L’Italia dimentica le foibe

Beatrice Ciminelli

Nonostante l’istituzione ufficiale di un Giorno del ricordo il 10 febbraio, sancito con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004, dopo 57 anni di voluto silenzio ufficiale, rimane una ricorrenza ancora troppo poco sentita dalle scuole e dalle istituzioni. 

Quella delle foibe fu una tragedia fatta di morti e di perseguitati, di vittime inermi che hanno subito brutalità indicibili e di criminali che l’hanno fatta franca, un dramma sanguinoso, a cui si aggiunge un’altra violenza, quella del genocidio culturale che da settant’anni tenta di spezzare le radici culturali di un popolo che fu italiano secoli prima che l’Italia nascesse, e che, oggi, è vittima di una memoria mutilata.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, rappresenterà il Capo dello Stato alla cerimonia solenne del Giorno del Ricordo, che avrà luogo il 10 febbraio a Roma alla Camera dei deputati. Peccato che fino al 30 gennaio Grasso avrebbe dovuto recarsi alla foiba di Basovizza, simbolo della tragedia. Venerdì 10 febbraio, infatti, alla foiba di Basovizza, unico monumento nazionale sul Carso vicino a Trieste, non ci saranno nè il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nè il presidente del Senato Pietro Grasso, che avrebbe dovuto sostituirlo.

Una nota del Quirinale conferma che il 10 febbraio «il Presidente Mattarella sarà impegnato a Madrid, su invito del Re di Spagna, per l’annuale incontro trilaterale tra i Capi di Stato di Italia-Spagna-Portogallo». In realtà sul sito del Colle il mini vertice è catalogato come «XI Simposio COTEC Europa», un forum sull’innovazione dell’economia circolare, simposio che non sembra poi così importante.

«Prendiamo atto con molto rammarico e dispiacere che le massime cariche dello Stato non siano presenti a Basovizza – dichiara al Giornale, Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani – Capisco tutto, ma sono passati 24 anni dall’ultimo presidente che si è recato sulla foiba».

La Regione Friuli-Venezia Giulia, il Comune di Trieste e gli esuli avevano insistito fin da settembre per la presenza di Mattarella il 10 febbraio. Prima di fissare impegni internazionali, possibile che il Quirinale non sapesse che ricorre il settantennale dalla firma del trattato di pace che ha mutilato l’Italia dell’Istria e della Dalmazia, e che sono passati dieci anni da quando la foiba è stata dichiarata unico monumento nazionale del genere?

Antonio Ballarin, il presidente della Federazione che raggruppa 5 delle 6 associazioni del mondo degli esuli istriani, fiumani e dalmati, non ha dubbi: «I nostri diritti negati sono evidentemente meno importanti di diritti negati di altre comunità, che hanno sofferto. Noi abbiamo nelle nostre fila molti ebrei. I loro rappresentanti sono stati accolti, giustamente, al Quirinale il Giorno della Memoria dell’olocausto. Di noi esuli il presidente si è dimenticato».

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