L’emergenza COVID riequilibri i bisogni e le urgenze, il piano vaccinale dia priorità alle persone vulnerabili.

Antonio Amatucci

Circa un anno fa, ad inizio pandemia, quando la Basilicata sembrava essere una delle poche regioni risparmiate dal COVID, in una riflessione affidata alla stampa, chiedevamo un riequilibrio territoriale della sanità lucana ed, in particolare, un potenziamento delle strutture ospedaliere delle aree interne, prima fra tutte quella di Chiaromonte, alla luce di una situazione, al momento non allarmante, ma che tale poteva diventare, ove gli effetti pandemici del virus, già manifestatisi in maniera virulenta in altre regioni d’Italia, si propagassero anche al meridione.

In particolare chiedevamo che le strutture ospedaliere periferiche ed interne, in un disegno complessivo di programmazione delle azioni da mettere in campo contro l’eventuale emergenza coronavirus, nei modi e nei termini valutati dal governo regionale, fossero utilizzate per organizzare una risposta forte al problema COVID.

Pur tra qualche iniziale incomprensione, il problema è stato oggetto di valutazione e di conseguenti decisioni organizzative, soprattutto per l’intervento deciso e lungimirante del Presidente Bardi, per cui oggi anche l’Ospedale di Chiaromonte con il centro COVID attrezzato, è una struttura funzionale a dare risposta immediata ed efficace ai problemi che la pandemia nel tempo ha determinato anche in questo territorio.

L’organizzazione delle USCO, inoltre, è una risposta efficiente per il problema dei tamponi e, pur tra qualche iniziale difficoltà, oggi rappresentano una grande conquista nella lotta al virus, la cui individuazione celere consente non solo l’utilizzo immediato dei protocolli per la risposta terapeutica alla malattia, ma anche il rispetto della quarantena che impedisce il diffondersi dell’epidemia.

Purtroppo i timori iniziali che erano motivo di apprensione e l’unica vera motivazione che ci spingeva a richiedere più attenzione al problema, nel tempo si sono materializzati in tutta la loro evidente tragicità e anche la regione Basilicata ha offerto il suo sacrificio in termini di vittime ( oltre 365 ad oggi).

I casi di positività accertati da qualche tempo non risparmiano i piccoli centri isolati e, tra la popolazione, i bambini in tenerissima età.

Il nemico invisibile, che non dà preavviso e non lascia scoprire le direzioni e le manovre di infiltrazione, è arrivato virulento con le sue mutazioni nelle nostre contrade, e le nostre comunità, un tempo appena lambite da sporadici casi, fanno segnare percentuali di positività preoccupanti e pericolose per la virulenza del COVID, spesso anche per l’asintomaticità o la paucisintomaticità dei soggetti colpiti che allentano l’attenzione, ma producono la moltiplicazione dei casi.

L’unica arma che la comunità nazionale ha a disposizione per limitare prima e debellare poi il mutante nemico è la vaccinazione di massa, che dovrebbe restituire alla comunità “la normalità” della vita quotidiana e la ripresa di attività economiche e sociali che consentano la ripresa del percorso di “ordinarietà” e di crescita.

La somministrazione delle vaccinazioni è l’imperativo principale del governo nazionale e dei governi regionali e, di fronte alla ritardata fornitura di dosi da parte delle case produttrici, in materia di modalità di somministrazione dei vaccini si è aperta una battaglia tra lo Stato e le Regioni, che ha rischiato di nullificare gli sforzi unitari fino ad oggi compiuti.

La Corte Costituzionale in una recentissima decisione, non ancora pubblicata, sul tema della competenza tra Stato e Regioni, relativa all’art. 117 della Costituzione, ha fatto chiarezza ed ha diffuso un comunicato, con il quale ha fatto trapelare la notizia della propria decisione.

La materia che ha ad oggetto la pandemia da Covid-19, diffusa a livello globale, rientra nella “profilassi internazionale” ed è affidata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato.

La decisione offre al Governo Centrale la base costituzionale “non più controvertibile” per l’azione di contrasto all’epidemia, attraverso la vaccinazione della popolazione. Le regioni, sulla base degli indirizzi governativi organizzano la loro azione sui propri territori, attuando il Piano Strategico predisposto dal Ministero della Salute ed adottato con DM del 2.1.2021.

Il documento “riconosce che nella fase iniziale di disponibilità limitate di vaccini contro il Covid-19, è necessario definire delle priorità in modo chiaro e trasparente, tenendo conto delle raccomandazioni internazionali ed europee”, per cui indica le priorità della 1^ fase (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, anziani over 80).

Successivamente, con riferimento alle categorie di individui con comorbidità ed aumentato rischio clinico, fornisce indicazioni di priorità ed individuazione di aree di patologie.

Senza entrare nel dettaglio del documento, che abbiamo avuto modo di approfondire, possiamo affermare che l’individuazione delle aree patologiche è declamata, ma esse non sono indicate in rigido ordine di priorità, per cui spetta alle regioni nella organizzazione della somministrazione individuare le priorità e disporre la vaccinazione ai soggetti vulnerabili.

Premesso che tutte le patologie elencate si caratterizzano come prioritarie, l’azione difficile, seppure indispensabile in questa fase di carenza di vaccini, è quella di individuare le persone estremamente vulnerabili, per le quali la contrazione del virus potrebbe comportare pericolo alla vita.

E’ una operazione quanto mai delicata, perché trascende la ordinaria valutazione delle patologie e perché la individuazione “di bisognosi più bisognosi tra i bisognosi” è eticamente complessa e potrebbe accentuare diversità tra i diversi. La battaglia che conduce l’ANED per i dializzati è condivisa e va supportata, ma il nefropatico al 4° o 5° stadio della malattia non è soggetto altrettanto a rischio?

Chi è affetto da malattie autoimmuni o da immunodeficienze primitive non è altrettanto a rischio? Le patologie oncologiche e le disabilità gravi non configurano categorie a rischio? Il documento governativo “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti Sars-Covid 2/Covid 19” è in fase di aggiornamento e siamo certi che il governo nazionale recepirà molte delle sollecitazioni che da più parti arrivano a favore dei più deboli ed indifesi.

Ma la madre di tutte le soluzioni, il problema dei problemi è la fornitura dei vaccini. Noi siamo una comunità regionale di 553.000 anime, un quartiere di una grande città metropolitana, tra l’altro siamo tra le regioni che, in percentuale, relativamente ai vaccini forniti, ha somministrato più vaccini.

Io credo che il Presidente Bardi, in questa fase delicata e complicata, debba assumere insieme al governo regionale, una iniziativa forte presso il governo centrale per ottenere nell’immediato una disponibilità di vaccini tale da consentire almeno la copertura di questa fascia di popolazione, che possiamo definire facilmente vulnerabile ed a rischio, con patologie dettagliatamente elencate nel Piano di Vaccinazione Nazionale. Sarebbe un grande risultato ed un segnale forte, affinchè i più deboli ed i più indifesi ottengano priorità nella somministrazione dei vaccini e, con essa, la giustizia che è loro dovuta.

One thought on “L’emergenza COVID riequilibri i bisogni e le urgenze, il piano vaccinale dia priorità alle persone vulnerabili.

  1. Bravo. È stato doveroso e mi è piaciuto il riferimento iniziale al tuo articolo, così contrastato dell’anno scorso, sulla riorganizzazione sanitaria. Speriamo che vengano accolte queste tue nuove riflessioni sulle priorità nelle vaccinazioni, anche se queste dovrebbero fare seguito a precise indicazioni centralizzate del governo nazionale.

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