Le pensiline poetiche a Vietri di Potenza

In questo intervallo che è la vita, pullulano altre attese, meno ingombranti, più usuali e ripetibili a fronte della unicità della morte. Con un prodigioso volo parliamo ad esempio dell’attesa del piacere che è essa stessa un piacere. È quella che racconta d’Annunzio nel suo romanzo e che ritrae la scena di un giovane in attesa dell’amata. Ogni oggetto la brama, ogni luogo della casa la cerca e lei porterà un vento di passione che trasfigura la stanza. Di un altro genere di attesa ci parla Leopardi nel suo Sabato del villaggio, nel quale fa vivere alla donzelletta l’attesa del dì di festa che è fatta di trepidazione, di miraggi, di desideri. Ma è il sabato il giorno più bello perchè la domenica invece lascerà alla giovinetta solo rimpianti.
L’attesa è fatta di pazienza che è una vera e propria arte. Ci consente di aspettare che il grano germogli tra le zolle e che poi, a suo tempo, maturi oppure che nell’utero materno l’embrione diventi bambino. Ma purtroppo oggi più che mai l’attesa è il tempo della noia, della pigrizia, dell’impazienza, mentre dovrebbe essere l’anticamera di una pausa che ci arricchisce, che ci offre un riparo dalla pioggia di stimoli che ci inondano. Nell’era del WhatsApp, epoca di risposte istantanee, chi ha il tempo di attendere e di sopportare l’attesa? Siamo ancora capaci di aspettare? Pare proprio che l’attesa sia la grande sconosciuta del nostro tempo ed è fondamentale per comprenderla fare riferimento allo sviluppo della tecnologia che dà risposte in tempi sempre più rapidi per poter fare più cose nel medesimo tempo. Ne deriva che l’impazienza che domina il mondo ci fa perdere di vista ciò per cui vale davvero la pena di lottare.
Ci fa dimenticare che i buoni frutti arrivano ma bisogna saperli aspettare. Ci si sta scordando che l’attesa consente di godersi il vuoto fra un impegno e l’altro… tra un prima e un dopo…tra una speranza e la sua realizzazione, tra un dolore e la felicità.. “Pur’ lu pis’ cchiù trist’ cu la paciénz’ arrivént ligg‘”(Anche il peso più duro con la pazienza si fa lieve) recita un antico proverbio lucano. Il grande Eduardo, in Napoli milionaria, fa dire al protagonista di fronte alla figlioletta ammalata la famosa frase Adda passà a ‘nuttata . Una frase memorabile che fa riferimento a un’attesa che annoda i destini, che ha in sé l’angoscia, ma anche la pazienza e la speranza. Buona attesa a tutti voi!

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi