Il sospetto (Cap. 11°) – Allori e sfortune del dottor Quartulli

Giovanni Gazzaneo

 A mal digerire la decisione di Quartulli nel pigliarsela tanto comoda per cominciare a lavorare fu, oltre al professor Schiapparelli, il cavalier Bergonzoni.

     Quel battifiacca che invece di gettarsi a tuffo nella professione pensava a “riposarsi” dagli affanni dello studio (quali affanni, poi, se tutte le sere o quasi se ne andava a zonzo con la figlia?); quel menefreghista senza progetti per l’avvenire, con l’esclusione del fatto che si sarebbe di lì a poco installato in casa sua; quella faccia da bue che a parlargli di ospedale o di mutuati cambiava discorso; quel campione di… di futuro genero, dava da pensare sempre più al cavaliere.

     – Sarò un ignorante – rimuginò – , ma non un patacca! E una soddisfazione me la voglio levare! – Telefonò all’ospedale e chiese di essere ricevuto con urgenza dal professor Schiapparelli.

    

     – Bergonzoni… Bergonzoni… ma non ci conosciamo già, noi due?

     – Beh, sì, signor primario: a casa mia, la settimana scorsa. La festa di laurea…

     – Ah, ecco! – e Schiapparelli si diede una manata in fronte. – Mi perdoni: mai stato un buon fisionomista. E la figliola, come sta? Ho saputo che tra non molto riceveremo le bomboniere!

     – Sta bene, grazie. Ecco, vede, signor primario… è proprio di questo che sono venuto a parlarle: del matrimonio di mia figlia con quel… quel Quartulli.

     – Se è per fare da testimone, sono pronto. Ma… non poteva chiedermelo lo sposo?

     – Lo sposo… sssì: è appunto per lui che sono qua.

     – L’ha mandata lui?

     – No, non mi ci ha mandato nessuno.

   – Ah! Dica, allora, signor Bergonzoni: sono a sua disposizione.

     – Me la permette una domandina?

     – Prego.

   – Senta, signor primario… quando lei è diventato dottore…

     – Ventitré anni! Avevo ventitré anni, caro amico! Il più giovane laureato in medicina d’Italia, in quell’anno accademico!

     – Sì? Complimenti. Dunque, dicevo: quando lei è diventato dottore, cos’è che ha pensato di fare subito, diciamo il giorno dopo?

     – Che domanda: sembra quella di un giornalista! Dunque, mi lasci pensare… Ah, sì, sono andato dal direttore dell’istituto in cui volevo fare il volontario. Altri tempi, sa, non come oggi: allora bisognava tirare la carretta per anni prima di vedere il colore dei soldi!

   – Insomma, la prima cosa che le è venuta in mente è stata quella di andarsi a cercare una sistemazione?

     – Naturale!

     – Ed è corso dal suo direttore…

Giovanni Gazzaneo

     – L’ho aspettato davanti al portone, quella mattina, chi se lo scorda: era febbraio, faceva un freddo del diavolo e mi si sono gelati non le dico cosa, prima che quello si facesse vivo.

     – Insomma, doveva averne voglia di lavorare, lei.

   – Non aspettavo altro, caro il mio Bergonzoni, non aspettavo altro… Ma scusi, perché la interessano tanto queste storie?

     Il cavaliere si agitò sulla poltrona e, ficcatosi l’indice nel colletto, riprese:

     – Vede, io non sono una persona istruita, signor primario; non so neppure parlar bene. Però… però, certe cose credo di capirle.

     – Per esempio?

     – Per esempio che a lei… (scusi se mi permetto) a lei ci bruciava il sedere per mettersi a fare il dottore sul serio dopo che aveva studiato tanti anni e dopo che era stato promosso da quelli dell’università… dico bene?

     – E allora? Mi faccia capire.

     – E allora, io ci domando: come mai il mio futuro genero dice che vuole aspettare due o tre mesi prima di mettersi a lavorare, col posto che lei ci ha tenuto in caldo? Me lo sa spiegare, questo, vivalamadonna?

     Schiapparelli tacque, ci pensò alquanto e fu accomodante:

     – Cosa vuole che le dica, amico mio: mica il Signore ci fa tutti precisi con la carta carbone! C’è chi la vede in un modo, chi in un altro, chi agisce così, chi la fa cosà.

     – E va bene, il mondo è bello perché è vario, lo so. Ma a me, francamente, a me mi pare che uno che agisce come quello lì è come minimo un gran babbeo!

     – Ho l’impressione che non le sia tanto simpatico, il futuro genero.

     – Cosa vuole, non è questione di simpatia e antipatia, il fatto è che questa storia ha preso una piega che… che trovo strana, ecco!

     – Ma no, ma no… Veda, il Quartulli è un ragazzo un po’ particolare. L’anno scorso, poi, gli è morto il padre al quale era molto legato. Beh, credo che questo fatto deve avergli lasciato una ferita profonda. E poi, è una questione di carattere e lui è un tantino… come dire, indolente, ecco. Introverso a volte. In fondo però si tratta di un bravo giovane. Vedrà, vedrà che non la farà sfigurare, la sua figliola!

     – Ma il dottore, lo sa fare?

     – Si farà, si farà… come tutti, del resto.

     – Perché, scusi, fino a ora che ha fatto?

   – Beh, ha frequentato la corsia compatibilmente con gli impegni di studio e non è che si poteva lasciargli tante responsabilità. Ma io l’ho sempre visto attento e diligente tutte le volte che seguiva il giro. Inoltre…

     – Senta, signor primario – lo interruppe il cavaliere -, io mi posso anche sbagliare, ma se vuole che glielo dica schietto, non mi sento affatto tranquillo per il futuro della mia Iride con un individuo di quella fatta!

     – Ma insomma, cos’è che vuole dire? Si spieghi meglio!

     – Voglio dire che se vedessi coi miei occhi un pezzo di carta con bolli, timbri e firme, dove sta messo nero su bianco che è veramente dottore, beh… sarei meno preoccupato. Anche se mi starebbe sulle balle lo stesso! Ecco cosa volevo dire! – Ed emise un sospiro d’intensità proporzionale al peso che s’era levato dallo stomaco.

     – Ma cosa le va a passare per la testa, signor Bergonzoni – si agitò sulla poltroncina Schiapparelli. – Che fantasie va a tirar fuori. Via, non drammatizzi. Comprendo le sue angosce di padre in vista del matrimonio dell’unica figliola (mi pare che non ne abbia altri, di figli, vero?), ma adesso, scusi la franchezza, credo stia esagerando! E poi, per essere assunto, suo genero dovrà presentarli per forza i documenti e a volte occorre del tempo per ottenerli. Inoltre, mettersi a fare il medico non è come aprire un banchetto di noccioline americane alla fiera: ci vuole l’esame di Stato, l’iscrizione all’ordine professionale, l’idoneità ad assistente ospedaliero…

     – Ancora esami?

     – Sì, ma si tratta in pratica di formalità: l’importante è che abbia conseguita la laurea.

     – Per l’appunto…

     – Già…

     I due uomini si guardarono in silenzio per una manciata di secondi. Quando il professore parve dire con un sorriso: “c’è dell’altro?”, Bergonzoni si alzò e, scusatosi per avergli fatto perdere tutto quel tempo, tornò a casa dove non fece parola con la moglie del colloquio, tanto quella, c’era da giurarlo, avrebbe difeso Quartulli allo spasimo.

     Quella notte il cavaliere, che pur era uno dai nervi saldi, non dormicchiò che qualche ora.

     – E allora? Che diamine ti succede? – gli fece la moglie che, a furia di sentirselo rivoltare nel letto s’era svegliata pure lei.

     – Non ho sonno.

     – Questa è da mettere sul giornale… tu che non fai in tempo a poggiare la testa sul cuscino che già ti metti a ronfare… Dì, non t’è mica capitato qualcosa? Una lite? Un affare che non è andato bene?

     Il cavaliere mentì:

     – Dormi, dormi, dev’essere stata quella fetta di culatello che m’è rimasta sullo stomaco; poi mi hanno offerto un caffè al bar, lo sai che non ci sono abituato al caffè, di sera…

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