave perché il professore, per allontanarlo, aveva addirittura fatto mettere a concorso il posto di assistente, concorso dal quale Cogliuto sarebbe stato inesorabilemente tagliato fuori per oltrepassati limiti d’età.

     Nessuno seppe mai i precisi retroscena di questa storia e se ne dissero tante. Secondo alcuni il Cogliuto era stato talmente citrullo da andare a raccontare in giro di certi poco chiari decessi riguardanti un paio di pazienti operati dal suo capo. Altri insinuarono che avesse insidiato una sera, nel giardino dell’ospedale, la signora Capparotto la quale, da brava spagnola fedelissima al marito, era andata a dirgli tutto quanto: i più maligni asserivano invece che l’andalusa s’era voluta vendicare di Cogliuto che (a loro dire suo amante da tempo) l’aveva piantata per farsela con la figlia del Bergonzoni.

     Comunque fossero andate le cose, l’importante era che Cogliuto avesse fatto le valige. E la sua partenza per Ferrara venne salutata con intima soddisfazione da Quartulli che, tirato un sospirone, sperò di esserselo levato di torno per sempre.

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