L’ emergenza vaccinale e lo strapotere delle Big Pharma.

Non vi è dubbio che le due priorità indilazionabili, di fronte alle quali si trova il governo nazionale, e di riflesso i governi regionali, sono rappresentate dal Recovery Plan e dall’emergenza vaccinale.

Antonio Amatucci

Sul primo, il Presidente del Consiglio Draghi ed il Ministro per il Sud on. Carfagna sembrano avere idee chiare, ben comprendendo che il sistema Italia, se vuole crescere e competere in Europa, ha bisogno di riequilibrare il Sud al Nord con politiche di sviluppo e trasferimenti adeguati, che blocchino “l’allargamento del divario” tra il meridione d’Italia e le aree forti del paese.

La denuncia di Draghi circa la disattenzione e la penalizzazione colpose subite dal Sud negli ultimi dieci anni, è un atto politicamente forte ed è il presupposto da cui partire per perseguire strategie ed azioni programmatiche di riequilibrio.

Lo stesso Ministro per il Sudon. Carfagna, invertendo, anche metodologicamente, l’azione del governo nell’approccio al problema, coinvolgendo da subito Regioni ed Enti Locali, al fine di acquisire conoscenza delle urgenze e la compartecipazione dei soggetti interessati nelle scelte programmatiche, ha posto in maniera perentoria l’urgenza di una inversione delle politiche di sviluppo che, insieme alla proposizione dei LEP ed alla velocizzazione delle ZES, dovrebbe concretizzarsi in piani e progetti che rendano finalmente giustizia ai ritardi ed ai torti subiti dal Mezzogiorno d’Italia.

Ad interessare il Sud, infatti, non sono solo una parte dei 191,5 miliardi di euro del Recovery Fund, ma anche i 96 miliardi di euro rivenienti dai programmi europei e dai fondi di coesione, che l’Europa metterà a disposizione del sud nei prossimi anni.

Non sappiamo quanto peserà la decisione della Corte Costituzionale della Germania, che ha sospeso il processo di ratifica indispensabile per l’attivazione del Recovery Fund, lo strumento da 672,5 miliardi di euro varato dall’U.E per rispondere agli effetti della pandemia da COVID.

La sospensione da parte dei giudici tedeschi potrebbe portare a ritardi di qualche mese (dai tre ai quattro mesi), per cui i 65,5 miliardi di euro per garanzie comuni sui quali contava il governo nazionale nell’immediato, potrebbero tardare ad arrivare.

Del Recovery, tuttavia, parleremo più dettagliatamente in una prossima riflessione.

Riteniamo che il problema centrale e la priorità maggiore per il governo nazionale è rappresentato, invece, dalla campagna vaccinale, in quanto dalla celerità e dall’intensità con cui si procederà ad immunizzare la popolazione dipende non solo la ripresa socio-economica del paese, ma, per Draghi, la capacità di “disporre dell’autorevolezza per il controllo della programmazione e della gestione dei fondi europei”.

Una partita aperta, dunque, che si gioca non solo in Italia, ma in Europa, dove il prestigio del Presidente del Consiglio, già consolidato per il suo passato, può aumentare ancora di più, facendone il riferimento politico più rappresentativo per il dopo Merkel.

Ma proprio sul piano vaccinale, sul quale Draghi ed il governo italiano si giocano molta credibilità per gli effetti che produrrà sulla tutela della salute dei cittadini e sulla ripresa economica del paese, continuano ad addensarsi preoccupazioni e nubi, non del tutto diradate.

Il Presidente del Consiglio, consapevole dell’importanza di una celere ed efficiente campagna vaccinale, “ha strigliato le Regioni”, ponendo loro alcuni punti inderogabili nella gestione delle vaccinazioni, che possiamo individuare nell’adeguamento alle linee nazionali ed in azioni concordate ed unitarie da parte di tutte le Regioni.

Il Ministro Speranza, il 10.3.2021, sulla base “della evoluzione delle conoscenze e delle informazioni disponibili”, ha aggiornato il Piano Strategico Nazionale delle Vaccinazioni, adottato con DM il 2.1.2021, rivedendo le categorie prioritarie in base all’età ed alla presenza di condizioni patologiche, ponendo dopo gli over 80,le persone di elevata fragilità (persone estremamente vulnerabili e con disabilità gravi) cosa da più parti richiesto, assumendo, a nostro avviso, una decisione giusta ed equilibrata.

Ma il vero problema è rappresentato dalla fornitura dei vaccini e dal monopolio dei brevetti, che detengono le case farmaceutiche, le quali, con brevetti esclusivi, non condividono tecnologia e know-how con nessuno, monopolizzando il mercato e, di fatto, azzerando la possibilità di concorrenza sul mercato.

Questo è il vero motivo per cui, concausa una iniziale difficoltà organizzativa e logistica, si sono evidenziate dinamiche negative nella fornitura e nella somministrazione dei vaccini.

Lo stesso Draghi, con linguaggio chiaro ed inusitato in politica, ha denunciato la presenza di 29 milioni di dosi di AstraZeneca in uno stabilimento della Catalent ad Anagni, pronte per essere spedite in Inghilterra, ove pare sarebbero state spedite

“se il flusso non si fosse interrotto il 1 febbraio, quando è entrato in vigore il regolamento europeo per il controllo dell’export”.

Tenuto conto che le case farmaceutiche attualmente detentrici dei brevetti, le quali dispongono di ingenti finanziamenti pubblici, vendono i vaccini al miglior offerente, riteniamo giusto, se non indispensabile, per la fornitura veloce dei vaccini una produzione di massa, garantendo anche ad altre aziende qualificate l’accesso alla tecnologia ed al Know-how.

Siamo in una pandemia globale, nella quale le difficoltà evidenziate nei paesi più evoluti, sono ingigantite nei paesi in via di sviluppo, che non possono e non debbono essere trascurati proprio per la capacità del virus di produrre varianti. Il problema, pertanto, non può essere sottovalutato, nè trascurato.

Quando ci sono ragioni di salute pubblica, di fronte a forniture inadeguate o ritardate, gli Stati possono chiedere e pretendere la licenza del farmaco per produrlo in grosse quantità.

Sarebbe necessaria un’azione forte dei governi nazionali, anche del nostro, per liberalizzare i brevetti e produrre i vaccini su scala nazionale, per immunizzare il prima possibile la popolazione ed evitare il propagarsi della pandemia.

L’alternativa è l’intervento diretto dello Stato nel finanziamento di ulteriori case farmaceutiche, che attualmente sono impegnate nella sperimentazione di nuovi vaccini, che possano assicurare al paese una quota di dosi extra rispetto alla suddivisione tra i paesi europei, una via, cioè, italiana per la produzione del vaccino in Italia.

Il problema non è la lotta in sé a Pfizer, Moderna e AstraZneca, né solo una questione umanitaria, ma una questione di portata strategica, da cui dipendono la vita delle persone e le sorti economiche dei paesi.

Se non si opera con determinazione in questa direzione, si rischia di perdere “la guerra dei vaccini” e si rinvia a tempi imprevedibilmente lontani la ripresa economica.

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