“Il Pinocchio che c’è in me” di Olimpia Orioli edito da Magister

Olimpia Orioli ancora una volta non cessa di stupirci per la grande capacità di trasformare le sue esperienze di vita e professionali in occasioni di riflessione, crescita ed approfondimento da condividere con gli altri.

“Il Pinocchio che c’è in me” di Olimpia Orioli

Con la sua ultima pubblicazione offre a docenti, educatori, genitori e quanti hanno responsabilità nei confronti dei giovani uno strumento estremamente interessante, innovativo e inusuale per aiutarli a crescere e a sviluppare percorsi finalizzati a scoprire il proprio mondo interiore così da metterli in condizione di affrontare il mondo che li circonda e che spesso fa paura o limita o costringe o devia le legittime aspirazioni.

Un lavoro complesso, per struttura, temi e modalità di sviluppo ma estremamente agile per entrare nel cuore del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e dei temi e dei problemi che lo caratterizzano.

Franca Coppola

Attraverso le avventure di Pinocchio, burattino che si trasforma in bambino, nelle diverse fasi del passaggio da una condizione all’altra, fasi spesso difficili, dolorose, spietate, pericolose, straordinarie, entusiasmanti e emotivamente forti, sia il burattino che il bambino imparano a conoscere la realtà intorno a loro e a conoscersi e riconoscersi nella loro vera essenza, accettandosi nelle reciproche fragilità e accogliendosi l’un l’altro per affrontare insieme il meraviglioso viaggio della vita.

Olimpia Orioli

 

Invito tutti e soprattutto gli insegnanti ad acquistarlo come “manuale” straordinario da utilizzare nell’impegno quotidiano. Grazie Olimpia Orioli!

Olimpia Orioli – Il Pinocchio che c’è in me – ed. Magister – Matera – 2022 € 20.00

Franca Coppola

 

“Il Pinocchio che c’è in me” di Olimpia Orioli

Pinocchio «ognuno ci vede quello che vuole», si legge a p. 340 di questo libro intitolato Il Pinocchio che c’è in me. Che cosa ci hai visto tu, Olimpia? Qualcosa di unico, un mondo pieno di sfumature e di pieghe affatto scontate. Lo sguardo che hai posato su Pinocchio è originale e prezioso, perché viene da una storia ferita e salvata come la tua. Nella tua scrittura Pinocchio non è solamente il burattino di legno che diventa bambino, ma diventa un polo di attrazione del bene, una raccolta di tutto ciò che sa di ripresa, di rinascita, di abbandono. Pinocchio entra ed esce dalle pagine come qualcuno che ha imparato a misurare sulla realtà i propri sogni e le proprie impazienze. Pinocchio vive perché viene da un pensiero come il tuo, «un pensiero che decide di non piangersi addosso» (p. 6). Olimpia, tu ci inviti ad ascoltare Pinocchio per dare al cuore la possibilità di dirsi nella sua verità e la possibilità di darsi nella sua generosità, la possibilità di credere nelle metamorfosi della vita: dalle zone d’ombra si può uscire vivi. La sofferenza, se si smette di rimuoverla, è una maestra di vita.

Pinocchio ha una coscienza tormentata, perché non ha ancora trovato la propria trasparenza: il burattino vive tante esperienze senza riuscire a tenerle insieme in modo ordinato: «non vuole ciò che fa e fa ciò che non vuole» (p. 13). Lo sa anche san Paolo, che nella lettera ai Romani si domanda: come mai non faccio il bene che voglio e faccio invece il male che non voglio? Bisogna fare attenzione perché le menzogne deformano tutto, oscurano l’anima ma anche le città. In questo senso le tue pagine, Olimpia, sono ponti su cui passare continuamente dall’io al noi, con andate e ritorni. Nel dolore non si mette solo a dura prova il cuore, ma anche il mondo stesso.

Olimpia Fuina Orioli Madre di Luca Orioli

Il tema della legge entra in questa storia come parola che non sa tenere conto dei fatti, come paura che indietreggia di fronte alla verità, come passo indietro che si scoraggia di fronte ai conflitti. Non è indolore né irrilevante: «lo Stato siamo noi» (p. 171) e lo mettiamo in scena attraverso le nostre posture, con i piccoli e i grandi no delle nostre giornate. C’è un’ostinata fiducia che trabocca dal testo: è il momento, dici, che tutti insieme ci innamoriamo del bene comune (p. 173). Sperare ha senso. Dalla notte degli errori e degli orrori può spuntare l’alba. Lo esprime chiaramente la fata, immagine delle madri del mondo e della vita (p. 222) che evitano la dispersone dell’amore, lo dilatano e lo rendono universale.

Occorre coraggio per sentire che da un pezzo di legno viene fuori una voce. Mastro Ciliegia ha paura e si libera subito di quel piccolo tronco. Geppetto invece non si spaventa e se ne prende cura fin dall’inizio: insegna ad amare amando, e accetta di essere trafitto dal dolore. In cuor suo sa che la disubbidienza di Pinocchio viene dall’inospitalità del mondo, dai troppi gatti e dalle troppe volpi della storia, dai medici saccenti e dagli avvocati distratti, da coloro che costruiscono paesi dei balocchi per nutrirsi delle vite altrui.

Per te, Olimpia, non tutto è perduto. «Quando il rumore del mondo ci piaga, ci piega e ci spiega ch’è tempo di meditare sulla profondità del cuore che, amando, ci fa sognare» (p. 290), vuol dire che è ancora possibile abbandonarsi nell’Eterno, nell’Infinito, nell’Universo. Come Pinocchio, si ritorna nelle braccia del Padre. Non è una rinuncia alla vita.

In Pinocchio «ognuno ci vede quello che vuole», dunque, ma quello che ci hai visto tu, Olimpia, è che niente è impossibile a chi crede, lotta, spera (p. 335) e che la più grande tentazione della vita è la perdita della speranza: «è la disperazione, infatti, che condiziona l’intera esistenza di un essere umano. Occorre dunque più forza a credere che a disperare. Ciò dovrebbe sostenerci e non farci mollare quando gli eventi sembra che incalzino contro di noi. Amore equivalente, etimologicamente, a: non muore, ci conferma che l’amore non può morire e con esso neppure la speranza» (p. 336).

Il coraggio che serve «è un raggio del cuore» (p. 343).

Guido Facciolo e Lucia Vantini

“Il Pinocchio che c’è in me” di Olimpia Orioli

avendolo solo definito “un capolavoro“ , mi è sembrato che non bastasse per comprendere profondamente questo meraviglioso lavoro di Olimpia Fuina Orioli.

È un capolavoro perché è in versi, non è facile cimentarsi con il capolavoro di Collodi creandone un altro. Le rime colorano le vicende del burattino, incalzano gli eventi rendendoli musicali, quasi una danza. La scelta poi, accurata nel lessico ricercato, rende la storia un film, una serie di immagini che non si richiamano alle illustrazioni solite che siamo abituati a vedere, belle fin che si vuole ma già viste; le immagini che evoca Olimpia, con i suoi versi, sono quelle che ognuno di noi ha immaginato nella mente e nel cuore quando ha letto Pinocchio, scoprendo così il Pinocchio che ognuno di noi ha in se’.

Olimpia Orioli

Ma non è solo questo il capolavoro, bensì le riflessioni di cui l’autrice ha arricchito ogni capitolo. Riflessioni che nascono dalle tante esperienze, alcune dolorosissime, che hanno caratterizzato la vita di Olimpia, ma che fanno da specchio ai nostri dolori, alla nostra ricerca di giustizia, legalità, amicizia sincera, affetti, amore a tutti i livelli. E cosi scoprendo il Pinocchio che è in lei, ho scoperto quello che è in me. E mi sono persa nei miei tanti ricordi. Vi ho trovato emozioni, sorpresa, tristezza, paura, felicità, smarrimento e soprattutto speranza. Un campionario emozionale che affida il messaggio di attaccamento alla vita e alla speranza che si può cambiare. Se non è un capolavoro questo…

Isa La casa

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