Diabolik dei Manetti Bros

Diabolik, dei Manetti Bros, appena visto sul grande schermo in anteprima al Cinema Lovagio di Venosa, unica accogliente sala, attiva a tempo pieno nell’area nord della regione.

I mitici fumetti da collezione Diabolik, nati dalla fertile fantasia delle sorelle Angela e Giuliana Giussani in piena cultura pop anni ’60, rivivono sullo schermo grazie a fan d’eccezione come i fratelli Manetti, un marchio di garanzia. E che di fatto non deludono. A fondamento della loro maniacale quanto filologica sceneggiatura vi è “L’arresto di Diabolik” datato 1963, peraltro ripreso nel 2012 da Mario Gomboli e Tito Faraci.

Albero di Natale nel Cinema LoVaglio di Venosa

Ma già nel 1968 Mario Bava portò il funambolico   Diabolik sullo schermo con una intraprendente Marisa Mell (da copertina Playboy) nei panni di Eva Kent, e John Phillip-Diabolik, Michel Piccoli-Ispettore Ginko e il cattivo Adolfo Celi-Valmont; dato non secondario le musiche di Ennio Morricone. Era del 1968 il film di Bava, l’anno in cui nasceva uno dei fratelli Manetti, Marco.

A riprova dell’interesse pluri-generazionale che il “diabolico” personaggio noir ha rappresentato. Nel film dei Manetti, la fotografia (ben diretta da Francesca Amitrano) conserva quei colori un po’ spenti con tagli di luce sia negli esterni che in quell’eleganza stilizzata anni 60 degli interni. E non secondario è il ritmo specie nella seconda parte del film che prende quota, con assonanze alla James Bond, complici anche le belle canzoni di Manuel Agnelli.

Il nostro epos di provincia rivive nelle due ore e un quarto del film dei Manetti, che emana un genuino scambio emozionale a partire dai nostalgici “giornaletti” adolescenziali. Il film prende si riproduce persino in un proto-femminismo evocato da una Eva Kant più che mai sensualissima e dinamica, nella silhouette di Miriam Leone. E pure Luca Marinelli, attore prorompete nella fisicità ma forse poco incline a tenere il passo del tenebroso e glaciale Diabolik, entra a pieno nella maschera e nella personalità del tenebroso e nel vestire sempre di nero in costume e in abiti vagamente esistenzialisti.

Quanto all’ispettore Ginko- Valerio Mastandrea, padroneggia la scena con la discrezione “simenoniana” sebbene con l’uso un po’ impacciato della pipa. E restituisce quell’aspetto un po’ da “noantri” del fumetto più americano che mai. Cast tutto italiano, dunque, con ruoli minori ma non meno efficaci, da Serena Rossi ad Alessandro Roja, Claudia Gerini [1], Vanessa Scalera [2], Luca Di Giovanni, Antonino Iuorio [3] e Stefano Pesce [4], ben assortito e in grado di reggere le volontà sceniche di Marco ed Antonio Manetti.

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