Giacomo Matteotti assassinato dai fascisti il 10 giugno 1924

Venerdi 13 giugno del 1924, l’Avanti ! titolava a tutta pagina “ Un losco delitto anti-socialista. L’angosciosa attesa sulla sorte dell’on. Matteotti rapito martedi in pieno giorno a Roma “ .

Ernesto Calluori

I cronisti del quotidiano socialista si scatenarano in cerca di notizie. Il teatro dell’indagine era circoscritto. Il portone di Via Mancini angolo via Flaminia, dove Matteotti viveva con la moglie e i tre figli, che ha lasciato alle 16 a piedi per dirigersi verso la Camera. Il lungotevere Arnaldo da Brescia, dove lo hanno visto aggredito e trascinato su una macchina. Ponte Milvio, dove la macchina è transitata diretta verso la campagna.

Il 14 giugno, il giallo è praticamente risolto. Ormai è certo: l’on. Giacomo Matteotti è stato assassinato e il suo cadavere nascosto. I nomi degli esecutori del delitto sono noti, ma chi sono i mandanti? Il capo degli assassini è uno squadrista già noto: il toscano Amerigo Dumini, addetto all’Ufficio stampa del Ministero degli Interni.

Da quel momento, nell’opinione pubblica è un crescendo di tensione e anche di suspense, perché il corpo di Matteotti non si trova. Infine, in un week end di ferragosto, in una Roma quasi deserta, si sparge la voce che annuncia la identificazione del cadavere a Riano Flaminio.

Giacomo Matteotti

Matteotti, affronta la morte con consapevolezza dopo aver pronunciato il suo discorso alla Camera il 30 maggio 1924, nella seduta augurale della legislatura eletta con la famosa legge “truffa“ che aveva consegnato trequarti del Parlamento ai fascisti.

Al termine del discorso, ai deputati di partito che si congratulavano, disse la famosa frase “Grazie, ora Voi preparate la mia orazione funebre“. Giacomo Matteotti, un autentico mito che ha travalicato i confini nazionali, uno dei nomi che scorre con maggiore frequenza nella toponomastica dei nostri paesi e nelle nostre città.

  1. Complimenti Ernestino per questa rievocazione che mira a tenere viva la memoria di chi ha combattuto il fascismo e a mantenere alta la guardia in difesa della democrazia e della libertà.Nel nostro paese il nome di Matteotti non compare a nessuna parte.Purtroppo,fermo restando il valore e significato che hanno i Santi e le Madonne per i cattolici,molte vie del.paese portano il.loro nome.

  2. Caro Antonio, la tua osservazione è molto arguta e rispondente alla realtà con cui la sottomissione del clero di quell’epoca non avrebbe ammesso alcuna indulgenza nè tanto meno evocare un martire in segno di memoria.

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