POESIS LAUS, poesie dell’attesa. Di Filippo Gazzaneo

-Pubblicata la raccolta da Robin Edizioni-

L’autore insegna filosofia e storia a Senise, in Basilicata, presso il Liceo Classico “Isabella Morra-Sinisgalli”. Ha studiato alla Sapienza di Roma. É coautore di Ars poetica – insieme a Pino Rovitto. Di Antropolozoologie, una raccolta di racconti di Biagio Iacovelli prefata da Moni Ovadia, ha curato gli aforismi interpretativi. É autore di Clena, testo teatrale, ispirato all’omonima raccolta di poesie di Pasquale Totaro Ziella. Ha scritto saggi e prefazioni.

Poesis Laus di Filippo Gazzaneo

Poesis laus è una raccolta di poesie scritte tra il 2019 e il 2020, suddivise in tre gruppi: poesie del tempo, del corpo e della parola, precedute da una riflessione sul significato filosofico della poesia, e dalla individuazione di cinque codici interpretativi. Il testo è accompagnato da due note critiche di Mattia Arleo e di Antonietta Di Giacomo. Le Premesse, collocate alla fine del testo sono schizzi e conati di poesia, che precedono geneticamente il testo.

Poesis Laus di Filippo Gazzaneo

Prefazione di Mattia Arleo

 

L’atto iniziale della creazione è affidato alla Parola. Dinanzi al nulla e alla informità dell’inesistenza, «Dio disse», e creò. Dal “dire” di Dio, da quella Sua Parola iniziale, tutto è creato e tutto esiste.

È una Parola, dunque, a squarciare il deserto e il silenzio del nulla. Una semplice Parola, con la sua portata dirompente, trasforma ciò che non è in ciò che esiste. Trasforma la stessa morte in qualcosa che appartiene all’esistenza. Anche la morte – considerata da molti il momento di ricongiunzione con l’inesistente – esiste. La Parola implica anche un διά-λογος.

Un rapporto a due, tra il creatore che la pronuncia e il creato che l’ascolta. La Parola, infine, accompagna colui che genera. Lo forma. Lo modella. Lo educa. Lo educa nel senso più nobile del termine. Educĕre, infatti, sta a significare “trarre fuori” e “condurre fuori”.

La Parola educa nella misura in cui è capace di “trarre fuori” dal discepolo che la ascolta ciò che di meglio vi è in lui, le sue migliori aspirazioni. La Parola, poi, educa nella misura in cui è capace di “condurre fuori”, verso l’eterno. Essa ha, dunque, una triplice capacità: crea, mette in relazione, educa. Ho ritrovato nella Parola dei componimenti della raccolta “Poësis laus” questa triplice direttrice, ma non solo.

Il vocabolario di greco antico utilizza ben otto lemmi per indicare otto sfumature diverse della Parola. Ebbene, oltre alla capacità creativa, relazionale e educativa, nella Parola utilizzata dall’autore si possono rinvenire tutte quelle diverse declinazioni che gli antichi greci non riuscirono a sintetizzare in un unico termine. Essa è, infatti, λέξις e ῥῆμα, ossia “segno”, perché capace di vivificare con piccoli tratti d’inchiostro le emozioni e le sensazioni più profonde di chi scrive e di trasfonderle nell’animo di chi legge.

 

Il componimento intitolato “Novembre”, che apre la raccolta, ne è l’emblema. La Parola utilizzata dall’autore è anche ὄνομα, ossia “significato”, perché capace di disvelare il senso nascosto delle cose. Lo è in “Siamo”. Essa è anche φωνή, ossia “suono”, musica. Lo è in “Incielarti”. È λόγος e ἔπος, ossia “discorso” e “racconto”, perché immagine di un passato che continua a vivere nell’animo di chi scrive. Lo è in “Rincorso”. La Parola utilizzata dall’autore è anche πίστις e ὑπόσχεσις, ossia “promessa”.

Promessa di quella “fievole luce, amara ma vera” di “Prima le parole, le parole che parlano, che raccontano”. È σύνθημα, ossia “ordine”, come in “Imperativi”. La Parola utilizzata dall’autore è, infine, Parola. Lo è in “Poësis laus”, componimento che genera il paradosso di una Poesia, una Parola, apparentemente non più capaci di creare, mettere in relazione e educare, bensì destinate a sfiorire, incidere, deturpare, tingere, ammorbare, corrodere, macchiare, sfibrare, dilaniare, insanguinare, addentare, mutilare. Invece, è proprio da quest’ultimo componimento che emerge incontrastata la forza creatrice della Parola, molte volte feroce, violenta, aggressiva, quasi bestiale.

Filippo Gazzaneo

Ecco, se questi componimenti saranno riusciti a dar vita in quanti li leggeranno anche alla più piccola ed “insignificante” emozione, consentendo all’animo umano di incamminarsi, seppur per poco tempo, sulla strada dell’eterno, allora la Parola in essi utilizzata avrà raggiunto il suo scopo: avrà creato, avrà messo in relazione, avrà educato.

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